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INTERROGHIAMO LE ESPERIENZE


Adattando le nostre differenze

di Claudia Jacob e Rosana Nieva

Istituto Glaux A 876. Buenos Aires. Argentina

 

 

 

Introduzione

“Cominciare a frequentare le classi di scuola primaria presuppone l’inizio di un’avventura intellettuale e sociale tanto per i genitori, quanto per i ragazzi. La ricerca di migliori spazi di crescita e sviluppo svela alle famiglie ed esige dalle Istituzioni la progettazione di piani di lavoro che, prendendo in considerazione la differenza, la renda quotidiana e le includa nelle riflessioni di tutti i giorni. Nell’ambito di questa sfida Claudia e Rossana raccontano i primi giorni di inserimento scolastico”…

 

prof. José Villella

Universidad Nacional de San Martin Buenos Aires

“Può essere che non sia la prima volta: potreste già esser andati alla scuola dell’infanzia, aver avuto varie maestre, amici, però sì, questa sarà la prima volta in questa aula, con questi amici e con questa maestra… è il processo di adattamento, durante il quale tutti (bambini, genitori, insegnanti) acquisiscono nuovi ruoli, nuove relazioni e nuovi vincoli.Per alcuni è più facile per altri più difficile…”

La voglia e le paure per Ruth Harf [1]

Durante l’adattamento si vive un nuovo conflitto di separazione, che si elabora nella misura in cui si costruisce una nuova appartenenza, a questo gruppo in un livello iniziale di istruzione, in questi spazio e periodo particolare. Da quando nasciamo ci adattiamo alle diverse situazioni.

Alla scuola dell’infanzia i bambini sono invitati a interpretare nuovi ruoli, a costituire nuovi componenti della loro identità, a vincolarsi con altri, ad adattarsi al nuovo ruolo di alunno e al non meno complesso ruolo di compagno.

In una scuola in cui ci si propone di integrare bambini con diverse capacità, il desiderio di adattamento è maggiore: alla complessità descritta, si aggiungono altre problematiche. L’integrazione di questi bambini in un gruppo che diverrà ancor più eterogeneo; la convivenza della famiglia del bambino con deficit e gli altri genitori e, chissà ancor più complesso, ottenere che tutti, il gruppo e la sua famiglia, lo integrnino partendo dalla sue capacità e ammettendo le sue differenze.

L’Istituzione e l’Insegnante devono favorire questa inclusione, ottenendo senso di appartenenza e pianificando una proposta didattica flessibile, che offra attività che permettano di costruire vincoli interpersonali e con il nuovo spazio che vivranno durante i primi tre anni: primo livello.

Integrando nelle differenze

Questa inclusione porta con se interessanti sfide:

Lavorare col bambino e con la sua familia: presuppone calmare l’ansia, interpretare angoscie e alleviare paure. Cercando di fare in modo che tutti i bambini e le loro famiglie convivano con le differenze, evitando quei pregiudizi che provocano l’isolamento del bambino, assicurando contenzione e sicurezza a lui e alla sua familia. In questo modo risulta fondamentale favorire la comunicazione e anticipare per evitare di venir sorpresi da situazioni sconosciute. Inoltre risulta positivo stimolare le famiglie affinché, nella prima riunione fra genitori, siano loro stessi a presentare il proprio figlio secondo le sue difficoltà e i suoi punti di forza. Proprio come i genitori degli altri bambini in modo da partire da una situazione di ugualianza.

Lavorare con il gruppo di bambini. È utile che fin dal primo giorno, tutti sappiano che faranno parte di un gruppo formato da bambini con diverse capacità. Quando questa differenza implica l’utilizzo di strumenti sconosciuti (attrezzature specifiche n.d.r.), bisognerà spiegar loro la funzione di questi strumenti, il loro utilizzo, l’aiuo e l’importanza che hanno per chi li usa, affinchè non vengano presi come giocattoli. Questa spiegazione non deve includere un sostituire da parte dell’insegnante o una protezione esagerata che isola il bambino con deficit, si tratta di trovare nella metodologia speciale che deve ricevere questo bambino, un’opportunità per responsabilizzare il resto del gruppo. Così, il gruppo non discriminerà ma includerà il bambino con deficit.

Bisogna lavorare e inculcare nel gruppo di bambini i valori di solidarietà, rispetto e collaborazione, renderli partecipi della problematica, al fine di far sì che tutti si sentano integrati e nessuno escluso.

La meravigliosa mappa eterogenea della scuola dell’infanzia.

Se la scuola dell’infanzia si propone come spazio flessibile in cui i diversi saperi circolano liberamente, si otterrà che la differenza integra e che l’errore venga riconosciuto come qualcosa di costruttivo. Così otterremo un adattamento positivo come base per un anno scolastico di successo.


[1] Ruth Harf, Scuola elementare: apporti per una didattica, 1997 pag. 42.

[2] Il termine adattamento di solito si confonde con il rimanere nella scuola materna senza piangere. Ma “adattarsi” è molto più di questo. È rimanere sentendosi sicuri, con fiducia in se stessi nei dintorni, partecipazione ai momenti di gruppo, acquisendo gradualmente maggior autonomia in tutte le azioni.

[3] Questa tappa in Argentina va dai 3 ai 5 anni.