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INTERROGHIAMO LE ESPERIENZE


L'importanza della creatività della formazione umana

prof. Alberto Rojas Vélez

pedagogo Musicale - Università di Bogotà Colombia

 

A volte sembrerebbe lontano nel tempo il concetto di educazione musicale, sinonimo di educazione strumentale, vocale, solfeggio.

Impartita da parte di un musicista, potrebbe servire per riempire gli spazi lasciati vuoti dalla scuola nelle ore del pomeriggio, quando le altre materie sono state già insegnate al mattino; quando, come dicono gli insegnanti, “ la mente è più attenta, più aperta”.

Sfortunatamente in molti luoghi questa situazione è frequente: s’ignorano le ricerche e le teorie. Le conclusioni che hanno raggiunto tanti professionisti, ponendo l’insegnamento della musica come elemento indispensabile e integrale nella formazione della persona e come veicolo potenziatore delle strutture del pensiero umano.

Un’altra credenza accettata da molti, è quella di relazionare la creatività esclusivamente al mondo dell’arte nelle sue diverse manifestazioni e nel quale esseri meravigliosamente dotati di genialità o talento sono i protagonisti esclusivi.

Fortunatamente le cose da molto tempo hanno cominciato a cambiare, e l’idea attuale di educazione musicale e di quello che significa creatività è completamente un’altra: le due tematiche si integrano con le altre materie che impartono gli organi educativi, offrendo analisi e soluzioni metodologiche più profonde nella trasmissione del sapere.

Nel mondo di oggi l’insegnamento della musica si fa con metodologie ludiche, dove l’emozione e la creatività sono gli elementi principali per condurre suoni e magie che spesso toccano la nostra sensibilità.

L’emozione è presente in tutti noi, ma la creatività compete esclusivamente agli artisti?

No, sicuramente no!

 

Però, cos’è la creatività se non quella meravigliosa forza che si muove grazie alla curiosità umana? Domandiamoci quindi perché alcuni sono più creativi di altri e, di conseguenza, producono di più degli altri.

Esistono esseri che nascono con il dono della genialità; altri, hanno telenti particolarmente evidenti, ma gli esseri umani sono curiosi e tutti hanno talento. Da quando cominciò l’evoluzione del pensiero nell’uomo, egli cominciò a creare. Al principio le armi di pietra, poi scoprì il metallo, creò tamburi, flauti, strumenti, architettura, macchine. Con il tempo tutte queste cose vennero cambiate, l’essere umano le trasformò tutte, le sviluppò con la sola forza della curiosità e della sperimentazione costante.

Anche la curiosità venne trasformata e perfezionata, divenne metodicamente creativa; la curiosità si impratichì a raggiungere la sua meta, capì che si poteva arrivare più in la e che i suoi orizzonti erano enormi, misteriosi, non più impossibili. Vediamo come nell’esperimento c’è il superamento e che, in questo processo, la tappa precedente è importante tanto quanto quella successiva.

Si capisce quindi che la creatività necessita di un ordine, ha un processo e in questo appaiono altri termini come imitare, improvvisare, inventare.

Però in questo processo creativo cosa succede per prima?

Si improvvisa, si imita e poi si crea?

O, a volte, si imita, si improvvisa e si crea?

Si crea, si imita e si improvvisa?

Sicuramente le tappe precedenti si complementano e interfanno fra loro; però se vediamo come un bambino impara una lingua, notiamo che in un primo momento imita i suoni, le parole, dopo costruisce piccole frasi e poi con queste esprime i suoi sentimenti, i suoi desideri e appena un pò più tardi trasforma il linguaggio in qualcosa di pratico e versatile. Ha preso elementi, copiati, imitati, appresi, ha dato loro forma e dopo li ha trasformati e si ritrova capace di dare più di una forma ad una frase.

Lo stesso fenomeno, lo stesso processo si verifica con i grandi maestri di musica o dell’arte plastica. J.S.Bach sicuramente studiò le differenze tecniche compositive dell’arte musicale; dopo creò e trasformò quello che aveva creato; fece infinite varianti della sua stessa opera, come si dice, improvvisò su se stesso. È stato e sarà uno dei grandi maestri dell’arte universale dell’improvvisazione, raggiungendo, con questa, l’autonomia totale.

Notiamo che nel processo normale creativo la prima tappa consiste nell’imitare, la seconda nel creare e la terza (e ultima) improvvisare. L’improvvisare rappresenta il livello più alto che può raggiungere la creatività umana.

Vediamo quindi che per raggiungere livelli superiori, la discipline della creazione è indispensabile, senza la sperimentazione delle proprie idee non esiste ricerca, non c’è progresso. Senza la trasformazione delle cose create, solo si raggiune la monotonia, nemico mortale del sapere e dell’educazione.

La curiosità aumenta la fantasia, fa sognare e stimola l’immaginazione per dar forza vitale alla creazione e alla vita interiore, un arricchimento. Questo si progetta inmediatamente nella comunità. Il progresso di un individuo è una conquista collettiva.

Tutti i soggetti implicati in un’azione educativa devono educare in un constante esercizio ceativo che si realizzerà in un modello per l’alunno, che imiterà e trasformerà, ottenendo così risultati di alta qualità creativa.

È compito anche della famiglia (importantissimo soggetto educatore) entrare nel gioco dell’esercizio creativo; i piatti si possono mettere in tavola ogni giorno in maniera diversa, non c’è bisogno di sedersi a tavola ogni giorno sulla stessa sedia; i tovaglioli possono cambiare colore, un giorno cucina il padre con le bambine e un altro la madre con i baronetti.

Il vestirsi del mattino può essere un divertente esercizio di educazione al colore quando si scelgono gli indumenti.

Infine, qualsiasi azione quotidiana si può trasformare, tutto si può cambiare per bene, per uscire dalla monotonia, per divertursi e imparare.

Non c’è bisogno che lo spazio per le manifestazioni di amore familiare sia sempre condiviso fra tutti; un giorno o un momento sarà per il bambino, un altro momento per la madre o il padre e ci sarà un momento anche per la bambina.

Però, quando si parla di amore, le parole e le intenzioni devono uscire dall’anima, le frasi devono essere autentiche; il “ti voglio bene”, l’”aiutami” o il “facciamolo insieme”devono essere pronunciati con la dolcezza che solo il cuore sa offrire.

Non bisogna vedere tutti i giorni gli stessi programmi che propone la televisione ne leggere sempre gli stessi giornali; bisogna cambiare, verede altre cose, per variare e per allontanarsi dai modelli commerciali o politici di formazione di massa che fanno tanto male ai popoli o per le loro intenzioni o per la loro pessima qualità artistica.

Una persona realmente creativa è critica, non accetta modelli di basso interesse o qualità; va oltre la superficialità, aumentando così la sicurezza personale e l’indipendenza intellettuale.

Però se accettiamo che le emozioni si traducono in sensazioni nel corpo e che si trasformano in risposte creative, perchè non praticarlo in noi stessi, nella quotidianità, cambiando creativamente i differenti momenti della vita e, chiaro, nel modo di insegnare?

Se una familia puo educare creativamente, è sicuramente compito e dovere della scuola educare nella creatività e alla creatività, senza dare importanza nè al proprio livello nè al proprio stato. Questo si ottiene solamente se il maestro si trasforma in un impulsore e creatore di emozioni nei suoi alunni.

Stiamo attenti perchè con i bambini non si può fingere. Non possiamo far credere agli alunni che ci stiamo divertendo mentre insegnamo quando la realtà è tuttaltra e in fondo o ci sentiamo ridicoli o crediamo nella metologia proposta.

La condizione indispensabile per convincere è essere convinto e uno è convinto solamente di cose che ammira, di tematiche o situazioni che ama. Chi educa deve amare quello che fa, deve amare l’educazione.

Una metodologia creativa deve sorprendere, incantare, deve aprire il cammino della curiosità e stimolarla, deve invitare a sognare e a desiderare e deve accompagnare, incentivando a dare il passo successivo con suspance e sicurezza.

Nell’educazione musicale ci sono anche le procedure di carattere tecnico, anche se sicuramente l’anima raggiunge il punto più profondo dei nostri sentimenti. Ci sono concetti e tematiche come l’intonazione, il ritmo, il solfeggio tradizionale, ecc., dove la precisione è la regola; è quindi necessaria la ripetizione costante di esercizi per garantire una preparazione e uno sviluppo motore che permetta all’individuo di raggiungere, attraverso il superamento delle difficoltà tecniche, corrette esecuzioni musicali.

Però per adulti o bambini le ripetizioni, gli esercizi sono spesso noiosi perché risultano monotoni. Gli alunni quindi cominciano a praticare e poco a poco abbandonano gli studi o le attività musicali.

È quindi indispensabile trovare una soluzione senza doversi difendere, affermando cose come “non ha talento”, “è troppo piccolo”, o “è già troppo grande”; frasi che nascondono solo una totale incapacità del maestro di risolvere i compiti dettati dalla sua professione.

L’unica cosa che si deve risolvere per far sì che gli esercizi non siano ripetitivi è far sì che non lo siano.

Se ogni esecuzione di un esercizio o frase musicale si da un significato nuovo, un argomento diverso, una dinamica versatile, il problema si comincia a risolvere. Se questa melodia si esegue una volta veloce, poi lenta, poi “rallentato”, più tardi con tono allegro o triste, sicuramente la monotonia sparirà; faremo noi, come insegnanti, un sano allenamento creativo e daremo all’alunno un chiaro messaggio di come apprendere e studiare in modo diverso.

Un altro fenomeno che si presenta nel mondo della didattica musicale è l’apprendimento all’ascolto, dove la memoria gioca un ruolo importante ma anche dove non si esclude il compito di educare all’ascolto e al senso estetico.

Quante volte una o più persone devono ascoltare una canzone per apprenderla e poi ripeterla con intonazione, ritmo e testo corretti?

Generalmente (a meno che non siano allenati) la dovranno ascoltare varie volte; questo vuol dire che anche il maestro la dovrà cantare molte volte, dovrà ripeterla facendo così uno sforzo considerevole, che lentamente farà sì che il suo messaggio musicale sia meno efficace.

Però dal momento che “la preoccupazione uccide l’occupazione”, bisogna cantare meno volte ma con maggior qualità, con maggior sorpresa a livello espressivo e con buona espressione corporea.

Ogni volta che si canta una canzone, dovrà apparire come la prima volta che viene eseguita; nuove inflessioni di voce l’accompagneranno e diversi movimenti del corpo seguiranno il testo.

Quasi sicuramente dopo la terza interpretazione, le persone l’avranno assimilata e quindi saranno solo ad un passo dall’apprendimento completo; a questo punto si potranno fare altri lavori di correzione minima.

Questi sono solamente due esempi di come aiutare a risolvere situazioni di ordine didattico musicale e non pretendono essere l’unica soluzione possibile, ma intendono invitare tutti i colleghi delle diverse aree, a riflettere sulla mia esperienza personale e anche sulle metodologie che, con l’aiuto di pedagogisti musicali e ricercatori, ho cercato di sviluppare e migliorare.

Spero di poter rimanere su questa strada della sperimentazione e dell’anticonformismo per poter continuare attivo nel mio lavoro, e in questo modo la mia vita sarà più piacevole, più dinamica e sempre colma d’affetto.

Ma perché questo si possa verificare, la mia vita dovrà essere uno spettacolo, e io, il maestro, dovrò essere il grande protagonista, la mia opera, il mio concerto, lo presenterò ogni giorno e il mio palcoscenico sarà la classe.

Logicamente se la qualità dello spettacolo raggiunge un buon livello, una pioggia floreale cadrà sopra gli attori e sopra di me, prima che si abbassi il sipario.

L’artista, di conseguenza, continuerà ad avanzare: lo spettacolo deve continuare!

Bologna, Italia. 27 Ottobre 2009

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