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Interroghiamo le esperienze - Percezione e Conoscenza PDF Stampa

 

INTERROGHIAMO LE ESPERIENZE

 

Percezione e conoscenza. Un atelier

WALTHER DREHER
Docente, Università Koln
MARKUS DEDERICH
Assistente, Università Koln

La finalità del nostro atelier, in relazione al titolo del convegno “L’emozione di conoscere”, era di scandagliare insieme alle 10 partecipanti il rapporto tra emozione e cognizione, proponendo attività intellettuali, piccole relazioni, discussioni, attività manuali di costruzione ed esercizi per sperimentare i propri sensi.

Il percorso di questo atelier era suddiviso nelle tre giornate come segue. Nella prima mattinata abbiamo cercato di introdurre il tema con una nostra relazione accennando alle implicazioni che il rapporto tra emozione e cognizione ha per gli studi presso l’Università di Koln.

Nel pomeriggio abbiamo poi proposto un esercizio sulla percezione e un film sulla vita e l’opera di Hugo Kuekelhaus.

Nel secondo giorno abbiamo studiato prima un “fenomeno universale” - la spirale - e poi nel pomeriggio abbiamo fatto esercizi e sperimentazioni rispetto allo sviluppo e alla riscoperta dei sensi.

I lavori del terzo giorno erano finalizzati a scoprire e discutere insieme la dimensione pedagogica della nostra tematica.

Vorremmo introdurre questo rapporto sull’atelier con una serie di riflessioni fondamentali per la comprensione della nostra modalità di lavoro.

Il nostro lavoro si basa sui seguenti presupposti:

- l’esistenza di una connessione fondamentale tra percezione, vissuto ed emozione;

- l’emozione e la cognizione sono poli di un unico tutto, connessi e separati da una tensione;

- l’unità di questi opposti si costituisce nel corpo, cioè, nel corpo cognizione ed emozione si richiamano reciprocamente ed interagiscono.

In base a questi presupposti la divisione tra emozione e cognizione è un errore epistemologico e pedagogico. Perché ogni conoscenza ha le sue radici nell’emozione ma anche ogni emozione è una forma di riflessione. Il lavoro svoltosi nelle tre giornate del seminario era basato sull’opera del tedesco Hugo Kuekelhaus, artigiano, architetto, filosofo, artista, pedagogo che morì nel 1984 all’età di 84 anni lasciando un’opera stimolante, provocatoria ed importante in quanto affrontava molti problemi attuali.

Hugo Kuekelhaus iniziò la sua vita professionale dopo la maturità come falegname. L’uso costruttivo e creativo di diversi materiali di costruzione diventò la base per i suoi studi della sociologia, filosofia e logica. La connessione tra formazione “artigianale” ed intellettuale diventa filo conduttore negli studi di Hugo Kuekelhaus, come il principio della congiunzione dell’attività sensoriale, pratica creativa e responsabile con la riflessione consolidante.

In seguito Hugo Kuekelhaus lavorò per alcuni anni come grafico, pittore, scultore e insegnante in una scuola di artigianato artistico; ha pubblicato circa l00 articoli e numerosi libri, i più importanti dei quali sono tutt’ora in ristampa. Negli anni ’50 Hugo Kuekelhaus iniziò lo studio dei processi sensoriali dell’uomo: anche qui cercava di collegare la riflessione filosofica, o meglio spirituale, con lo sviluppo di un metodo concreto. La citazione che segue è fondamentale per comprendere la finalità del metodo ricercato da lui: “Si tratta di sviluppare metodi che mettono l’uomo in grado di percepire e riconoscere la natura del suo organismo e la natura dell’universo reciprocamente condizionati come unità di un tutto agente e riconoscere se stesso come attore responsabile.” (Hugo Kuckelhaus, 1984).Hugo Kuekelhaus ha poi costruito un “campo dell’esperienza per lo sviluppo dei sensi” per rendere l’uomo nuovamente consapevole di quelle esperienze già acquisite da bambino. Nel “campo delle esperienze” l’uomo può vivere se stesso e scoprirsi come essere corporeo sensoriale, riscoprendo la sua globalità in situazioni diverse; questo sapere sommerso può essere rianimato e “si scopre in quale condizione e in che modo gli arti si muovono, la pelle sente, le dita prendono, il piede tasta, la bocca assapora, il cervello pensa ed impara, i polmoni respirano, il sangue pulsa.” (dal catalogo della mostra “Campo dell’esperienza”).Hugo Kuekelhaus suppone che viviamo in un periodo storico in cui affrontiamo i problemi quasi esclusivamente in modo intellettuale e la conseguente “intellettualizzazione” della personalità umana ci isola dalla nostra esperienza corporeo-sensoriale. “Il campo dell’esperienza” offre all’uomo un percorso attraverso se stesso.La coscienza di cui qui si sta parlando è una “coscienza dei sensi” (Zur Lippe, 1987) che si costruisce tramite le sensazioni che penetrano il corpo. Riassumiamo il pensiero di Hugo Kuekelhaus in quattro tesi:

- l’uomo prenatale è ragione concreta; corpo e ratio non sono separati;

- la dinamica dello sviluppo post-natale segue lo sviluppo pre-natale;

- il mondo sociale e scientifico non riconoscono questa base ed interpretano l’uomo in base al suo “essere diventato” incompreso;

- la pedagogia deve creare le condizioni che permettono all’uomo una “coscienza dei sensi”, che contemporaneamente è riflessione intellettuale e sensoriale: emozione e conoscere.

La “coscienza dei sensi”, diversamente dalla ragione, comprende gli oggetti in modo immediato globale e in base al vissuto.

Dopo la presentazione di questi pensieri piuttosto astratti (e scritti inoltre in modo schematico e compatto), le partecipanti hanno ricevuto una consegna pratica, con cui iniziava il lavoro vero e proprio. Tutto il gruppo si è spostato in Via Rizzoli alle Due Torri dove è stato richiesto alle insegnanti di descrivere le Torri da più punti di vista: come vigile di quel quartiere, come guida turistica, come architetto che vuole modificare la piazza attorno, come poeta o pittore, come un anziano che abita in una mansarda che dà sulle Due Torri e come fenomenologo che segue le indicazioni di Heidegger: “Descrivi una cosa così come si mostra dal suo punto di vista”.

Il risultato del lavoro, una collezione di piccoli disegni, poesie e testi brevi, è stato esposto al gruppo.

Per alcuni, per esempio, le Torri diventavano un simbolo della permanenza in un periodo di continui cambiamenti; una metafora dell’assenza del tempo nella vita frenetica. Altri le vedevano circondate da fiori e da alberi e la piazza si trasformava in un’oasi di calma dove tra le piante e le mura si creava una relazione originale.

Nel confronto e nella discussione dei prodotti abbiamo sottolineato le diverse qualità cognitive ed emozionali delle singole prospettive. Alla proposizione dell’esperimento, infatti, in un primo momento la reazione delle insegnanti era stata di sorpresa e di irritazione perché, come dicevano, questo tipo di attività non corrispondeva alle loro aspettative rispetto ad un corso di aggiornamento: si aspettavano un approccio verbale e cognitivo a questa tematica. Alla sorpresa si è presto mescolato una sensazione di felicità per poter riscoprire osservando attentamente le Due Torri, un qualcosa da loro conosciuto e a loro familiare, che però, nella frettolosità della vita quotidiana non si percepiva più. In questo primo tentativo di affrontare in modo attivo il tema “percezione e conoscenza” hanno potuto scoprire come, a seconda della prospettiva scelta, il soggetto e l’oggetto confluivano in una determinata immagine, sensazione o pensiero, ovvero, detto in modo più astratto, come la percezione non sia un procedimento passivo, una semplice riproduzione, ma piuttosto un processo attivo, che costituisce significato.

Inoltre si poteva notare come la percezione dipendesse dall’attenzione dell’osservatore. Hugo Kuekelhaus dice: “La vita è attenzione, chi non è attento, vive senza percepire se stesso, né ciò che è.” (Hugo Kuekelhaus 1986 15).

Nella mattinata del secondo giorno abbiamo affrontato “la polarità”, un altro principio base della filosofia di Hugo Kuekelhaus, occupandoci in modo esemplare del fenomeno della spirale. Hugo Kuekelhaus, nel suo filmato, ha illustrato il principio di polarità intesa come unità dei contrari con un pendolo, dicendo: “Quando osserviamo attentamente questo fenomeno noi sentiamo e pensiamo che ci sono due forze che nel movimento oscillante cercano un equilibrio, perché e sebbene siano forze contrastanti. Il pendolo sale e cade. Mentre sale si sviluppa quella forza che dopo l’esaurimento della forza ascensionale nel punto massimo, la costringe alla discesa. Nella salita la forza ascensionale trasmette la sua energia alla tendenza di caduta. La tendenza di salita e quella di caduta creano l’insieme nel movimento l’uno contro l’altro ed il contrasto nel movimento uno contro l’altro.” (Hugo Kuekelhaus, 1986).

Inizialmente abbiamo chiesto alle insegnanti di descrivere due figure.

La prima è stata descritta con gli aggettivi “rotondo”, “chiusa”, “rotante”, “morbida”, “calda”. La seconda, invece, dalle qualità: “pungente”, “radiale”, “aperta”, “fredda”, “dispersiva”.

In un momento successivo abbiamo chiesto di unire le due figure e le loro caratteristiche inventando una nuova figura. La proposta della spirale fatta anche da Hugo Kuekelhaus è stata trovata subito.

Hugo Kuekelhaus nei suoi scritti porta numerevoli esempi per l’universalità della spirale e del principio dell’unità dei contrari: la struttura del fiore del girasole e del cono d’abete, i gusci di tante lumache, il flusso dell’acqua e la forma e lo stile di movimento delle galassie.

Oltre al pendolo, Hugo Kuekelhaus usa la “spirale doppia” per dimostrare questo concetto di polarità.

Questo è il disegno di un oggetto tridimensionale che si può costruire facilmente usando una striscia di cartone, latta o rame, lunga due metri e che ha una proprietà particolare ed affascinante. Appeso e messo in rotazione, succede che quando il movimento della spirale esteriore sembra in ascensione, la spirale interna si muove nella direzione opposta, cioè scende e viceversa. Ci sono due punti “zero”, uno sopra e uno sotto, dove la direzione del movimento si rovescia, cambia. Qui, il principio dell’unità dei contrari apparentemente astratto, si concretizza immediatamente.

Anche qui Hugo Kuekelhaus aggiunge altri esempi chiari:

- l’interazione tra la forza di gravità e la posizione eretta dell’uomo.

- La polarità della luce e dell’ombra; non è semplicemente la luminosità uniforme che rende gli oggetti visibili e plastici ma è l’interazione tra luce ed ombra.

- L’interazione della mano e dell’oggetto tastato. Quando tastiamo qualcosa la nostra mano stringe le sensazioni evocate dallo stesso oggetto: la gestualità è perciò una risposta corporea all’oggetto che viene prodotto dalla mano e diventa coscienza.

Sul piano filosofico, la “spirale doppia” è nella sua dinamicità un simbolo per il rapporto tra contemplazione ed emozione, che si condizionano reciprocamente come la luce e l’ombra. La “spirale doppia” sta per l’unità polare tra il corpo e la mente, ovvero tra testa e mano; sta per azione e riflessione, per particolare e generale, per “normalità” ed “handicap” e naturalmente per emozione e conoscenza.All’interno del gruppo abbiamo discusso il rapporto tra normalità ed handicap e le sue implicazioni pedagogiche, usando un gioco costruito da Hugo Kuekelhaus, una altalena doppia. Questa altalena funziona secondo il principio dell’oscillazione agganciata/abbinata.

Quando una delle due altalene viene messa in oscillazione, mentre l’altra sta ferma, succede poco dopo qualcosa di straordinario: attraverso le corde di collegamento viene trasmessa l’energia che fa sì che anche l’altra altalena inizia a dondolare sempre di più, mentre la prima rallenta fino a fermarsi. A questo punto lo stesso processo inizia di nuovo nell’altra direzione. Le due oscillazioni sfasate si stimolano e frenano reciprocamente. Osservando questo fenomeno ci si chiede: qual è la causa, qual è l’effetto? Dove sta, in questo movimento confrontabile ad un dialogo, l’attività e dove la passività? E’ ancora possibile compiere tale divisione? Cos’è normalità? Cos’è handicap?

Siamo noi, le persone non-handicappate che fanno diventare attraverso immagini, concetti e norme, le persone con determinate menomazioni e difficoltà persone handicappate, isolandole e sottoponendole a trattamenti speciali.

L’integrazione dovrà cambiare solo l’handicappato oppure anche tutti i non-handicappati e perciò la società formata da tutti noi?

Questa mattinata è stata conclusa con un’attività che è molto piaciuta: le partecipanti hanno costruito ciascuna una propria spirale doppia di rame. Alla fine dei lavori si poteva constatare di nuovo come, seguendo uno stesso principio di costruzione, il risultato variasse da individuo ad individuo - una sintesi tra generalità ed individualità. Questo lavoro si è svolto in un’atmosfera vivace calda e cooperativa.

Nel pomeriggio sono stati proposti esercizi per stimolare, rivalutare i sensi. All’inizio abbiamo proposto esercizi per il tatto. Le insegnanti dovevano, senza aiutarsi con gli occhi, sentire il contenuto di alcuni sacchetti di stoffa riempiti di sassolini, puntine, sabbia, riso, fagioli e altro: la più frequente reazione delle partecipanti era di cercare subito la nozione, il nome delle cose tastate, ed appena trovato ed abbinato agli oggetti si passava al prossimo sacchetto. Risultava così evidente, in questa situazione, quanto per noi sia diventato precario il rapporto tra contemplazione e nozione, e come nella nostra cultura l’intelletto si isoli dalla propria esperienza corporea.

E’ proprio il frenetico nominare, etichettare, che ostacola una esplorazione attenta e la scoperta attiva ed affettiva dell’oggetto. L’oggetto perde le sue qualità sperimentabili e viene semplicemente collocato in un reticolo di nozioni generali.

L’esercizio seguente consiste nel prendere ognuno di noi un sasso in ogni mano: uno lo stringevamo nel pugno della mano, l’altro lo tenevamo con le dita e lo tastavamo. Dopo poco tempo abbiamo tutti constatato la nostra incapacità a descrivere i particolari, dal sassolino racchiuso nel pugno mentre la mano in movimento, tastando, aveva fatto un viaggio di esplorazione, percependo piccole nicchie, parti lisce e ruvide, fessure e piccole punte. La mano non scopriva soltanto il sassolino ma attraverso l’azione anche se stessa. Le insegnanti avevano la sensazione che questa mano fosse diventata più sensibile e più vivace. Una delle partecipanti ha trovato questa espressione pregnante: “non soltanto io sono andata a scoprire il sasso ma anche il sasso mi era venuto incontro”. E’ proprio così: toccare e sentire significa permettere uno scambio, viverlo. E un flusso in due direzioni: la mano che tocca dà vita a ciò che prende e a sua volta viene animata dall’oggetto preso.

La sperimentazione seguente aveva l’udito come protagonista: ci muovevamo lenta-mente ad occhi chiusi e con una “raganella” in mano, in uno spazio grande, seguendo soltanto le nostre orecchie. Ciascuno con la propria raganella segnalava agli altri la propria posizione. Il disorientamento prodotto con questo gioco di movimento e di udito ha evidenziato come siamo condizionati da una cultura prevalentemente visiva e quanto questo predominio diminuisca la sensibilità degli altri sensi. Dall’esperienza è emerso inoltre che l’udito è anche un organo che costruisce lo spazio e insieme al senso dell’equilibrio informa l’uomo della propria posizione nello spazio. L’orecchio è pure un organo che crea relazione, secondo Hugo Kuekelhaus, l’udito si sviluppa in un processo di scambio tra la madre e l’embrione, ciò significa che la relazione interpersonale tra la madre e l’embrione è condizione determinante per lo sviluppo dell’udito e trova in questo il suo riscontro corporeo.

“L’udito prenatale con la sua funzione di equilibrare e armonizzare il proprio battito di cuore con quello della madre permette lo sviluppo dell’udito” (Hugo Kuekelhaus, 1986).

Anche questa interazione ha una doppia direzione: perché mentre crea un legame tra madre ed embrione, produce contemporaneamente una distanza tra di loro che dà la possibilità di autonomia a tutti e due. Anche qui ritroviamo il principio di polarità.

Infine, abbiamo effettuato un piccolo esperimento sulla forza evocativa dei profumi: era impressionante osservare come appena per-cepito un odore, si trasformava la mimica. Alcune insegnanti iniziavano subito a raccontare episodi della loro vita, ricordi, vissuti rievocati dagli odori. Sembrava che i sentimenti non fossero memorizzati soltanto nel cervello, ma addirittura nel profumo stesso. Questa situazione faceva emergere molto chiaramente l’individualità e la soggettività della percezione di ciascuno, e pure la vicinanza ed interazione tra sensoriale e cognitivo, tra percepito, vissuto e ricordato: l’emozione di conoscere!

Il pomeriggio è servito per ricordare a tutti il significato fondamentale della percezione. La percezione stimola, rende il corpo attivo e vivace e mette l’uomo in relazione col mondo. La percezione è una risorsa indispensabile del corpo.

Il terzo giorno abbiamo cercato insieme di individuare le implicazioni pedagogiche delle tematiche sperimentate nei giorni precedenti. Nella discussione sono stati trattati anche temi attuali e scottanti, parlando del contributo della ricerca di embriologia per la filosofia di Hugo Kuekelhaus: si è aperta una discussione sull’eutanasia che in Germania da circa 2 anni viene discussa ampliamente e con molta durezza, proprio per il passato nazista che ha portato allo sterminio di migliaia di persone invalide ed handicappate. La controversia era nata dalla diffusione e recensione delle tesi dell’australiano Peter Singer all’interno della pedagogia speciale. Le tesi di Peter Singer propongono la legittimazione etica dell’uccisione di uomini con gravi handicap e in particolare di neonati. Basandosi su alcune riflessioni di Hugo Kuekelhaus non esiste la possibilità di legittimare in nessun modo l’uccisione attiva o passiva di persone handicappate perché l’uomo dall’inizio è uomo cioè unità di corpo e mente, un essere che sente comunque e che si sviluppa in perfetta armonia e conformità “con le leggi che tengono insieme cielo e terra”.

Un altro aspetto discusso è stato quello dell’architettura, elemento importante negli studi di Hugo Kuekelhaus. In questa occasione ci limitiamo a riprendere alcuni concetti fondamentali.

Riprendiamo la tesi presentata precedentemente: la pedagogia deve creare le condizioni che permettono all’uomo una “coscienza dei sensi” che contemporaneamente è riflessione intellettuale e sensoriale; queste condizioni sono date quando la continuità della dinamica prenatale dello sviluppo è garantita.

Ciò si traduce nella necessità di rispettare, sviluppare e differenziare la globalità corporea e sensoriale dell’uomo. Come già abbiamo accennato, l’organismo umano ha un bisogno esistenziale di stimoli e di percezioni che devono nascere dai contesti di vita costruiti dall’uomo, tra cui uno dei più importanti è quello architettonico. L’architettura, secondo Hugo Kuekelhaus, costituisce una proiezione materiale di processi di vita e a sua volta contemporaneamente li proietta. Le condizioni per il funzionamento dell’occhio sono date quando c’è una luminosità differenziata tra luce e buio. In analogia si può dire che l’orecchio sviluppa la sua funzione dell’udire soltanto in quell’ambiente dove il suono non viene assorbito da pannelli acustici, ma riflesso.

Hugo Kuekelhaus ha dedicato all’architettura un libro molto interessante che si intitola “L’architettura inumana” (1983).

La rivalutazione dei sensi significa per la pedagogia staccarsi da un orientamento prevalentemente cognitivo e rispettare nell’insegnamento e nell’apprendimento il principio “dal prendere al comprendere”, che significa affiancare il pensiero razionale e nozionistico allo sviluppo delle capacità percettive, alla sensibilità, all’attività, al gioco e al desiderio dello scoprire.

Questo pensiero è stato ripreso dal pedagogista tedesco Horst Rumpf che descrive: “Bisogna scavare e coltivare quelle abilità, forze radicate nel corpo umano che fanno rallentare i propri movimenti (tastando e cercando l’equilibrio) per avvicinarsi e fanno sentire quanto le distanze, le prospettive e le modalità del contatto corporeo sono mediate, modificate, dal vissuto corporeo sensoriale.

Bisogna scavare e coltivare quelle abilità, forze radicate nel corpo umano che fanno toccare se stessi e il mondo sentendosi presente.

Bisogna scavare e coltivare quelle abilità, forze radicate nel vissuto corporeo dell’uomo che non annientano la diversità e combattono invece quelli che estraneano con convenzioni, norme e routine le cose a noi familiari rendendole apparentemente sconosciute.

Infine bisognerebbe coltivare le abilità corporee nell’uso degli oggetti del mondo - abilità manuali, abilità corporee - in modo da non ridurre il corpo ad un apparecchio e neppure ridurlo ad un apparecchio che utilizzi altri apparecchi.” (Rumpf 1989, 65).

L’esplorazione delle Due Torri il primo giorno, ci ha fatto capire che proprio in una città come Bologna, con i suoi archi, palazzi, piazze, vicoli e mura antiche, si trovano moltissime opportunità per sviluppare e coltivare i sensi.

BIBLIOGRAFIA

Barth, Anne (1987): Hugo Kuekelhaus (19001984). Erlangen. (LoseBlattFolge, a cura di: Arbeitskreis Organismus und Technik, Sonderheft)

Hugo Kuekelhaus (1984): Die mikroelektronische Herausforderung: wie haben wir ihr zu begegnen. In: P. Oberlechner und O. Kraus (a cura di): Lebensraum Morgen, Jahrbuch 1983 des “Kraftfeld Laengenfeld”. Wien, Koln und Graz 1984.

(1986) Fassen, Fuchlen, Bilden. Koln.

(1983) Unmenschliche Architektur. Koln.

(1986) Horen und Sehen in Taetigkeit. Zug.

Rudolf zur Lippe: Sinnenbewusstsein. Grundlegung einer anthropoologischen Asthetik. Reinbek bei Hamburg, 1987.

Horst Rumpf (1989):Lernen, sich anzunaehern.In: Poiesis. Praktisch-Theoreetische Wege aesthetischer Selbsterziehung. Oldenburg 5/1989