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Iniziative, proposte e notizie - Intervista a Pablo Pineda Ferrer PDF Stampa

INIZIATIVE, PROPOSTE E NOTIZIE

 

Intervista a Pablo Pineda Ferrer, ragazzo con Sindrome di Down di Malaga, Spagna.

Pablo al tempo dell'intervista era ancora studente, attualmente è laureato in Pedagogia all'Università di Malaga

Oggi giorno la integrazione di tutti i bambini con sindrome di Down del mondo è solo un sogno; un sogno oggi al momento irrealizzabile, giacché la società attuale non ha né la capacità né i mezzi sufficienti per realizzare questa integrazione.
Grazie alla mia esperienza questo sogno si sta facendo realtà per me, smettendo di esse-re una utopia; uniamo dunque il nostro sfor-zo e coraggio affinché questa utopia smetta di essere tale e diventi un cammino verso la speranza.
Per questa ragione ho intitolato il mio lavoro: “un cammino verso la speranza come utopia”.

Sono Pablo Pineda Ferrer, un giovane trisomico 21 di 16 anni; sono il più piccolo di una famiglia di classe media che con poche risorse economiche ci ha educato in un ambiente culturale molto buono. Per la mia famiglia è più importante l’educazione del denaro. La mia famiglia è composta dai miei genitori che mi hanno educato e cresciuto nel tempo e da tre fratelli: Pedro, che ha finito gli studi di medicina, Manolo che ha finito gli studi da ingegnere di telecomunicazioni e che lavora e vive a Madrid, e, infine Miguel, che è il meno studioso e sta facendo il C.O.U. Ho anche degli zii, che non hanno figli e noi li consideriamo come i nostri secondi genito-ri.

La mia esperienza scolastica

La mia esperienza scolastica cominciò a 4 anni al momento in cui entrai in un giardino di infanzia vicino alla mia casa, nel quale rimasi circa un anno. In questo stesso anno, mio padre cominciò a insegnarmi a leggere come aveva fatto con i miei tre fratelli più grandi. I libri con i quali mio padre mi inse-gnò a leggere erano “Las tres cartillas de Palau”. Sebbene nei primi momenti vedesse i miei progressi con una certa riserva, vide come io andavo progredendo e al vedere che io andavo bene si rallegrava ed era incorag-giato. Dopo aver superato le famose “Cartillas” cominciava l’anno prescolare nel famoso Centro Parrocchiale con un libro di letture dei miei fratelli intitolato “A toda vela”.
Mi insegnarono anche a scrivere e a contare e fare piccoli lavori manuali nei quali io non ero molto abile, e dovevano aiutarmi un pò mia cugina Patricia e un pò i miei genitori. A sette anni con l’aiuto della segreteria del Colegio Publico Bergamin mi iscrissi alla prima E.G.B. In questa scuola allora l’inte-grazione non era altro che una parola. Il cor-po insegnante in generale mi accettò sebbene al principio una professoressa ebbe le sue riserve. Già al secondo anno il gruppo dei professori cambiò, e il gruppo degli amici continuò invece ad essere lo stesso. Questo corso fu un pò agitato per il continuo cam-biamento di professori, ma finalmente finì l’anno. Poi passai al Ciclo Medio, e entrai con un nuovo professore: Don Higinio Repiso.
Questo maestro fu un magnifico professore. Con lui imparai molte cose, e soprattutto mi accettò senza nessuna riserva. Il gruppo di amici era molto buono, e in tutti i momenti si dimostrarono affiatati con me. Per quello che riguarda gli studi andava abbastanza bene. Le materie letterarie andavano abba-stanza bene e l’inglese che cominciavo al-lora non fu male. La matematica dal princi-pio andava appena bene, giacché davvero non è il mio forte. Con questo professore, rimasi i tre anni del Ciclo Medio.L’esperienza con Don Higinio fu molto di-vertente e positiva.
Già in quegli anni si cominciava a parlare di integrazione. Da una parte si cominciarono a creare aule speciali per i bambini con proble-mi. E dall’altra parte fui protagonista di un video intitolato “Oggi parla Pablo”, che fu trasmesso in un programma per l’Andalusia chiamato “Andalucia Junta”. Finito il Ciclo Medio passai al Ciclo Superiore. Questo ci-clo mi costò abbastanza lavoro poiché non avevamo come nel ciclo precedente un solo professore ma vari, e c’erano molte materie; il gruppo di amici era lo stesso, ma con alcu-ne novità. In generale, gli studi andavano abbastanza bene, eccetto la matematica dove continuavano i problemi. Gli amici e profes-sori mi accettarono in tutte le classi. Dopo aver passato il sesto e il settimo passai all’ot-tavo ma questo corso mi risultò più faticoso per lo studio di quelli precedenti, ma alla fine riuscii a passarlo. Le materie letterarie mi risultavano più facili, poiché mi piacevano di più a differenza della matematica che non mi piaceva tanto. Dopo la E.G.B. la mia fami-glia si preoccupò di programmare quello che avrei fatto in un futuro non molto lontano. Dopo aver consultato gli esperti in educazio-ne speciale e dopo che essi ebbero parlato tra loro, videro che era più conveniente conti-nuare gli studi poiché a me piace studiare. E Così fu. Dopo l’estate cominciai a studiare il primo anno del B.U.P. La verità è che quan-do entrai non sapevo niente dato che era la prima volta che andavo in un istituto. Tutto mi sembrava nuovo. Non sapevo se i profes-sori e gli alunni mi avrebbero accettato, ma a poco a poco fui integrato nella classe e mi accettarono. Gli studi andavano bene. La storia era fenomenale dato che partecipavo molto alla lezione e passavo a tutti gli esami. In ginnastica e nella maggior parte delle materie andava tutto bene, eccetto matema-tica che per cambiare andava male. Alla fine del corso mi domandai: “ Come sto nel B.U.P.?”. La verità è che stare nel B.U.P. è meritorio, poiché dal E.G.B. al B.U.P. c’è molta diffe-renza. Prima avevo molti amici però nell’al-tra parte di Malaga, e alcune volte potevo uscire con loro. Per quello che riguarda gli studi nell’ E.G.B. non davano tanti compiti né erano tanto esigenti, poiché quello che insegnavano era facile. Ora ci danno molti più compiti ed esigono molto di più. Quando uno arriva al B.U.P. sa molto bene che dall’E.G.B. al B.U.P. c’è una differenza abissale ma anche sa che vale la pena di fare questo salto (per questo mi sento molto sod-disfatto di essere arrivato al B.U.P.). Alla fine del corso passai quasi tutte le materie, eccetto matematica e la lingua. Appena finito il corso e dopo aver visto quasi tutte le partite del Mondiale me ne andai ad una scuola nella provincia di Granada. Qui mi divertii molto, ma molto poiché lì feci di tutto, dall’apparec-chiare la tavola a farmi il letto. Dall’andare alla stalla fino al fare laboratorio di teatro. Una delle volte in cui facemmo teatro, parte-cipai anche io; in un piccolo circo dove re-citavano molti compagni. Fu una gran espe-rienza. Io facevo quello che mi pareva come tutti, ma mi divertii molto. Per quello che riguarda il cibo tutto era magnifico; mangia-vamo di tutto e tutto molto buono (fu una esperienza molto positiva). Durante la prima parte dell’estate nella quale non smisi di studiare feci gli esami con la massima fortu-na. Superai l’esame di lingua ma fui bocciato in matematica. A partire dal primo di ottobre ho cominciato il secondo anno del B.U.P. e gli studi non mi vanno molto male. La mate-matica per ora non va male poiché quello che stiamo facendo non è difficile. I professori sono in parte cambiati, è rimasto dall’anno scorso solo la professoressa di inglese e il professore di religione e quella di matemati-ca. Anche per quello che riguarda gli amici ci sono stati dei cambiamenti, sono rimasti dall’anno passato solo otto amici. Per ora mi sento molto accettato da tutti. Ci sono anche stati dei cambiamenti nelle materie: que-st’anno non ho la lingua e l’hanno sostituita con il latino e la letteratura, e la storia con la geografia e la musica con economia dome-stica. Ho sentito molto la mancanza della storia poiché mi piace. Non solo il fattore scolastico ha segnato la mia vita ma altri fattori hanno fatto parte della mia vita. A quattro anni e mezzo entrai in un centro di stimolazione precoce a Malaga chiamato Virgen de la Esperanza. Non ricordo molto di quel periodo poiché ero molto piccolo. Del periodo passato in quel centro ricordo l’equipe che mi aiutò, specialmente la pedagogista del centro, Encarnita, che mi aiu-tò molto e che ebbe molte attenzioni per me. Sfortunatamente io cominciai la stimolazione precoce quando già avevo superato l’età poiché al momento la mia famiglia non sapeva niente di quello e poiché le circostanze han voluto così. Negli ultimi momenti di permanenza qui, alternavo la frequenza nell’anno prescolare. Il prescolare lo feci in un collegio parrocchiale vicino alla mia casa e di questa esperienza ricordo la mia professoressa che era molto buona e mi insegnava cose molto belle.
Ricordo anche i miei compagni tra i quali c’era mia cugina Patricia e ricordo anche il libro che io leggevo intitolato “A toda vela” che era un libro di lettura dei miei fratelli. Il prescolare lo finii tra i cinque e i sei anni. L’ultimo anno del prescolare abbiamo fatto una piccola festa alla quale abbiamo parteci-pato tutti e io partecipai ad una piccola opera di teatro che fu molto divertente. Alla festa ci divertimmo molto ed io ero molto contento. Mangiammo, bevemmo, giocammo e fa-cemmo di tutto.
Di tutto quello adesso ho ancora le foto e nella mia mente quello è un gran ricordo. Mentre frequentavo i primi anni nel Colegio Bergamin andavo a questo Centro Parroc-chiale a dottrina. Facevamo anche delle escursioni come quella delle grotte di Nerja e feste i sabati mattina. Tutto questo era molto piacevole e mi divertivo molto. Nell’anno in cui frequentai il terzo corso di “Basica” feci la prima comunione. Fu un giorno molto emozionante, giocai molto e in generale lo passai molto bene. C’era tutta la famiglia con me per cui non mi potevo lamentare. Alla fine eravamo sfiniti ma molto soddisfatti.

La famiglia

Da quando nacqui sia i miei genitori che i miei fratelli e così tutta la famiglia in genera-le mi ha accettato. Mia madre: nei primi momenti si prendeva molta cura di me e con molta delicatezza come se fossi una porcella-na fragile, mentre io cominciavo a crescere mia madre ha avuto un ruolo fondamentale nella mia vita; mi dava da mangiare aveva cura dei miei vestiti ecc. Attualmente conti-nua ad avere molta cura di me come prima sebbene ora non mi faccia nessuna cosa come prima poiché sto diventando grande (durante la mia operazione ai piedi fu sempre al mio fianco). Mio padre: ha avuto un ruolo fondamentale nella mia vita. A quattro anni mi insegnava a leggere con la Cartilla de Palau e sebbene avesse cominciato ad inse-gnarmi con un certo timore a poco a poco si vedevano i progressi. A undici anni mio pa-dre mi dava lezioni di inglese (che io comiciavo allora), mi piaceva e per questo facevo progessi. Tanto mio padre come mia madre mi hanno insegnato in un ambiente culturale molto buono; e grazie a questo am-biente ho molti interessi (musica classica, opera, balletti...). Da tre anni mio padre lavo-ra nel Teatro Cervantes. A partire da allora, il patrimonio culturale della mia famiglia (e mio) è aumentato poiché andiamo a tutti i concerti, balletti...
I miei fratelli hanno avuto un ruolo molto importante nella mia vita; Pedro: è stato il medico della famiglia e mi ha curato molte malattie ed è stato con me quando sono stato male; una delle virtù di mio fratello è la pazienza. Grazie a questa pazienza mi ha dato lezioni in questo ultimo anno (soprattut-to di matematica). Manolo: è stato quello meno presente con me, a volte mi dava lezio-ne (però poco) poiché per molti anni mio fratello ha studiato lontano. Miguel: è stato il giocherellone della casa (e ancora continua ad esserlo). A me ha fatto lezione di scherzi, giochi, peripezie, ecc. Mi ha dato lezione, soprattutto in questi due ultimi anni, anche di matematica, inglese, lingua.
I miei zii: tanto i miei fratelli come io gli abbiamo considerati come i nostri secondi genitori. Loro stanno con me molto volentie-ri. Ogni volta che mi vedono si rallegrano molto. Da loro mi fermo a dormire, qualche volta esco con loro a mangiare, viaggio con loro quando i miei genitori non ci sono, ecc.

Relazioni con il resto della famiglia

Con il resto della mia famiglia, ovvero cugini e zii sono stato molto bene e molto ben accet-tato. Quasi tutta la mia famiglia è della re-gione levantina. A Denia, ho quasi tutta la famiglia di mia madre. Tutti mi hanno accet-tato. Anche a Calpe ho parenti da parte di mio padre che mi hanno amato e accettato.

I miei gusti

A me piacciono molte cose, posso però elen-carne alcune: il gusto per l’informazione. A me piace molto l’informazione, vedo i tele-giornali, leggo la stampa, leggo gli annuari, ecc.
Il gusto per la storia: tutto quello che è storia mi piace molto; i mensili collezionabili, i libri di storia, ecc. Mi piacciono tanto che alcune volte mi devono nascondere il libro.
Il gusto per la buona tavola: a me piace molto mangiare. Mi piace troppo e per questo mi devono razionare il cibo visto che ho la ten-denza ad ingrassare.
Il gusto per la cultura: ogni volta che posso vado a teatro, soprattutto se è un buon spetta-colo. Sono stato varie volte con mia madre, ed altre volte sono andato solo.
Il gusto per la musica classica: il gusto dei miei genitori e dei miei fratelli per la musica classica ha fatto sì che anche a me piaccia. Alcune volte vado ai concerti oppure l’ascol-to in casa.
Il gusto per lo sport: a me piace molto lo sport (ma non praticarlo, solo vederlo). Mi piace vedere football, pallacanestro, tennis, pallavolo, golf, sci, ciclismo, ecc.
Mia madre vuole che io pratichi sport ma a me non piace. Attualmente faccio ginnastica alla scuola.
Il gusto per l’informatica: nella mia casa ci piace molto l’informatica, soprattutto a mio padre e ai miei fratelli. Da questa scelta an-che io sono stato contagiato; grazie al com-puter ho fatto un lavoro di storia l’anno scor-so (che tratta della storia del comunismo), e attualmente sto facendo il lavoro su questa chiacchierata.

Perché parlare di integrazio-ne: che significato ha?

L’integrazione non è né più né meno che l’accettazione da parte della società dei bam-bini con sindrome di Down. Quello che in teoria sembra semplice, nella pratica è quasi impossibile poiché la società attuale è inca-pace di sostenerla. Tutta l’integrazione so-ciale deve cominciare da una integrazione scolastica. Attualmente i professori non am-mettono bambini con sindrome di Down poi-ché credono che sia uno spreco e credono di perdere prestigio. Questo è quello che deve cambiare.
Un buon professore è quello che ammette qualunque bambino e non lo esclude solo perché soffre della sindrome di Down. Affin-ché questa integrazione si crei nella scuola bisogna che ci sia una grande rivoluzione nell’educazione e a partire da oggi tornare a definire il concetto di integrazione.
Poi viene l’integrazione sociale in sé. Come ho detto prima la società è incapace di soste-nerla e bisogna che ci sia una vera rivoluzio-ne sociale affinché questa società la accetti, e dunque partire da ora a cambiare la defini-zione di sindrome di Down sul piano sociale. Attualmente anche il mondo del lavoro fa fatica ad accettarla e affinché questo accada ci vuole una rivoluzione sul lavoro, e par-tendo da questa tornare a definire l’intelli-genza e pensare come siamo veramente. Da questo momento in poi si può parlare di una vera integrazione sociale.

Alcune riflessioni personali

La mia prima riflessione è per Miguel Lopez Melero: parlando con lui sull’integrazione l’ho visto come una persona rivoluzionaria, molto decisa e piena di iniziativa. Lui è capa-ce di cambiare il mondo solo affinché questa integrazione avvenga. Lo conobbi all’inizio di un piccolo filmato che mi fecero in classe al quinto corso; a partire da allora siamo diventati grandi amici. Con lui sono stato in Galizia e ad un congresso a Marbella e at-tualmente sono qui. Ma vedo un difetto in Miguel ed è che si antepone agli accadimenti.
La mia seconda riflessione è per Nicola Cuomo: l’ho conosciuto a Marbella que-st’anno quando andai ad un congresso sul-l’integrazione di cui ho parlato prima. Par-lando con lui ho notato che ha le stesse idee e lo stesso concetto dell’integrazione di Miguel. Ma mentre Miguel anticipa i fatti Nicola Cuomo va senza fretta ma senza pau-sa ed è molto perseverante. Un’altra virtù che vedo di Nicola è che è un gran conversatore. Con lui si può parlare di molte cose. Quando uno parla con questi esperti si domanda: che cosa è la scienza?
La scienza rispetto all’integrazione è una cosa immobile e rigida che ti etichetta e che ti mette da parte. Affinché questo concetto scompaia bisogna che si faccia una riforma molto radicale in modo che la scienza decida che questi bambini si possono integrare. Se non succede questo mai si potranno integra-re. Quando nel mese di gennaio di questo anno Mercedes Mila presentò nel suo pro-gramma “Il martedì che verrà” due bambini con sindrome di Down: Rosa Marti e Angel Trias, al vederli restai sorpreso e contempo-raneamente molto contento. Sorpreso perché non avevo visto mai bambini con sindrome di Down alla televisione e contento poiché alla fine la televisione li tirava fuori dall’om-bra. Quando uno soffre della sindrome di Down si chiede: che cos’è la sindrome di Down? Quanto è accettata dalla società? La sindrome di Down o trisomia 21 è un cromo-soma in più ma questo la società non lo capisce. Crede che la sindrome di Down sia qualcosa di strano e che la persona che l’ha debba essere emarginata. Questa mentalità fa dispiacere. Fa dispiacere a questi bambini il vedere che la società li rifiuta.
E fa dispiacere anche alle famiglie perché non sanno cosa fare.
Ci deve essere un cambiamento di mentalità e allora si avrà una nuova tappa di speranza e di allegria che è l’integrazione. Magari que-sto sogno diventasse reale, che la società fosse il motore di questa nuova realtà.