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Rubrica - L'esperto risponde PDF Stampa

RUBRICA

L'esperto risponde

Il forum: uno strumento per il confronto

Riporteremo in questa sezione alcuni quesiti a cui il prof. Cuomo ha risposto attraverso il forum del sito http://pianetadown.org o attraverso lettere.

In questa numero entriamo nello spazio virtuale del forum, un luogo in cui insegnanti, genitori, operatori, ...., possono scrivere per raccontare esperienze, perplessità, richiedere consigli e pareri a cui il prof. Cuomo risponderà.
La sezione forum della rivista è libera e aperta a tutti coloro che vorranno richiedere consigli, consulenze o semplicemente raccontare episodi di vita ed esperienze vissute relative all'emozione di conoscere e al desiderio di esistere.

Gent.mo professore in risposta alla mamma di M. qualche
settimana scriveva:

Molte volte incontro un automatismo che propone il far fermare i bambini con trisomia 21 alla scuola dell'infanzia uno o due anni in più. Rarissime volte mi è capitato di trovare motivazioni forti per questa scelta, il più delle volte si tratta di un automatismo. Il più delle volte la ricerca ci fa emergere che il seguire il flusso di passaggi alla scuola successiva come tutti non propone problemi mentre il farli restare nella scuola di infanzia per uno o due anni in più propone problemi. I problemi che per lo più emergono sono legati al fatto che i bambini con trisomia 21 perdono i loro amici (che passano alla scuola elementare), che si ritrovano con bambini più piccoli e quindi meno competenti dei coetanei.


Questo passaggio del suo scritto mi interessa molto in quanto in questo periodo siamo stati chiamati a scegliere "forzosamente", per una serie di fattori, di iscrivere nostro figlio alla scuola primaria, però lo abbiamo fatto con la consapevolezza che vista la particolare situazione era la cosa più giusta per lui.
Ora le vorrei porre due quesiti, il primo di ordine generale e il secondo su un caso specifico.
Quello di ordine generale è: in quali situazioni lei pensa sia utile e raccomandabile la permanenza alla scuola materna e quando invece è da evitare prediligendo il gruppo?

Quello specifico è un po' complesso. Marco (nome di fantasia) è un bambino con sdd di 6 anni appena compiuti. Ha iniziato il suo percorso alla materna anticipatario all'età di 2 anni e mezzo, l'anno scorso faceva il terzo anno di asilo e i genitori volevano farlo continuare con il proprio gruppo in prima elementare ma ci è stato un rifiuto da parte degli insegnanti perchè il bambino era anticipatario e quindi non in età di obbligo scolastico.
All'epoca la scuola aveva predisposto un programma di permanenza di 2 anni quindi il bambino avrebbe fatto un altro anno di materna e altri 2 di permanenza per un totale di 6 anni di materna, questo per permettergli di ricreare un gruppo partendo da una classe di piccolini e di arrivare in prima elementare con un gruppo consolidato. Ora con le restrizioni imposte anche da direttive provinciali in materia di permanenza, la scuola afferma che tale progetto è anti-educativo per il bambino in quanto è troppo il divario di età tra il bambino e i suoi attuali compagni e quindi consiglia di mandarlo direttamente in prima con un gruppo di compagni che non conosce,
i genitori a questo punto non riescono a capire l'utilità di averlo fatto stare un altro anno alla materna con bambini più piccoli.
La scuola è disponibile a fare un altro anno di permanenza però in che termini e con che iniziative è possibile farlo cercando di creare il minor trauma possibile al bambino? Tra l'altro tra i docenti ci sono diverse posizioni, chi dice di mandarlo subito in prima, chi dice di portare il progetto fino alla fine e chi ipotizza un altro anno ponte alla materna in cui il bambino farebbe delle ore nella sua attuale classe e delle altre nel gruppo che si ritroverà in prima elementare.
Per completezza di informazione il bambino non ha ancora raggiunto il controllo degli sfinteri e sta iniziando ora con le prime paroline. Lei cosa si sentirebbe di consigliare a questi genitori che non sanno più qual è la cosa giusta per loro figlio?

La ringrazio in anticipo
P.

Gentilissima signora Paola,

proverò a rispondere ai suoi due interrogativi:

PRIMO

“…in quali situazioni lei pensa sia utile e raccomandabile la permanenza alla scuola materna e quando invece è da evitare prediligendo il gruppo?”

La risposta non è automatica in quanto solitamente si analizza per esteso ed attentamente la situazione con la famiglia e la valutazione non è legata soltanto al passaggio dall’Scuola dell’infanzia a quella elementare. La valutazione della scelta è legata quindi ad una molteplicità di fattori culturali, famigliari, inter istituzionali e multidisciplinari pregressi e contemporanei. La scelta inoltre rientra all’interno di un progetto più vasto che definiamo “progetto vita”. Tutto ciò allo scopo di evitare automatismi che, in relazione a mode e non a riferimenti di ricerca, propongono prese di posizione, decisioni che non hanno alcuna minima ragione.
Spesso ho trovato la dizione che ritengo assolutamente priva di senso “fermo pedagogico” che fa pensare al “fermo della pesca” che si mette in atto per ripopolare il mare di pesci.
Ci tengo a sottolineare che un lavoro corretto non è motivato e legato alla perdita del riferimento nel gruppo (anche se questa è importante) ma l’analisi è ampia e si fonda su riferimenti teoretici, metodologici che ci orientano nelle riflessioni, valutazioni e verifiche sulle prassi, sui vissuti, sull’ampio orizzonte che propone supporti per lo sviluppo cognitivo ed affettivo di un bambino con bisogni speciali (come è un bambino con trisomia 21).
Ho sottolineato nella mia risposta antecedente:

- perdono i loro amici (che passano alla scuola elementare),
- che si ritrovano con bambini più piccoli e quindi meno competenti dei coetanei.

Il problema che la ricerca pone in primissimo piano sta nel far permanere bambini che necessitano di compagni molto competenti (come di Operatori molto preparati professionalmente), di contesti e situazioni relazionali e comunicative molto avanzate per mediare facendo superare gli handicap che la trisomia 21 propone. Un bambino coetaneo (o più grande) ha competenze di movimento, di linguaggio, di relazione, organizzative,… che propongono un contesto da imitare, modalità comunicative e relazionali, condotte intelligenti da emulare molto ricche ed adeguate mentre, al contrario, bambini più piccoli non hanno maturato stesse competenze. Inoltre gli stessi insegnanti avendo bambini più maturi possono concordare e mettere in atto con loro progetti nella classe di una certa consistenza.
Le competenze a cui faccio riferimento non sono quelle didattistiche (imparare ripetendo) ma quelle legate alla maturazione di un’architettura cognitiva. L’architettura cognitiva non necessariamente si riferisce, per evolversi e maturare, alle nozioni scolastiche, queste si possono apprendere meramente ripetendo più o meno tale e quale quanto i maestri insegnano (il famoso “apprendere a pappagallo”). L’architettura cognitiva si matura in contesti, situazioni, atmosfere, relazioni,…parametri che vanno misurati attraverso i concetti di saggezza, di capacità di comportamento adeguato di fronte a problemi, nel saper trasferire abilità in situazioni mai incontrate,… più che di intelligenza strettamente logico-razionale si tratta di saper affrontare e risolvere problemi anche richiedendo l’aiuto di qualcuno (avere consapevolezza dei propri limiti).
Fondamentalmente le situazioni di benessere e l’avere un contesto maturo ed adeguato ha permesso anche l’impadronirsi degli strumenti della logica, delle nozioni più didatticamente intese. Sono attualissime le ricerche che sottolineano la forza delle emozioni per potenziare e far evolvere anche le intelligenze logiche ed i bambini con sindrome di Down hanno un potenziale emotivo di alta sensibilità.
Nei casi in cui si è accettato (non raccomandato) il fermare il bambino nella scuola materna si sono ravvisati forti rischi (certi) consistenti nel trovare alle elementari classi con grandi problemi e con insegnanti del tutto impreparati.
I bambini con trisomia 21 necessitano assolutamente di contesti e relazioni estremamente competenti per divenirne lo specchio.

SECONDO

Passando ora alla sua “richiesta specifica”, in questa si vanno ad evidenziare proprio alcuni elementi anomali ed arbitrari che mettono in luce il frequente far delle scelte per “seguire il vento che tira”, “la moda” e non facendo riferimento a dati minimamente sperimentati.
Purtroppo nella Scuola vi sono ancora insegnanti che passano ciecamente ed automaticamente dalle aste, all’unire i puntini, dal anticipare alcuni contenuti, al posticiparli, dal definire alcuni passaggi indispensabili, al valutarli come inutili, dall’importanza del giudizio scritto alla sua inutilità in quanto si “ribattezza” che è fondamentale la modalità numerica di dare i voti, dall’indispensabilità del “portfolio”, alla sua inutilità, … un andare a mode o a banderuola.
Rarissime volte trovo che le scelte degli orientamenti didattici che gli insegnanti mettono in atto sono fondati su basi e riferimenti sperimentati in ricerche.
In queste infondate ed arbitrarie scelte si vengono a creare le circostanze che lei, mamma attenta alle contraddizioni bizzarre (e le assicuro a forte rischio per i bambini) ravvisa. Nella sua e-mail mi riporta di un bambino con trisomia 21 di 6 anni appena compiuti il quale aveva iniziato il suo percorso alla materna “anticipatario” all'età di 2 anni e mezzo, come prevedeva la sperimentazione Ministeriale, “…l'anno scorso faceva il terzo anno di asilo e i genitori volevano farlo continuare con il proprio gruppo in prima elementare ma ci è stato un rifiuto da parte degli insegnanti perché il bambino era anticipatario e quindi non in età di obbligo scolastico.”
Il rifiuto degli insegnanti non aveva alcun motivo di essere se non una presa di posizione di arbitrario e diseducativo potere (allarmante e disperante nei confronti delle famiglie).
Se le insegnanti erano in disaccordo con gli Orientamenti Ministeriali dovevano contestare i provvedimenti Ministeriali che al contrario hanno accettato. La non accettazione inoltre andava fatta fondandola pedagogicamente e per tutti i bambini. Al contrario le insegnanti hanno accettato quanto il Ministero proponeva e poi si sono rifatti sull’anello più debole, il bambino con trisomia 21 e la sua famiglia (proponendo ulteriori dubbi, disorientamenti e problemi a quest’ultima). 
L’invenzione didattistica (“arrampicatura sugli specchi” per mimetizzare il pregiudizio) inventata dagli insegnanti, se ho ben capito, consisteva nel fermare il bambino a scuola per due anni giustificando il tutto con il “in tal modo ha tutto il tempo per arrivare alla scuola elementare con amici consolidati (nei due anni in cui si e fatto retrocedere il bambino con trisomia 21)”.
Dietro a tutto ciò, a questa “invenzione” vi è la credenza che il bambino con trisomia 21, nel passaggio tra la scuola dell’infanzia a quella elementare, ha più o meno una età mentale di circa due o tre anni in meno (riferimento che bisogna assolutamente abbandonare).
La convinzione degli insegnanti a farlo permanere (con “l’invenzione” sopra sottolineata) cade e viene dagli stessi negata quando sposano la non validità della scelta (e quindi il far passare senz’altro il bambino alla elementare) non a causa di riferimenti scientifici ma di mancanza di soldi.
Tutto ciò viene da lei giustamente denunciato: “Ora con le restrizioni imposte anche da direttive provinciali in materia di permanenza, la scuola afferma che tale progetto è anti-educativo per il bambino in quanto è troppo il divario di età tra il bambino e i suoi attuali compagni e quindi consiglia di mandarlo direttamente in prima con un gruppo di compagni che non conosce, i genitori a questo punto non riescono a capire l'utilità di averlo fatto stare un altro anno alla materna con bambini più piccoli.”.
Carissima signora Paola, cosa le devo dire…, l’ignoranza delle istituzioni ed in particolare degli insegnanti in questo caso (in quanto dovrebbero essere loro gli esperti della formazione del bambino), sicuramente hanno disorientato i genitori ed il bambino stesso ed i danni vanno alla famiglia ed al bambino e non a loro che rimangono libere di procedere per “bizzarrie”.
Chi paga questi danni?
Per lo più il lavoro didattico è collegato o ad una inerzia del quanto si è fatto nel passato o (nei casi positivi) basato su meditate intuizioni degli insegnanti.
Le intuizioni degli insegnanti, quando sono fondate su una attenta riflessione dell’esperienza, propongono scelte didattiche anche molto adeguate, ma ciò non basta, le intuizioni sono importanti ma risulta indispensabile mettere in atto valutazioni e verifiche rigorosamente scientifiche per potere su queste orientare gli interventi e non sulle “bizzarrie”.
Le diversissime ed anche opposte visioni della scuola dove è inserito il bambino mi fanno pensare a gente disorientata, ad una condizione assolutamente non educativa, un contesto non avvezzo alla progettazione,…
pertanto consiglierei la famiglia di cambiare scuola!
Le poche paroline del bambino ed il fatto che non ha raggiunto il controllo degli sfinteri, basandomi su quanto mi ha scritto, sinceramente mi sembra trovi causa più nella confusione scolastica che per la trisomia 21.
Sicuramente va fatta urgentemente un’analisi ambientale in modo da riorganizzare il tutto ora che si è ancora in tempo.
Difatti non è consueto che a sei anni il bambino non abbia ancora raggiunto tali competenze ed autonomie.

Colgo l’occasione per inviare i mie saluti.

Nicola Cuomo