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INTERROGHIAMO LE ESPERIENZE

L'educazione musicale e la canzone

di Alberto Rojas

Pedagogo Musicale

 



“L’arte è il tempo riflesso o progettato della totalità umana “ Hugues Dufourt “

Impossibile parlare di musica senza pensare all’organo dell’udito e alla sua importanza nello studio della musica; Daniel Barenboim , il grande pianista e direttore d’orchestra quando parla sull’importanza dello studio della musica ci ricorda Aristotele quando disse che “gli occhi sono gli organi della tentazione, le orecchie quelli dell’istruzione…” dice pure il Maestro che “l’orecchio non riceve solo il suono ma, inviandolo direttamente al cervello, innesca un processo creativo del pensiero; i processi fisici e cognitivi dell’udito sono tutto fuorché passivi “.


Dopo queste parole sarebbe d’obbligo interrogarsi su cosa possa essere lo studio della musica?
Sorgono subito tante risposte: è lo studio di uno strumento musicale oppure di una tecnica canora o dell’acustica …
Tutti abbiamo idea di cosa possa essere studiare musica e sicuramente troveremmo tantissime risposte e opinioni su questo tema ma la domanda successiva sarebbe come deve essere fatto lo studio della musica, con quali finalità , con quali scoppi e naturalmente con quale metodologia e chi la dovrebbe fare?
Se ci interroghiamo sull’argomento, la risposta la dovremmo trovare nel campo della didattica e della pedagogia; questo comporta una posizione che ci fa vedere lo studio della musica nella sua difficoltà tecnica ma soprattutto nella sua dimensione affettiva.
Però’ cos’è la pedagogia musicale?
Sicuramente è la ricerca costante e lo studio di contenuti, principi,tecniche e soprattutto dei metodi che regolano l’apprendimento musicale di ogni individuo e di ogni gruppo sociale.
Educare alla musica è accompagnare l’individuo alla scoperta degli elementi della musica: il tempo, il ritmo, la melodia, l’armonia ma non soltanto come fenomeni di carattere sonoro ma soprattutto per aiutare le persona a unire armonicamente questi elementi per creare e ottenere tramite la musica risposte di ordine affettivo, mentale e anche fisiologico.
E quando deve o può iniziare l’educazione musicale di una persona?
Sicuramente più piccola è la persona migliore è! Edgar Willems psicologo e pedagogo musicale svizzero quando le veniva proposta questa domanda,rispondeva: “quando nasce la mamma !”Questo però non esclude che si possa affrontare lo studio della musica a qualsiasi età.
Sfortunatamente moltissime persone- compressi molti musicisti-pensano che gli studi musicali devono iniziare con lo studio di uno strumento sia pianoforte, violino,flauto e pensano che la musica sia questo, riducendo molte volte la bellissima pratica strumentale a un triste fatto tecnico; ignorano che l’educazione musicale con la sua grande protagonista la canzone personificata nella voce deva cominciare prima dell’educazione strumentale.
Uno studio musicale corretto per i più piccoli prevede lo studio costante del canto, si canta, si deve cantare sempre, il canto contiene elementi musicali quali ritmo, melodia, armonia che sono una componenti della natura umana la quale ha bisogno di questi per un perfetto equilibrio fra vita psicologica ed sviluppo mentale.
La disciplina del canto crea strutture mentali che possono anticipare concetti(siano matematici che sonori) in quanto sintetizza delle attività poiché coinvolge la sensibilità , il senso del ritmo e il senso melodico; un bambino piccolo può intuire il finale d’una canzone perché percepisce la funzione della tonalità.
La canzone:

Sotto un bottoncin cin cin
Che aveva Martin tin tin
C’era un topolin lin lin
Ahi! Che piccolin lin lin

Ahi! Che piccolin li lin
Che era il topolin lin lin
Che aveva Martin tin tin
Sotto il bottoncin cin cin

Questa canzone non soltanto ha delle possibilità ritmiche e melodiche che inducono al movimento; crea anche una “immagine”delle sillabe e si percepisce una funzione matematica, si va avanti e si torna in dietro; si può aggiungere e anche togliere …

Allora quali canzoni devono cantare i bambini? Come devono essere a livello tecnico?
Di quale maniera può essere presentata una canzone per farla più coinvolgente?


Un bambino può ascoltare tutti tipi di canzoni ma quando si fa un lavoro di tipo tecnico-musicale, bisogna prestare attenzione alla sua età; è necessario trovare un vasto repertorio adatto a ogni fascia d’età e in questa scelta distinguere canzoni diverse: per contribuire allo sviluppo del senso ritmico; canzoni che inducano al gioco e canzoni che spingano verso l’attività melodica. Le prime contribuiscono al miglioramento delle capacità di tipo motorio. Quelle per giocare ordinano e danno regole all’attività ludica, spingendo i bambini ad avere un ottimo autocontrollo corporeo, necessario per qualsiasi disciplina artistica, sportiva e anche certamente per le diverse attività umane di tutti i giorni.
Logicamente tutte le canzoni hanno come soggetto principale la melodia ma dobbiamo cercare canzoni che melodicamente siano molto belle, che gli intervalli siano facilmente orecchiabili e che – se possibile - abbiano una sillaba per ogni nota; questo facilita la chiarezza dell’intonazione da parte dei bimbi. E molto importante cantare le canzoni (già imparate in lezioni precedenti) con sillabe diverse; da una parte, perché la melodia senza il testo (che può distrarre l’attenzione) porta all’ascolto obbligato del fatto melodico in se e dall’altra parte il cambio constante sillabico costituisce un ottimo lavoro articcolatorio e fonatorio.

Tecnicamente, le canzoni devono essere corte nelle prime lezioni, con intervalli semplici e con uno o due personaggi all’interno del testo (con questi), spesso il bambino s’identifica.
Le canzoni tuttavia diventeranno più lunghe nelle lezioni successive e più larghe a livello degli intervalli: i personaggi del testo possono aumentare e questo sicuramente farà che i bambini interagiscano fra loro.
Tutte le canzoni possono essere drammatizzate con il coinvolgimento di tutto il corpo oppure con le diverse parti del corpo; il viso, per esempio può esprimere tutta la drammaticità del testo mettendo in moto i diversi muscoli facciali per manifestare l’espressione dei sentimenti.


Le canzoni rimangono comunque in un ambito ritmico e melodico e permettono di coordinare in sincronia voce, movimento e affettività e intelletto.


E per fare più coinvolgente le diverse canzoni, il maestro diventerà il vero protagonista proponendosi; lui stesso, come figura creativa, cantando la canzone sempre in una maniera diversa utilizzando dinamiche sonore che la tecnica dell’interpretazione musicale offre. La prima volta potrà cantare forte e allegro; la seconda, piano e più lento, la terza volta utilizzando il crescendo e il diminuendo e cosi via.
Un lavoro fatto creativamente sicuramente avrà effetti più toccanti a livello affettivo e tecnicamente produrrà risultati più veloci da parte dei bimbi che percepiranno anche l’importanza dell’interpretazione musicale.

Ci sono anche canzoni che ci aiutano a superare ostacoli a livello d’articolazione. Personalmente ho lavorato lo sciogli lingue come simpatico strumento di gioco:

“Sopra la panca, la capra campa; sotto la panca, la capra crepa”.

A questa frase ho aggiunto dopo una melodia e l’ho cantata ai bambini tre o quattro volte; questi l’hanno imparata ma, ancora si sono verificati piccoli errori di dizione.

Per superare i problemi e fare la canzone più toccante a livello affettivo , ho inventato un racconto introduttorio:

“C’era una volta in montagna una fattoria dove ogni giorno; prima del sorgere del sole si verificava uno strano evento: il contadino trovava uno dei suoi animali sbranati. Disperato prendeva sempre il suo fucile per fare fuori lo spietato intruso, ma tutto era in vano perché non riusciva mai a trovarlo.

Una capretta che viveva nella fattoria, spaventata e molto preoccupata per la sua futura sorte; e una buia notte resto sveglia e vide il carnefice nemico. Era un feroce lupo, con un’enorme bocca e denti appuntiti; una cosa del genere, lei non l’aveva mai vista. Quest’animale era diverso di tutti gli altri lupi: era nano!

La capretta vide pure che date le piccole dimensioni, l’animale non poteva fare salti troppo alti e perciò non poteva raggiungere certe altezze. Trovò allora la soluzione per mettersi in salvo: salire sopra una panca.

Dopo questa saggia scoperta la capra tutte le notti dormiva sulla panca al riparo del suo nemico.

Un giorno; nella festa di compleanno della pecora Alice, la nostra capretta si lascio andare col vino e si addormentò sotto la panca. Quella stesa sera non appena il sole era tramontato; il lupo puntuale è arrivato e la mangiò senza nessuna pietà.”


Dopo che ho presentato il racconto e cantato nuovamente la canzone, i bambini nella sua totalità articolavano meglio le parole e i problemi di dizione e quelli fonatori erano diminuiti molto. Questo mi ha fatto pensare ancora una volta,che stimolando tramite l’emozione il fatto tecnico, l’imparare diventa semplice e rimane nella memoria per una durata maggiore nel tempo.


Ci sono anche altro tipo di canzoni che possono servire alla socializzazione da parte dei bambini e contemporaneamente fare attività teatrale (e anche di logopedia) perché contengono nel testo due o più personaggi; nella canzone popolare “Sette sorelle” i numero di soggetti sono tre: la voce che narra, Gisella la marinara e il pescatore e ognuno di loro ha un timbro caratteristico, di questa maniera quando i bambini cantano la canzone modificano la voce ogni volta che appare un nuovo personaggio; si può fare in tre gruppi e interpretare – recitando- le singole parti.
E molto interessante notare che dopo aver cantato per un certo periodo la canzone e giocato con i suoi elementi, i bambini la cantano da soli e cambiano la voce producendo un timbro diverso per i singoli personaggi del testo.

 

 

SETTE SORELLE

 

 

Sette sorelle, tutte marinare
Gisella, la più grande
Si mise a navigare.
Mentre navigava, l’anello cade giù
Alza gli occhi al cielo e vede un pescatore:

Oh ! pescatore, pesca u po’ più giù
Che il mio anellino, è caduto giù!

Se te lo pesco, cosa mi darai?
Un sacco d’oro, che non hai visto mai!

NO, non lo voglio, no, no, no, no, no!
Voglio soltanto un bacio d’amor.




Il capitolo delle canzoni è grande e vario ma è responsabilità dell’insegnante trovare l’utilità di ognuna per le diverse situazioni che ogni giorno si presentano nel proprio lavoro e non fermarsi solo nel fatto melodico, armonico o ritmico; si può e si deve andare oltre il confine delle note e del suono stesso.