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Le Scienze dell'Educazione - Lucifero diventa pazzo PDF Stampa

LE SCIENZE DELL'EDUCAZIONE

Lucifero diventa pazzo

di Walther Dreher

prof. Università di Colonia - Germania

“Ti piace andare a scuola? No! Perché? Perché è brutta come il diavolo! ” La risposta del bimbo alla domanda che N. Cuomo gli ha rivolto mi ha colpito e mi obbliga a cercare di comprendere a cosa deve essere accaduto a quel bimbo, per dire una cosa simile e mi costringe e a riflettere.
Subito mi viene in mente che, se una faccia della scuola sembra essere quella del “diavolo”, allora l’altra metà deve essere come quella dell’angelo. Diavolo e angelo quali contrapposizioni ppure quali poli in un rapporto dinamico? Lucifero, quale portatore di luce, lo troviamo, nella mitologia romana, all’inizio del giorno, come stella mattutina e nel pensiero cristiano il portatore di luce fa parte della schiera degli angeli. Diventa pazzo poiché usa la luce egoisticamente e non si rapporta all’unità, dalla quale proviene lui stesso. Come si giunge dal vissuto del bambino e dalla polarità “Lucifero-angelo” alla domanda di apertura di questo scritto?
Quale collegamento utilizzerò impulsi provenienti da Maturana/Varala. Il loro libro L’albero della conoscenza (Garzanti, Milano, 1987) inizia con un accenno alle grandi tentazioni umane. Una di queste è “la tentazione della certezza”, la quale sostiene: “…io lo so già!”. Non è necessario soggiacere a queste tentazioni: “Noi abbiamo la tendenza a vivere in un mondo di certezza, dalla indiscussa validità della percezione, nel quale le nostre convinzioni dimostrano che le cose sono così, come noi le vediamo. Quello che ci appare certo, non può avere nessuna alternativa. Nella nostra vita quotidiana, alle nostre condizioni culturali, è questa la solita maniera di essere uomo. Invece ogni esperienza di certezza si dimostra quale fenomeno individuale, il quale è cieco rispetto all’azione cognitiva dell’altro” (e qui potrebbe essere il punto, dove opera Lucifero).
Come dobbiamo comprendere tutto ciò? Maturana/Varala ci fanno un esempio: “Una volta a un giovane studente universitario venne posto li seguente compito all’esame: Misurate l’altezza della torre universitaria con l’aiuto di questo altimetro! Lo studente prese l’altimetro e una lunga corda, salì la torre, annodò l’altimetro alla corda e l calò attentamente fino ai piedi della torre. Dopodichè misuro la lunghezza della corda usata. “Trenta metri e quaranta centimetri” fu la risposta. Ma il professore giudicò la risposta sbagliata. Lo studente fece ricorso al rettore della sua facoltà ed ottenne una nuova occasione. Nuovamente il professore gli disse: “misura l’altezza della torre universitaria con questo altimetro!”. Lo studente prese l’altimetro, andò equipaggiato di goniometro nei giardini della vicinanza della torre e usò a una determinata distanza dalla torre, ‘altezza dell’altimetro, in modo da ottenere grazie al goniometro, l’altezza della torre trigonometricamente. Il suo risultato fu trenta metri e quaranta centimetri. Il professore o bocciò nuovamente. In seguito, nuovo ricorso del studente, nuova occasione per superare l’esame e di nuovo lo stesso problema. Lo studente utilizzò sei diversi metodi per misurare l’altezza della torre con l’aiuto dell’altimetro, ma sempre senza usarlo come altimetro. Da un certo punto di vista, lo studente dimostrò molta più conoscenza di quella richiesta. Dal punto di vista della richiesta del professore la sua conoscenza fu inadeguata (190 e segg.).
Come dimostra questa storia, Scuola e Università rischiano di cadere nella “tentazione della certezza”. La molteplicità dei punti di vista, la varietà delle singole vite umane, le fantasie, le scoperte, gli esperimenti, la sostanza della vita vengono bandite proprio da quei luoghi, nei quali dovrebbero avvenire la differenziazione dell’uomo come uomo: nelle scuole e nelle università.
Birger Sellin, un giovane ragazzo artistico scrive: “Coma mai gli scienziati sanno in modo molto particolare cose molto giuste senza doverli verificare essi stessi mai nella vita uno scienziato sa che effetti possono avere le scienze sulle cosiddette singole persone comuni (Walther Dreher cita la frase con errori di scrittura in quanto riporta fedelmente lo scritto di Birger Sellin, persona definita autistica, rispettando il suo modo di scrivere ndr). E la risposta può essere una sola: “Non lo sanno” (Sellin B., 1993, Ich will keininmich mehr sein, Koeln, p. 131).
Ma come si può superare la cecità “rispetto all’azione cognitiva dell’altro?”. Questa è una solitudine, la quale “… può essere superata solo in un mondo, che venga creato da noi insieme all’altro” (Maturana/Varala, p. 20). Da qui si comprende la quintessenza come frutto dell’albero della conoscenza. “Adesso abbiamo un modo che noi produciamo insieme con altri, e solo l’amore ci dà la possibilità di produrre questo mondo” (cit., p. 267).
La scola deve essere questo luogo di “produzione di un modo”, libero dalla “tentazione della certezza”, aperto per la molteplicità del pensiero, tenuto a un’etica della coesistenza, che non distingua più tra individui handicappati e non handicappati, il quale fondi la faccia di Lucifero e dell’angelo a un nuovo livello, in una nuova forma.
A questo livello vale:


L’ala dell’angelo
L’ombra del diavolo
Non saranno più necessari.
I diavoli diventeranno
Nuovamente angeli.


In questo processo di trasformazione ci troviamo oggi ed esprimiamo la gioia di esistere: il piacere di esistere.