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DEDICO UN EMOZIONANTE PENSIERO A DUE MIEI PROFESSORI


Ho voluto ricordare, non senza commozione, in apertura di questa rivista internazionale denominata “Emozione di Conoscere”, attraverso il riportare alcuni loro pensieri sui temi dell’Emozione di Conoscere, due tra i miei cari Professori di università: Piero e Marco Walter.

PIERO BERTOLINI


P. Bertolini riflettendo in modo autobiografico, sulla sua esperienza svolta "dall'ambito dello scoutismo a quello scolastico" sottolinea che la sua molteplice e differenziata esperienza gli ha fatto scoprire "...tutta la forza educativa di quello che solo in un successivo momento avrei identificato nell'eros, e che allora definivo in termini di autentica apertura (interesse, simpatia, comprensione) per l'altro (l'educando), chiunque egli fosse e qualunque fosse il suo comportamento/messaggio. Un'esperienza che ho sempre vissuto come 'esaltante' poichè ne intuivo - e spesso ne constatavo - la straordinaria capacità di dialettizzare positivamente i due aspetti del rapporto educativo che di solito vengono considerati difficilmente conciliabili se non irrimediabilmente contraddittori. Mi riferisco al 'rispetto della soggettività dell'educando' alla necessità derivante dallo stesso ruolo dell'educatore di esercitare su di lui un'azione di stimolo, di sollecitazione, spesso di esplicito e persino voluto condizionamento".
La "calda atmosfera socio-emotiva" risulta un presupposto per creare condizioni di benessere, piacevoli, "erotizzanti", per far nascere il desiderio, l'emozione di conoscere.

"Il mio modo di fare lezione (continua Bertolini), di trasmettere cioè agli altri quanto sapevo o meglio quanto andavo sempre più scoprendo e sapendo, in corrispondenza con la necessità di renderlo comprensibile ed appetibile agli studenti, si rivelò ben presto una potente arma di seduzione proprio nei loro confronti. L'ammirazione per me e per il mio modo di porgermi si diffuse ben presto in quasi tutti i giovani (senza grandi differenze tra maschi e femmine), tanto che essa mi 'costrinse' ad una risposta del tutto analoga. Anch'io cioè fui sempre più preso da ammirazione, prima per quel che essi riuscivano ad imparare dalle mie lezioni, ma poi sempre più per il loro 'essere-in-quanto-tali', e per ciascuno a motivo delle sue particolari caratteristiche. L'eros in un certo senso si era impadronito di noi e ci esaltava vicendevolmente!
Nessuna meraviglia se, in un crescendo per molti di noi inaspettato giungemmo a 'fare filosofia' anche fuori dall'orario scolastico ed in situazioni particolarmente eccitanti (all'aria aperta, andando in bicicletta, facendoci da mangiare con le nostre stesse mani, ecc.); e nessuna meraviglia se, al di là dei nostri 'discorsi filosofici', si finiva per 'cercarci' e per conoscerci gli uni con gli altri, allargando i nostri interessi ai vissuti più intimi di ciascuno, proprio come avviene tra persone che già si amano o che, comunque, sentono di potersi amare. La seduzione era certamente avvenuta, ma la reciprocità del suo movimento la rese educativamente valida: oggi, direi pedagogicamente e dunque scientificamente corretta proprio per la sua capacità di rappresentare per tutti i suoi protagonisti un'autentica apertura non solo a livello emotivo ed affettivo o sociale, ma anche a livello cognitivo.“.

MARCO WALTER BATTACCHI


Esiste un’ampia letteratura psicologica sulle motivazioni a conoscere o, come anche si dice, ad apprendere .
E’ ben noto che si è fatta una distinzione basilare fra motivazioni intrinseche ed estrinseche, cioè fra la motivazione a conoscere per l’interesse per l’oggetto di conoscenza in sé e una varietà di motivazioni centrate, non sull’oggetto di conoscenza, ma sul soggetto conoscente e relative all’innalzamento dell’autostima, alle ricompense ottenibili, all’evitamento di una punizione.
Meritevole di attenzione è il tema dedicato invece all’emozione di conoscere.
Le emozioni sono connesse alle motivazioni, perché le azioni, a seconda della loro motivazione e del loro esito, provocano emozioni, ma le emozioni sono esse stesse motivanti e danno la misura dell’autenticità e dell’intensità delle motivazioni. Pertanto, dare rilievo alla concretezza e alla universalità delle emozioni del conoscere appare quanto mai opportuno.
V’è una gamma di emozioni coinvolte nel processo e negli esiti del conoscere: la gioia, l’esultanza per il riuscire a conoscere, la sorpresa per ciò che si svela alla conoscenza, l’orgoglio per il successo, l’ansia, la trepidazione durante il processo di conoscenza, la paura di conoscere, com’è il caso nelle inibizioni intellettuali, il senso di colpa quando il soggetto conoscente si scopre inadeguato all’oggetto da conoscere, la tristezza di fronte alla constatazione dei limiti della conoscenza.
La conoscenza é sempre impregnata di emozioni e le emozioni sostengono la conoscenza, ma anche interferiscono e la condizionano.
Sarebbe però banale, ed anche falso in assoluto, asserire che l’obbiettivo pedagogico deve essere quello di favorire le emozioni positive ed impedire quelle negative. Ad esempio, alla paura di conoscere corrisponde una inibita ma reale motivazione a conoscere. Il vero nemico della conoscenza è la noia, lo stato emotivo della non-conoscenza.