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Rubrica - L'esperto risponde PDF Stampa

RUBRICA

L'esperto risponde

Il forum: uno strumento per il confronto

Riporteremo in questa sezione alcuni quesiti a cui il prof. Cuomo ha risposto attraverso il forum del sito http://pianetadown.org o attraverso lettere.

In questa numero entriamo nello spazio virtuale del forum, un luogo in cui insegnanti, genitori, operatori, ...., possono scrivere per raccontare esperienze, perplessità, richiedere consigli e pareri a cui il prof. Cuomo risponderà.
La sezione forum della rivista è libera e aperta a tutti coloro che vorranno richiedere consigli, consulenze o semplicemente raccontare episodi di vita ed esperienze vissute relative all'emozione di conoscere e al desiderio di esistere.

Sono una laureanda di Lingue Straniere all' Università Ca' Foscari di Venezia, e sto preparando la tesi sull\'apprendimento di una lingua straniera/seconda per bambini con Sindrome di Down.
Sarei interessata a conoscere il Suo parere sull' utilizzo della lingua dei segni (Makaton ed altri) sia per stimolare la lingua madre sia, come sto appunto teorizzando nella tesi, per favorire l\'apprendimento di una lingua straniera.
Credo che in Italia il linguaggio dei segni sia poco usato, mentre in Inghilterra, ad esempio, è un metodo normalmente utilizzato dalle famiglie.
Grazie!
V.T.


Gent.ma V.T.,
per quanto riguarda l'insegnamento della lingua straniera in bambini con Sindrome di Down, nella nostra esperienza non abbiamo trovato problemi specifici, anzi l'apprendere una nuova lingua risulta un'opportunità per riflettere sulla pronuncia e per lavorare sulle differenze. Sicuramente chi insegna la nuova lingua deve essere un professionista in possesso di conoscenze su come orientare complessivamente la didattica per dei bambini
con bisogni speciali; risulta fondamentale che l'insegnante sia specializzato.
Per quanto riguarda la lingua dei segni, è bene che questa sia utilizzata per le persone non udenti; noi non abbiamo avuto mai la necessità di lingua dei segni quando i bambini avevano sia l'udito che la possibilità di parlare senza alcuna patologia. Tenga conto che in Inghilterra i bambini con Sindrome di Down sono in scuole speciali e non vi sono itinerari di
integrazione se non in casi puramente sperimentali. Pertanto quella inglese non è una esperienza affidabile proprio perchè, avendo pochissimi casi d'integrazione, non fa riferimento a queste esperienze.
L'attenzione che bisogna avere è che ogni caso è a sè stante, originale e presenta potenziali che vanno scoperti per poter essere utilizzati in un progetto educativo-didattico.
Cordiali saluti
Nicola Cuomo


Gentile prof. Cuomo,
grazie davvero per la Sua risposta. Prima di chiedere il Suo parere su un altro argomento della tesi ( approfitto della sua gentilezza...) mi permetto di correggere quello che Lei dice sulla frequentazione di scuole speciali da parte di bambini Down in Inghilterra. Ho controllato le mail che ho scambiato e sto scambiando con genitori o membri di associazioni Down inglesi, e loro stessi mi dicono che i bambini attualmente imparano la lingua straniera nelle \"mainstream schools\", ovvero le scuole pubbliche, quelle normalmente frequentate dalla maggior parte dei bambini. Do per scontato che siano affiancati da insegnanti di sostegno, comunque sembra che siano ben integrati ai loro compagni. I contatti da cui provengono queste informazioni sono recentissimi, attuali.
Mi interessa molto il Suo parere riguardo l\'uso della lingua dei segni, perciò, sempre nell\'ambito delle lingue, Le chiederei anche se è d\'accordo con il far crescere un bambino con SD bilingue. Come già saprà, ci sono svariati casi di bilinguismo, ma non tutti concordano con la sua efficacia o utilità, vedendo perlopiù un inutile affaticamento per il bambino.
Le sarei davvero grata se mi dicesse cosa ne pensa, sto raccogliendo il parere degli esperti al riguardo, non solo italiani.
Mi faccia sapere se Le interessa qualche informazione o contatto in particolare: ho la fortuna di avere trovato diversi "punti di aggancio" per la tesi e sono ben felice di condividerli con chi è interessato.
Grazie!
V.M.


Gent.ma V.T.,
innanzitutto lei fa riferimento ad una situazione che molto probabilmente sarà particolare, ma in Inghilterra non vi è la legge sull'integrazione, tuttalpiù i genitori, mandando il figlio in scuole speriementali devono scegliere se mandarlo in scuole speciali o "normali". Per quanto riguarda la presenza in scuole "normali", per lo più si tratta di classi speciali in scuole normali, a meno che, lo sottolineo, non sia una situazione speriemntale. In tutti i modi mi invii i riferimenti della scuola in cui lei dice che avviene l'integrazione.
Per quanto riguarda il problema se un bambino con Sindrome di Down può imparare o se è dannoso fargli imparare una seconda lingua, le ho già detto che per i casi a cui faccio riferimento (e sono circa 900) non vi è stata controindicazione; le ho già detto che la lingua straniera in moltissimi casi è divenuta di supporto, facilitante per potenziare la comunicazione in genere.
Lei personalmente può fare un'indagine immediata sull'acquisizione di una seconda lingua e valutare se un bambino con S. di D. può, con danno o senza danno, apprendere una seconda lingua. Un'indagine intuitiva che sicuramente deve in sede di tesi riorganizzare in maniera più rigorosa, riportandola alla lingua straniera (ad orientarla per questo ci penserà il suo docente che la segue).
Entrando nella vita quotidiana per trarre spunti ad ipotesi, che vanno sperimentate, sull'apprendimento di una seconda lingua, lei deve tener conto che in Italia oltre che l'italiano si parlano anche dei dialetti che frequentemente sono totalmente diversi dalla lingua italiana; circa 30 anni fa', quando si parlava del bilinguismo e dei suoi problemi, emersero già sospetti che l'insegnamento del bilinguismo potesse nascondere dei
pregiudizi in quanto parlando con bambini con Sindrome di Down, questi comprendevano gli stessi concetti espressi sia in dialetto che in italiano.
Il dialetto, per esempio quello sardo, non è considerato lingua internazionale come quella inglese, ma presenta sia sul piano della pronuncia sia sul piano della sintassi sia sul piano della diversità delle parole, una diversità rispetto alla lingua italiana nello stesso modo in cui la lingua inglese presenta diversità rispetto alla lingua italiana. I bambini con S.D. sardi comprendono sia il sardo che l'italiano.
Naturalmente il mio è un riferimento che va strutturato sul piano delle ipotesi, organizzato sul piano delle verifiche e articolato sul piano della ricerca. Questi ambiti li dovrà richiedere al docente che segue la sua tesi o se sono oggetto sella sua tesi, li dovrà ampliare lei.
Nicola Cuomo

P.S. Se le può interessare io sono di origine pugliese e anche paesi vicini in Puglia hanno dei dialetti diversi; vi sono bambini con S.di D. che comprendono dialetti di più paesi vicini perchè hanno avuto la possibilità di giocare con amici, con cugini di questi paesi vicini.
Per quanto riguarda la vita dei bambini con S. di D. in Inghilterra, le consiglio di leggere un libro scritto da una mamma inglese che si è trasferita in Italia e che nella scuola italiana ha trovato le possibilità legislative per poter integrare il figlio a scuola. Nel libro si racconta
l'itinerario della sua vita e di quella del figlio (cfr. "Il mio bellissimo geranio" di MAry Costantini, Carlo Marconi Editore).
Tenga conto inoltre nella sua tesi che moltissimi bambini e studenti italiani hanno moltissime difficoltà ad apprendere l'inglese: è una difficoltà di apprendimento? Oppure potrebbe anche essere una difficoltà d'insegnamento?
Quando ci si pone di fronte ad un bambino con S.D. la trappola in cui si può cadere è che le difficoltà siano esclusivamente di apprendimento; purtroppo la ricerca fa emergere che spesso sono difficoltà di insegnamento.