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Iniziative, proposte e notizie - No all'interdizione! PDF Stampa

INIZIATIVE, PROPOSTE E NOTIZIE

NO ALL’INTERDIZIONE!

La legge e la Persona: tra le regole e il rispetto delle differenti ed originali intelligenze ed identità.

di Elisa Sormani

Queste mie riflessioni in seguito ad una ricerca svolta seguendo sul campo il Giudice Tutelare del Tribunale di Venezia Sergio Trentanovi, hanno lo scopo di rilevare alcune problematiche, bisogni e necessità intorno alla legge 6/2004 sull’Amministrazione di Sostegno, la nuova tutela giuridica delle “persone prive del tutto o in parte di autonomia”.

La figura dell’Amministratore di Sostegno è stata introdotta solo di recente, pertanto è oggetto di riflessione e di studio da parte di numerose professionalità diverse che si trovano oggi a interagire per poter garantire un’applicazione ragionevole, adeguata e sostanziale della legge, data la complessità e la molteplicità degli aspetti da considerare.
Si tratta di una legge molto importante nel processo di inserimento e integrazione sociale di tutti coloro che presentano aspetti di vulnerabilità, che sono fragili nel confronto con la società civile e che, a causa di una infermità o di una menomazione fisica o psichica, si trovano nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi. Prima di questa legge, infatti, a tutela di questi soggetti, venivano applicate misure “totalizzanti”, onerose e spesso inadeguate come l’interdizione o l’inabilitazione. Tali misure oggi vengono affiancate dalla possibilità di ricorrere all’amministrazione di sostegno, ovvero ad uno strumento che si propone, secondo quanto disposto dalla stessa legge n. 6/2004, di “…tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni di vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente”.
La nuova legge appare maggiormente in linea con l’evoluzione della scienza e del sentire comune a proposito dei disabili mentali, consentendo di evitare status giuridici che producono una totale alienazione e un peggioramento complessivo del disagio. L’Amministratore di Sostegno pertanto non è chiamato a sostituire la persona di cui si occupa, ma piuttosto a curarla in un contesto di garanzie assicurato dal ruolo del Giudice Tutelare, ma al contempo semplificato, dinamico, flessibile e con carattere di ordinaria gratuità.
Si tratta di una legge molto innovativa perché offre possibilità molto ampie di avvicinamento alle necessità della persona, di rispetto della sua identità e del suo valore, liberandola dalle catene imposte dagli istituti giuridici precedenti, l’interdizione e l’inabilitazione che, sostituendo in tutto le persone che così venivano “tutelate”, ne dichiaravano la morte civile, escludendo a priori qualsiasi possibilità di recupero, di evoluzione.
Legge tanto recente quanto innovativa, ha bisogno di essere analizzata, compresa, studiata, ma soprattutto applicata nel pieno rispetto delle sue finalità.
La ricerca, pertanto, risulta fondamentale per la formazione di coloro che andranno a svolgere, o stanno già svolgendo, il ruolo di Amministratori di Sostegno. Un rischio, infatti, potrebbe essere che questa legge venisse utilizzata come una sorta di “interdizione mimetizzata”, e non come strumento per l’evoluzione della persona e il potenziamento delle sue abilità.
Sin dal principio della mia indagine sul campo, non ho voluto seguire un percorso prettamente teorico e fine a se stesso, ma ho voluto dare un contributo reale alla società, agendo in essa e su di essa tramite la ricerca, gli incontri, le interviste, con l’obiettivo di individuare quali siano le lacune da colmare, in modo particolare nella formazione dei futuri Amministratori di Sostegno.
Fare ricerca sul campo ha significato compiere una vera e propria immersione in un mondo a me precedentemente per lo più sconosciuto: l’universo dei tribunali, delle Asl, delle Associazioni per l’handicap, dei convegni...
Uno sguardo che apprende: la forza del ritenuto banale.
Proprio questa iniziale estraneità mi ha consentito una visione diversa rispetto a quella di coloro che, con diversi ruoli, si trovano quotidianamente coinvolti, attraverso le loro prassi, nella costruzione del senso che io, da osservatrice partecipante, ho tentato di ricostruire. Per farlo ho utilizzato i riferimenti metodologici dell’intervista etnografica e dell’intervista ermeneutica, con uno sguardo specialmente rivolto al “dato per scontato”, sotto al quale spesso si cela il senso, la radice degli insuccessi (o, nel caso dei circoli virtuosi, dei successi!) delle nostre pratiche.
L’etnografia non si limita a raccogliere dati che riguardano le persone, ma si propone di imparare da loro, di capire altri modi di vita utilizzando il punto di vista di coloro che fanno parte di un’ altra cultura.
Per cultura si intende quella conoscenza acquisita che le persone usano per interpretare l’esperienza e generare comportamenti sociali.
“L’etnografo non si limita ad osservare comportamenti, ma va oltre di essi per indagarne il significato. Vede i manufatti e gli oggetti naturali, ma va oltre di essi per scoprire quali significati la gente attribuisce loro. Osserva e registra gli stati emozionali, ma va oltre di essi per scoprire il significato della paura, dell’ansia, della rabbia e di altri sentimenti”[1]
Ho voluto integrare, nello svolgimento della ricerca, l’intervista etnografica con l’intervista ermeneutica, perché si è rivelata di così ampio respiro da poter contenere tutte le prospettive che è stato necessario adottare per analizzare le problematiche che l’amministrazione di sostegno, nella sua intima complessità, necessariamente comporta : “la prospettiva ermeneutica privilegia l’inesauribilità dei significati, la produttività indefinita delle interpretazioni: ‘la comprensione non è un capire meglio (…). Quando in generale si comprende, si comprende diversamente’[2]. Ciò rende problematico definire sia la congruità fra interpretazioni diverse, sia la conformità fra ciò che viene esperito e ciò che viene narrato.”[3]. Per questo motivo il ricercatore deve possedere (o acquisire?) una certa “sensibilità ermeneutica” che Paolo Montesperelli definisce così: “coscienza dei limiti, sensibilità etica e sensibilità pedagogica. Se dovessimo cercare una figura esemplare che, in qualche modo, riassuma questi caratteri, più che in Heideggere o in Gadamer potremmo forse trovarlo nella figura di Socrate. La sua coscienza dei limiti sta nel sapere di non sapere; la sensibilità etica si esprime nell’ascolto che è costitutivo di ogni dialogo; la sensibilità pedagogica nella dimensione maieutica, nell’aiutare l’altro ad avvicinarsi alla conoscenza.”
La storia della persona.
La mia indagine assume quindi la forma di un’analisi pedagogica delle storie di alcune persone che hanno fatto ricorso e stanno beneficiando dell’Amministrazione di Sostegno. Lo scopo è quello di individuare quali potrebbero essere alcune difficoltà nell’applicazione sul campo della nuova legge che, essendo così recente e altamente innovativa, per poter essere utilizzata agevolmente e in modo costruttivo e perché possa rispondere alle reali necessità delle persone in situazione di debolezza, ha innanzitutto bisogno di essere conosciuta e compresa da tutti coloro che vi faranno riferimento.
La mia indagine si svolge in quello spazio fra la teoria (la legge) e la pratica (l’attuazione della legge nella vita quotidiana), che spesso presenta delle distorsioni prodotte dall’inerzia e dalla rigidità degli apparati burocratici da un lato, e dall’altro dalla poca flessibilità e apertura al cambiamento di chi si sente al sicuro agendo secondo schemi prestabiliti. L’introduzione della figura dell’Amministratore di Sostegno offre l’occasione di rimettere in discussione alcuni atteggiamenti finora dati per scontati, nello sforzo di comprendere quali siano gli interventi necessari per individuare e sviluppare le competenze della persona disabile in un percorso di valorizzazione della propria autonomia.
Un’alta qualità formativa per un Professionista di qualità.
“… oggi, sono necessarie capacità di trasferimento delle proprie competenze, riadattandole ed evolvendole permanentemente; è necessaria una mentalità flessibile con capacità autonome di aggiornarsi permanentemente e con alta qualità, una mentalità che richiede il piacere e il desiderio di conoscere, una mentalità che non scinda le enormi potenzialità scientifiche, tecnologiche e produttive dai valori, dall’etica, dal rispetto dell’uomo, una mentalità che tenga presente che progresso è sinonimo di qualità della vita, valori e prospettive su cui si fondano i principi che hanno orientato e orientano l’integrazione. Il termine “produttività”, quando orienta e verifica gli interventi educativi e la prassi didattica, non può essere inteso soltanto come la mera capacità di ripetere tale e quale quanto viene insegnato ma, ispirandosi al concetto di investimento, dovrebbe poter fornire competenze tali da determinare una mentalità pronta al cambiamento e al rapido riorganizzarsi, una mentalità che non valuti quali positivi i soli risultati evidenti immediatamente, ma che sappia prevedere, rischiare, attendere, progettare, programmare, tollerare gli errori, formare persone con capacità di “pensiero produttivo”.”[4]
La Pedagogia Speciale un ambito per orientare gli interventi dell’”Amministratore di Sostegno” nella quotidianità.
Nell’ambito dell’insegnamento di Pedagogia Speciale dell’Università di Bologna, sotto la guida esperta del Prof. Nicola Cuomo, si realizzano, in una dimensione laboratoriale, percorsi di apprendimento/insegnamento che attraverso esperienze di integrazione (i cui risultati sono tutti documentati e consultabili, riutilizzabili per la ricerca e l’insegnamento finalizzato al superamento degli handicap), determinano l’emozione di conoscere e il desiderio di esistere.
“L’emozione è da riconoscere quale energia che determina il superamento delle difficoltà, della fatica, che i percorsi di conoscenza spesso propongono, trasformandoli in avventura piacevole.
In questa avventura che la conoscenza propone non si accettano sentieri, percorsi spianati, sgombrati dalle difficoltà, dagli errori, dalla fatica. Come un’esploratore, uno scalatore, chi si avventura nella conoscenza, nel sapere, desidera vivere gli sforzi, le sconfitte, le fatiche in quanto queste fanno parte dell’emozione di conoscere dandogli il sapore, il fascino dell’avventura.
I contesti, le situazioni, i modi, le strategie, le tattiche che sono emerse, legate agli apprendimenti, indipendentemente dalla definizione della difficoltà, hanno come costante il desiderio provocato dall’insegnante”[5]
E' con questa energia che gli Amministratori di Sostegno possono essere formati affinché vivano il loro ruolo come un'avventura piacevole e trasmettano alle persone i cui interessi si trovano ad amministrare la forza necessaria per potenziare la propria intelligenza, le proprie competenze, per vivere una vita di qualità in stato di benessere, per itinerari progettuali finalizzati al superamento degli handicap che i deficit propongono.
In questa prospettiva attualmente si sta mettendo in atto un progetto che vede la collaborazione tra l’area giuridica dell’Amministrazione di Sostegno e l'insegnamento di Pedagogia Speciale di responsabilità del Prof. Nicola Cuomo. Il progetto dovrebbe testarsi su di un piccolo gruppo di persone con bisogni speciali con Amministrazione di Sostegno e, documentando il percorso, divenire un modello di riferimento, di orientamento per gli interventi. Un modello di riferimento che, avendo l’opportunità di produrre documentazioni, verifiche e valutazioni rigorose, può essere di orientamento alle altre originali esperienze. Lo stile che si vuol mettere in atto nella ricerca propone come base un' atteggiamento sperimentale, in quanto si è convinti che solo un atteggiamento sperimentale siffatto potrà evitare di incorrere nel rischio che l’introduzione dell’Amministrazione di Sostegno, profondamente avanzata sul piano culturale, sociale e giuridico, rimanga una buona e civile intenzione, priva di concreta o adeguata applicazione pratica.

[1] James P. Spradley “The ethnographic interview”, 1979 (pag.6) – Traduzione dall'inglese di Elisa Sormani.
[2] Gadamer, Verità e metodo, 1960 tr.it. 1983, pag.346
[3] Paolo Montesperelli ,“L’intervisa ermeneutica”, dalla collana “Metodologia delle scienze umane”, 1998, Franco Angeli (pag.29)
[4] Nicola Cuomo, Pensami adulto, 1995, UTET (pag. 3-4)
[5] N.Cuomo, L’emozione di conoscere, “Askesis”, anno III, n. 8, settembre, pag.3