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Iniziative, proposte e notizie - I diritti naturali di bambini e bambine PDF Stampa

INIZIATIVE, PROPOSTE E NOTIZIE

I diritti naturali di bambini e bambine

di Gianfranco Zavalloni*

Ho il piacere di ospitare tra le pagine della rivista alcune riflessioni del Dott. Gianfranco Zavalloni che pongo in contrasto alla scuola che in altre situazioni ho definito infernale collegandomi con la classe di “Nuovo Cinema Paradiso”


Il collega Zavalloni ci invita ad intraprendere un viaggio per scoprire universi di ricordi fatti di sensazioni, odori, sapori, emozioni. Universi che collegano le esperienze, i vissuti in concatenamenti, trame intrecciate dalle emozioni; percorsi che si fanno inseguendo quella farfalla che volta per volta ci fa scoprire legami tra eventi e conoscenze, percorsi spesso nascosti dagli itinerari logici.
Il volo di farfalla ci fa scoprire come odori richiamano alla mente immagini, parole, suoni, come parole richiamano alla memoria odori, suoni, immagini...

Nicola Cuomo
"La cosa più importante nella vita è vedere con gli occhi di un bambino"
(A. Einstein)


Molto spesso, in questi ultimi tempi, mi sono ritrovato a riflettere e a discutere sul problema dei diritti dei bambini e delle bambine. La prima cosa che generalmente faccio, quando rifletto su questi temi, è quella di mettermi nei panni dei bambini e delle bambine. Credo infatti che sia importante fare memoria, cioè ripensarci noi bambini, ripensare a quando noi eravamo bambini e bambine. Per questo, è bene farsi alcune domande: quali erano i nostri diritti? chi ce li garantiva? avevamo coscienza dei nostri diritti o era un fatto del tutto naturale? A partire da questi interrogativi e dalle risposte che ho raccolto e che raccolgo da centinaia di adulti, da un po' di tempo a questa parte sto cercando di far capire ad insegnanti, genitori, educatori e politici, quanto siano importanti e fondamentali alcuni diritti. Per noi erano forse scontati, ma non lo sono oggi per i bambini e le bambine dei nostri territori, delle città e dei paesi del Nord del mondo. Se dovessi, oggi, portare un contributo alla riscrittura della Carta internazionale dei diritti dell'infanzia, sicuramente io aggiungerei anche questi diritti fra quelli "fondamentali".


IL DIRITTO ALL'OZIO
a vivere momenti di tempo non programmato dagli adulti



IL DIRITTO A SPORCARSI
a giocare con la sabbia, la terra, l'erba, le foglie, l'acqua, i sassi, i rametti

IL DIRITTO AGLI ODORI
a percepire il gusto degli odori, riconoscere i profumi offerti dalla natura



IL DIRITTO AL DIALOGO
ad ascoltatore e poter prendere la parola, interloquire e dialogare



IL DIRITTO ALL'USO DELLE MANI
a piantare chiodi, segare e raspare legni, scartavetrare, incollare,
plasmare la creta, legare corde,accendere un fuoco



IL DIRITTO AD UN "BUON INIZIO"
a mangiare cibi sani fin dalla nascita, bere acqua pulita e respirare aria pura



IL DIRITTO ALLA STRADA
a giocare in piazza liberamente, a camminare per le strade



IL DIRITTO AL SELVAGGIO
a costruire un rifugio-gioco nei boschetti, ad avere canneti in cui nascondersi,
alberi su cui arrampicarsi



IL DIRITTO AL SILENZIO
ad ascoltare il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell'acqua


IL DIRITTO ALLE SFUMATURE
a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto, ad ammirare, nella notte, la luna e le stelle


Per capire meglio il mondo dei bambini ritengo importante l'operazione del fare memoria, cioè ripensare noi quando si era bambini. E per far questo è bene porsi alcune domande:
* cosa amavamo fare?
* cosa ci piaceva fare a scuola?
* dove e come giocavamo?
* con quali insegnanti ci piaceva stare?
A partire da questi interrogativi, ritengo utile analizzare la situazione o meglio il rapporto fra bimbi, bimbe, realtà scolastica e ambiente esterno.

L'OZIO
Siamo nell'epoca in cui tutto è programmato, curriculato, informatizzato. I bambini hanno praticamente la settimana programmata e i loro iter scolastici sono praticamente pre-definiti. Non c'è spazio per l'imprevisto, l'auto-organizzazione dei bambini. Anche gli spazi gioco sono quasi sempre pre-organizzati. Non c'è, da parte dei bambini e delle bambine, la possibilità di momenti autogestiti. E quando i bambini sono lasciati soli e questo può succedere anche in queste realtà dove i ritmi di lavoro turistici impongono periodi intensi di lavoro, in genere vengono riempiti e compensati con bei giochi altamente sofisticati. É invece importante "camminare insieme" senza preoccuparsi della meta. Educazione è anche fare strada insieme, attenti a ciò che ci viene incontro, consapevoli che spesso "l'essenziale è invisibile agli occhi".

LE MANI
La tendenza del mercato è quella di offrire tutto preconfezionato. L'industria sforna ogni giorno miliardi di oggetti "usa e getta" che non possono essere riparati. Nel mondo infantile i giocattoli industriali sono talmente perfetti e finiti che non necessitano dell'apporto del bambino o della bambina. L'abitudine al video-gioco è spesso incentivata dalla stessa scuola che, nel proporre l'introduzione del computer, ne suggerisce l'ammagliante utilizzo ludico. E nel contempo, però, mancano le occasioni per sviluppare le abilità manuali ed in particolare la manualità fine. Non è facile trovare bambini e bambine che sappiano piantare chiodi, segare, raspare, cartavetrare, incollare... anche perchè è difficile incontrare adulti che vanno in ferramenta a comprare i regali ai propri figli. Quello dell'uso delle mani è uno dei diritti più disattesi nella nostra società post-industriale.


GLI ODORI
Oggi rischiamo di mettere tutto sotto vuoto. Nel percorrere la città è difficile poter distinguere luoghi tipici, percettibili olfattivamente fino a pochi anni fa. Pensiamo alla bottega del fornaio, all'officina del meccanico delle biciclette, al calzolaio, al falegname, alla farmacia. Questi luoghi emanavano odori speciali, di cui si impregnavano i muri, le porte, le finestre. Oggi entrare in una scuola (chi non ricorda l'odore del primo giorno di scuola), in un ospedale, in un supermercato o in una chiesa vuol dire respirare ed annusare lo stesso odore di detergente. Non ci sono più differenze. Abbiamo annullato le diversità di naso, o meglio le diversità olfattive. Eppure chi di noi non ama sentire il profumo di terra dopo un acquazzone e non prova un certo senso di benessere entrando in un bosco ed annusando il tipico odore di humus misto ad erbe selvatiche? Sono sensazioni che dal naso passano direttamente al cervello e spesso ci fanno fare salti di memoria, tornare alla nostra infanzia. Imparare fin da piccoli il gusto degli odori, percepire i profumi offerti dalla natura, sono esperienze che ci accompagneranno lungo la nostra esistenza.

IL DIALOGO
Dobbiamo constatare sempre di più la triste realtà di un sistema di comunicazione e di informazione "unidirezionale". L'emittente (TV, giornali... ) trasmette e il ricevente (ascoltatori e telespettatori... ) subiscono passivamente. Siamo al monologo. Un tempo si poteva entrare tranquillamente nelle case e si poteva chiacchierare al caldo del camino o della stufa. Oggi al centro non c'è più il fuoco, ma la televisone possibilmente sempre in funzione. Si mangia, si gioca, si lavora, si accolgono gli amici "a televisione accesa". Un calcolo approssimato e per difetto ci dice che se un bambino o una bambina seguono 2 ore di TV al giorno per 360 giorni all'anno abbiamo un totale di 270 ore. Divise per 24 ci danno 30 giorni, cioè un mese ininterrotto (24 ore al dì) di televisione all'anno... non certo di dialogo. Con la televisione non si prende certo la parola. Cosa diversa è il raccontare fiabe, narrare leggende, vicende e storie, fare uno spettacolo di burattini. In questi casi anche lo spettatore-ascoltatore può prendere la parola, interloquire, dialogare.

LE POZZANGHERE
Siamo nell'epoca del look, delle cartelle firmate, dei bambini col telefonino, del "non ti sporcare". Credo che i bimbi e le bimbe abbiano il sacrosanto diritto di giocare con i materiali naturali quali la sabbia, la terra, l'erba, le foglie, i sassi, i rametti. Quanta gioia nel pastrocchiare con una pozzanghera o in un cumulo di sabbia. Però queste, a detta degli esperti, rischiano di essere operazioni poco igieniche, mentre nulla si dice sulla poca igienicità di una moquette, delle paste sintetiche ampiamente reclamizzate con cui giocano e manipolano i bambini e le bambine. Proviamo ad osservare attentamnete bimbi e bimbe in alcuni momenti di pausa dai giochi organizzati oppure quando siamo in un boschetto... e scopriremo con quanto interesse riescono a giocare per ore con poche cose trovate per terra.

LA NEVE
Qui mi riferisco alla problematica dell'inquinamento. L'acqua non è più pura come cantava San Francesco, l'aria è intrisa di pulviscoli di ogni genere e da qui l'esplosione delle allergie, la terra è fecondata dalla chimica di sintesi. Oggi è praticamente impossibile farsi il sorbetto con neve, zucchero e limone o vino, come si faceva un tempo. Si dice sia il frutto non desiderato dello sviluppo e del progresso. Eppure in quel "tornare indietro" che abbiamo avuto nel '73 con la famosa "austerity" abbiamo ritrovato il gusto della città, lo stare insieme in maniera conviviale... ed è questo che spesso i bimbi e le bimbe ci chiedono. Da qui l'importanza dell'attenzione a quello che "fin da piccoli si mangia", "si beve" e si respira.

LA STRADA
La strada è per eccellenza il luogo per mettere in contatto. La strada e la piazza dovrebbero permettere l'incontro. Oggi sempre più le piazze sono dei parcheggi e le strade sono invivibili per chi non ha un mezzo automobilizzato. Piazze e strade sono divenute paradossalmente luoghi di allontanamneto. É praticamente impossibile vedere bambini giocare in piazza. Gli anziani sono continuamente in pericolo in questi luoghi. Dobbiamo ribadire che, come ogni luogo della comunità, la strada e la piazza sono di tutti, così come ancora è in qualche frazione dei nostri comuni di montagna o di molte città del sud del mondo.

IL SELVAGGIO
Anche nel cosiddetto tempo libero tutto è preorganizzato. Siamo nell'epoca dei "divertimentifici". Gli esempi più eclatanti sono Eurodisney, Gardaland, Mirabilandia... parchi gioco programmati nei dettagli e così è nel piccolo, nei parchi pubblici e nel verde delle città, compreso l'arredo urbano. Certo, nulla da eccepire riguardo l'aspetto estetico, ma... dov'è la possibilità di costruire un luogo di rifugio-gioco, dove sono i canneti e i boschetti in cui nascondersi, dove sono gli alberi su cui arrampicarsi? Il mondo è fatto di luoghi modificati dall'uomo, ma è importante che questi si compenetrino con luoghi selvaggi, lasciati al naturale. Anche per l'infanzia.

IL SILENZIO
I nostri occhi possono socchiudersi e così riposare, ma l'apparato auricolare è sempre aperto. Così l'orecchio umano è sottoposto continuamente alle sollecitazioni esterne. Mi sembra ci sia l'abitudine al rumore, alla situazione rumorosa al punto da temere il silenzio. Sempre più spesso è facile partecipare a feste di compleanno di bimbi e bimbe accompagnate da musiche assordanti. E così è, a volte, anche nelle feste che si fanno a scuola. L'emblema di tutto ciò è dato da coloro che si spostano alle periferie delle città e a piedi o in bicicletta si portano nella natura per una bella passeggiata con le cuffie del registratore portatile ben inserite nelle orecchie. Perdiamo occasioni uniche: il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell'acqua. Il diritto al silenzio, l'educazione all'ascolto silenzioso.

LE SFUMATURE
La città ci abitua alla luce, anche quando in natura luce non c'è. Nelle nostre case l'elettricità ha permesso e permette di vivere di notte come di fosse giorno. E così spesso non si percepisce il passaggio dall'una all'altra situazione. Quel che più è grave è che pochi riescono a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto. Non si percepiscono più le sfumature. Il pericolo che qualcuno paventa è che vedendo solo nero o bianco si rischi l'integralismo. In una società in cui le diversità aumentano anziché diminuire, quest'atteggiamento può essere realmente pericoloso.

*direttore didattica a Gatteo (FC)