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Iniziative, proposte e notizie - "Uno scienziato del 1900" PDF Stampa

INIZIATIVE, PROPOSTE E NOTIZIE

"Insegnanti del futuro - Uno scienziato del 1900 catapultato ai giorni nostri”

di Anita Cocconi

e Andrea Davolio

Sono stati i bambini a far lezione all'Università agli studenti più grandi che si preparano a diventare gli insegnanti del futuro. E' stata per loro una gionata memorabile. Lo scorso 30 aprile i piccoli alunni della scuola Villa Gaia di Castelnovo di Sotto (RE), piccoli oggi, ma futuri professionisti, sono stati ospiti all'Università di Bologna, nell'ambito dell'Insegnamento di Pedagogia Spciale di responsabilità del prof. Nicola Cuomo e hanno raccontato, tenendo una vera e propria lezione ai futuri insegnanti delle loro emozioni nel conoscere. Hanno raccontato di uno scienziato, un certo Tullio, che si è perso nel tempo e grazie al loro aiuto ha potuto scoprire e conoscere il suo futuro, il nostro presente....Due giovani insegnanti, Anita e Andrea, hanno prodotto, progettato e realizzato meravigliose occasioni per far nascere nei bambini l'emozione di conoscere. In questo numero della rivista ve ne diamo un accenno e vi proponiamo il video che documenta l'arrivo di Tullio, in seguito (forse sarà il dono dei bambini nelle prossime festività) vi faremo entrare nella potenza della Macchina del Tempo. La ricerca internazionale, multidisciplinare a cui fa riferimento l'esperienza della scuola Villa Gaia di Castelnovo di Sotto vuol riflettere su costrutti epistemologici per realizzare prassi finalizzate a far nascere nel bambino l'emozione di conoscere e il desiderio di esistere. Una dimensione oggi urgente.

L'esperienze che i due insegnanti di Villa Gaia presentano, ci fanno rivivere percorsi in cui gli apprendimenti sono possibili in contesti e situazioni che propongono benessere, felicità, desiderio di conoscere. Una scuola che somiglia al paese dei balocchi, una scuola dove è possibile marinare la noia per andare a giocare a conoscere, una scuola in cui apprendere è semplice grazie a magiche "macchine" che gli stessi bambini con gli insegnanti inventano e costruiscono!

Alice Imola


Siamo due giovani insegnanti che dopo la laurea hanno sentito il desiderio di continuare a nutrirsi dell'emozione di conoscere, la stessa che abbiamo conosciuto all'università di Bologna seguendo le lezioni di un professore che ci ha cambiato la vita. Lo stesso professore che ci ha fatto sentire lusingati quando ci ha chiesto di scrivere un articolo per la sua rivista.
E così proprio l’anno scorso è iniziata la nostra “avventura piacevole”…
Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che in un piccolo paese di provincia sarebbe accaduta una cosa così straordinaria. Tutto trascorreva come al solito; i negozi chiusi (per la chiusura infrasettimanale), le imposte delle case leggermente scostate, qualche rumore proveniente dai cantieri aperti e gli anziani come ogni giorno seduti al bar a sorseggiare il loro immancabile “bianchino”. Proprio in quel pomeriggio, approfittando della tiepida giornata autunnale, 60 bambini della Scuola dell’Infanzia “Villa Gaia”, insieme alle loro maestre e al parroco, avevano deciso di trascorrere qualche oretta nel Parco Giochi [Rocca] a pochi passi dalla scuola.
Accadde tutto proprio lì, alle 15.00 in punto, in un momento in cui bambini ed insegnanti stavano giocando insieme…
All’improvviso il suono assordante di una sirena della polizia destò la loro attenzione incutendo anche un po’ di timore. Subito dopo, due agenti in divisa irruppero nel parco all’inseguimento di un bizzarro personaggio dai capelli lunghi e grigi, vestito con un camice bianco.
Il “personaggio”, correndo a perdifiato per sfuggire alle forze dell’ordine, appariva al tempo stesso spaventato e disorientato. I bambini, dapprima ipnotizzati dalla scena, si fecero forza e, alleati ai poliziotti, riuscirono a fermare la corsa del folle. Una volta immobilizzato e, a seguito di infinite ed insistenti domande, si riuscì ad apprendere che il personaggio non era affatto un folle, bensì qualcuno molto più affascinante: uno scienziato dei primi anni del 1900, “catapultato” proprio qui, a Castelnovo Sotto, in seguito ad un errore tecnico, dalla sua Macchina del Tempo.
Egli stava, infatti, progettando una Macchina per viaggiare nel tempo, ma, per un errore, azionando maldestramente il pulsante della tastiera del tempo, si trovò, nel breve scorrere di pochi attimi, ad essere sparato nel nostro secolo, giungendo fino ai giorni nostri.
Si venne a creare un'atmosfera magica, l’entusiasmo dei bambini era alle stelle, mai avrebbero immaginato che si sarebbero potuti trovare a tu per tu con uno scienziato e per giunta con uno scienziato in grado di progettare una Macchina del Tempo. Esortati dalle insegnanti e dalla polizia i bambini chiesero allo scienziato di seguirli fino a scuola, passando per le strade del paese. Passo dopo passo i bambini poterono osservare, sul volto dell’uomo con il lungo camice bianco, tutte le espressioni tipiche della sorpresa, dello stupore e della curiosità. Quali e quanti mutamenti aveva portato il progresso in un secolo di storia; le automobili, le strade, i colori, i lampioni, la velocità, i soldi. Il nostro scienziato di fronte a tali trasformazioni rimase sbalordito e incantato al tempo stesso. I bambini, facendo da ciceroni, gli mostrarono le automobili spiegando come le si guida, lo illuminarono sull’elettricità, sull’euro e le banche e infine lo condussero a scuola, orgogliosi di mostrargli tutto il loro “ordinario” che per quel giorno si stava trasformando in “extra-ordinario”.
…Ad un certo punto lo scienziato chiese: “ma cos’è quella?” e i bambini, in coro risposero: “ Ma è un’automobile!” e allora lo scienziato istintivamente provò a salire sulla cappotta , arrampicandosi, come se dovesse montare un cavallo, ma i bambini lo fermarono dicendo: “Ma che fai! Ci vuole la chiave per aprirla, e la chiave si mette nella serratura della portiera e poi si guida col volante…” (Questa è solo una delle tante conversazioni tra i bambini e lo scienziato sui progressi fatti durante questi cento anni di storia).
Questo è stato l’inizio di un progetto educativo della scuola sul ritorno al passato, al tempo dei loro nonni. Il personaggio in questione (lo scienziato) faceva parte del progetto e il modo strano ed affascinate di incontrarlo (il suo stupore di fronte alla modernità, l'idea della macchina del tempo, ecc), è stato l'input iniziale per far entrare i bambini all'interno di una avventura straordinaria.
Durante l'anno scolastico i bambini hanno aiutato lo scienziato a ricostruire la sua macchina del tempo per poter ritornare nella sua epoca e nella relazione con lui (che nel frattempo si è nascosto ma intrattiene un costante contatto epistolare coi bambini mandando loro oggetti del suo tempo e facendo ad essi molte domande sull'epoca attuale) i bambini hanno imparato le caratteristiche della vita al tempo dei nonni e riflettuto sul mondo moderno che li circonda.
In seguito, la macchina del tempo che i bambini hanno costruito è stata custodita preziosamente all’interno della scuola e i bambini hanno continuato ad utilizzarla come tramite tra loro e l’amico scienziato, tra il presente e il passato.
La ricerca di motivazioni che suscitino la curiosità di conoscere, ovvero la strada luminosa dell’emozione come sentiero privilegiato dei processi di apprendimento. Un’utopia? No, un percorso sperimentato da tempo e testimoniato dai risultati ottenuti sul campo.
La ricerca scientifica in campo educativo, evidenzia che uno dei supporti per potenziare la memoria, l’osservazione, la capacità di comprensione, è data da una organizzazione narrativa delle informazioni, degli eventi.
L’attenzione, la capacità di memorizzare e l’interesse dipendono da quanto le attività entrino dentro al proprio vissuto, ci implichino direttamente, ci evochino sensazioni piacevoli.
Spesso durante le attività scolastiche tradizionali ci si “perde”, si rimane con lo sguardo fisso, ci si estranea e si compiono dei viaggi fantastici con la mente pensando a dove si potrebbe essere a divertirsi invece di stare a scuola ad annoiarsi.
Quando succede questo, a nostro avviso, noi insegnanti abbiamo già perso la battaglia.
La nostra sfida è quella di far desiderare ai bambini ciò che vogliamo proporre, insegnare loro.
Per far fronte a questo problema abbiamo tentato di attivare una strategia d’intervento aggirante (per dirla con le parole del Prof. Cuomo): qualcuno o qualcosa (mago, pagliaccio, inventore, in questo caso uno scienziato venuto dal passato...) capace di entrare facilmente nel mondo fantastico dei bambini coinvolgendoli affettivamente e manifestando richieste d’impegno personale che mirano allo svolgimento del piano di lavoro annuale stesso.
Creare in pratica un “FONDO” magico, fantastico, immaginario, per indurre motivazione nei bambini e per creare occasioni di apprendimento mascherate di volta in volta da richieste dello scienziato, prove da superare, cacce al tesoro, ecc...
L’obiettivo è quello di determinare il superamento delle difficoltà, della fatica che i percorsi di conoscenza spesso propongono, trasformandoli in avventura piacevole.
Con questa chiave di lettura il progetto sullo scienziato venuto dal passato, che ha riscosso molto successo tra i bambini, è stata una grande occasione di apprendimento. Imparare attraverso l’emozione di conoscere.
Dover rispondere allo scienziato, dovergli spiegare le differenze tra l'oggi e lo ieri, pensare soluzioni per i problemi che di volta in volta ci espone… tutte queste attività mascherate da avventure, hanno richiesto molto impegno da parte dei bambini e spesso li hanno portati a produrre ragionamenti inaspettati da parte degli adulti.

Tanti colleghi scettici sulla possibilità di insegnare in questo modo, o semplicemente pigri o forse timorosi di gettarsi in questa avventura ci hanno detto che questo modo di procedere avrebbe potuto creare confusione nei bambini piccoli e portarli a non saper distinguere bene tra fantasia e realtà. A questi colleghi abbiamo risposto con le parole del Prof. Nicola Cuomo:
"Pensate a quando andiamo al cinema. Coinvolti dalla storia ridiamo, piangiamo, ci emozioniamo. Tutti noi sappiamo perfettamente che ciò che stiamo vedendo è pura finzione, ma le emozioni che lo spettacolo ci suscita sono più forti della razionalità che ci rimanda alla realtà. A scuola succede lo stesso: i bambini sanno perfettamente (o arrivano a scoprirlo presto) che i personaggi che incontrano, non sono reali, tuttavia ci credono e ci vogliono credere deliberatamente per non far finire l'emozione piacevole, per continuare a divertirsi. Proprio come noi adulti quando andiamo al cinema."
La motivazione al fare non è mai scontata, lo “sfondo” tende a sostituire l’insegnante e gli fa assumere il ruolo di “regista” che predispone il necessario affinchè un protagonista (uno scienziato, un fantasma, un pagliaccio, un pirata, ecc...) possa agire.
Vorremmo aggiungere a questo proposito una cosa che ci sembra doverosa. Questo modo di fare scuola è frutto di anni di studi e di sacrifici. Per far apparire reale ai bambini l'incontro con lo scienziato, l'arrivo della polizia, lo stupore dello scienziato di fronte alla modernità, ecc., è stata necessaria una lunga fase di preparazione ed organizzazione nei dettagli.
Questo progetto, come gli altri che abbiamo attivato nella nostra scuola, sono possibili soltanto grazie alla grande professionalità e disponibilità a mettersi in gioco degli insegnati coinvolti. Professionalità che noi personalmente dobbiamo agli insegnamenti del prof. Nicola Cuomo, pertanto questo articolo rappresenta anche e soprattutto un ringraziamento speciale a chi ci ha saputo convincere dell'importanza del nostro ruolo, ci ha insegnato e ci ha spronato (e continua ancora a farlo) a cercare sempre la strada migliore e a non accontentarsi mai: Grazie Prof. Cuomo.
A lezione, fra le tante raccomandazioni, ci ricordava che "Bisogna scegliere fra una scuola dove è facile insegnare per gli insegnati e una scuola dove è facile imparare per i bambini" (Tolsotoj)
Noi abbiamo scelto la seconda strada.