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INTERROGHIAMO LE ESPERIENZE

Io...sono come gli altri (II Parte)

di Mauro Ursella

Lunedì, 21 febbraio 2000

È passato un anno. Riprendo questi miei ricordi che ho abbandonato l'estate scorsa perché sono stato molto impegnato.
In ottobre, finito un lavoro alla mensa dell'Università La Sapienza, ho fatto un periodo di prova presso una cooperativa sociale che gestisce uno Sportello Informativo del Comune di Roma. Sembra che sia andata bene e fra pochi giorni dovrei essere assunto.
Qui ci vuole una riflessione: se per tutti i giovani oggi è difficile trovare lavoro, per un down è quasi impossibile. Io ho cominciato con una segnalazione dell'ufficio di collocamento. C’era un posto di magazziniere in una concessionaria automobilistica. Mi sono presentato e devo dire che sono stati molto gentili, però c’era sempre qualche cosa che non mi permetteva di cominciare: prima un lavoratore che da Taranto doveva trasferirsi a Roma, poi dovevano decidere la filiale dove mandarmi, infine ci sono state le ferie, finalmente in autunno sono stato assunto in prova.
Nel magazzino i colleghi erano veramente delle brave persone: mi hanno spiegato il lavoro, mi hanno dato un grembiule e spesso andavo con il ragazzo che faceva le consegne delle parti di ricambio, così ho conosciuto parecchi dipendenti della società. Il lavoro era un po’ faticoso, ma io ce la mettevo tutta.
Un venerdì è venuto il titolare, si è seduto vicino a me e mi ha chiesto come mi trovavo, se il lavoro mi piaceva, se ero soddisfatto dello stipendio e dei colleghi. Io ho risposto: tutto bene. Il giorno dopo però mi è arrivata a casa una raccomandata che mi comunicava che non avevo superato il periodo di prova. Sono rimasto senza parole, anzi non mi sono ancora ripreso!
Mi hanno spiegato che quel signore, facendomi lavorare pochi giorni, era riuscito a non pagare la multa per non avere invalidi alle sue dipendenze.
Certo non ho avuto il lavoro, ma ho imparato che le persone burbere spesso nascondono un cuore buono, mentre bisogna stare attenti a quelli che sembrano tanto gentili, perché sotto c’è quasi sempre la fregatura.
C’è poi il discorso delle leggi che ci tutelano. Le leggi ci sono, ma non le abbiamo fatte noi che abbiamo dei problemi, le hanno fatte gli altri che i nostri problemi non li hanno, perciò tutelano più loro che noi. Io questo discorso l’ho già fatto in una trasmissione di "Porta a Porta" alla quale ho partecipato, ma strano, mentre dopo i miei interventi in televisione ricevo sempre delle telefonate, su questo argomento non mi ha chiesto niente nessuno. Forse non sono stato chiaro. Adesso cerco di spiegarmi meglio: io penso che quando il Parlamento deve fare una legge sull’handicap, deve sentire i diretti interessati, la stessa cosa deve succedere anche per le altre categorie.
Non vorrei parlare di politica qui, perché non avrei niente da dire e poi sono totalmente confuso. Devo ammettere che quello che giorno dopo giorno sento dai telegiornali e leggo nei quotidiani è davvero tutto e il contrario di tutto, che poi alla fine è meglio chiudere pagina e andare avanti con le proprie idee e opinioni.
Il 13 marzo sono stato assunto! Ho un contratto per un anno, se poi il Comune rinnoverà la concessione, sarà prorogato. Il lavoro consiste nel dare informazioni su leggi, certificati, diritti, cioè tutto ciò che può aiutare le persone con problemi.
Siamo un gruppo di ragazzi con vari tipi di handicap, cerchiamo di aiutarci tra di noi e andiamo molto d'accordo. Prendiamo le richieste allo sportello e al telefono, compiliamo una scheda, poi con il computer cerchiamo le risposte e le comunichiamo agli interessati. Oltre questo lavoro giornaliero, ognuno di noi raccoglie informazioni su tutto ciò che nel territorio di Roma può essere utile agli handicappati come sport, tempo libero, cultura e spettacoli. Tutto questo materiale verrà poi raccolto in un CD multimediale che alla fine dell'anno sarà consegnato al Sindaco. Per far conoscere il nostro lavoro, andiamo a turno nelle piazze di Roma con un pulmino che è stato regalato alla cooperativa dal premio Nobel Dario Fò.
È venuta anche la televisione a fare un servizio. Dopo pochi giorni mi ha telefonato la maestra Vera, che mi aveva visto. Vive a Subiaco con la mamma che ha quasi cento anni. Sono andato a trovarla ed è stata contentissima di rivedermi. Anche io mi sono molto commosso. (hai foto di te con la maestra Vera?)
Il 23 marzo sono andato a Pavia con la compagnia teatrale per una rappresentazione del "Viaggio di Nessuno". Abbiamo viaggiato in pulman, dormito in albergo e recitato in un teatro vero con palcoscenico, poltrone di velluto e palchi. È stato un grande successo. Per tutta la città c'erano le locandine dello spettacolo e c'era anche il mio nome. Che bella esperienza!
Chissà cosa avrebbe pensato di questo nonno Nino, che era tenore e andava spesso in "tournée". Nonno Pietro invece è stato medaglia d’argento della Grande Guerra. Qualche anno fa papà mi ha portato sul monte San Michele dove c'è un museo e in una lapide c'è anche il suo nome. Ora non ho più i nonni, ma mi viene spesso di pensare a loro e anche a zia Nannina alla quale ho voluto un bene dell'anima. Sono cresciuto con lei perché i miei genitori lavoravano e adesso sta sempre nel mio cuore.
La mia è una famiglia numerosa. Quando ero piccolo e andavamo in montagna, io avevo la slitta, ma i miei fratelli alle volte mi facevano sciare portandomi sulle loro spalle. Ci divertivamo da matti e la sera ero talmente stanco che mi addormentavo come un ghiro nella macchina.
Ho quattro nipoti : tre maschi e una femmina, la principessa come la chiama papà. Con Emanuele, che è grande e va già al liceo, siamo molto amici. Al mare facciamo parte dello stesso gruppo. La sera ci troviamo per una pizza o per andare a ballare e qualche volta ci riuniamo sulla spiaggia, cuciniamo, cantiamo e ci divertiamo fino a tardi. Siccome siamo tutti e due tifosi della Magica Roma, qualche domenica andiamo insieme allo stadio.

E dei miei genitori che cosa dico? Non lo so. Loro ci sono e ci sono sempre stati. Mi hanno aiutato in tutte le difficoltà. Sono stati sempre un punto sicuro, anche se con il passare degli anni li vedo un po’ stanchi. Papà ci sente poco e manda la radio a tutto volume. Mamma non si fida della sua memoria e scrive tutti appunti, poi dimentica dove ha messo i foglietti. Quando deve chiamare uno di noi, fa l’appello prima di azzeccare il nome giusto. Ora in casa siamo rimasti soltanto noi tre e tocca a me aiutarli, come hanno fatto loro per tutta la vita.
Facendo un bilancio di tutto quello che ho scritto, sembra che sia andato sempre tutto liscio. Non è vero, ho avuto anche dei problemi: uno è il peso, che diventa grave se uno è una buona forchetta come me e vuole essere fiero del suo aspetto fisico. Avevo già provato per due volte le diete ipocaloriche, ma poi la gola ha vinto e sono arrivato a 93 chili.
In primavera per comprare un paio di jeans sono andato in un negozio chiamato Super Size. All’ingresso c’erano due pupazzi enormi, sembravano i pagliacci del circo. Ho dovuto prendere la taglia 56. Questo mi ha fatto decidere. Con l’aiuto di una dottoressa ho cominciato una seria educazione alimentare e a Natale sono arrivato a 70 Kg.
Adesso ho il guardaroba nuovo, faccio cyclette, ginnastica, ballo di gruppo e mi sento veramente in forma. Chi mi conosce mi guarda meravigliato e mi fa i complimenti.
Anche con le ragazze ho più successo. Devo ammettere che ci ho sempre saputo fare, lo ammetto senza problemi e allora vuol dire che nel mio modo di conquistare c’è qualcosa che funziona e quando funziona al principio è tutto meraviglioso. Mi sento fuori dal mondo, quasi in paradiso, poi però per una ragione o per un’altra, qualcosa si guasta e piano piano torno con i piedi sulla terra. E la ragazza? Diventa una mia carissima amica.
Io ho molte carissime amiche, aspetto ancora la donna dei miei sogni, che non deve essere una Top Model o una Star, ma una ragazza semplice come me, che mi voglia bene e con la quale possa trascorrere una vita serena e felice. Forse chiedo troppo, ma aspetto sempre con fiducia.

Mercoledì, 21 febbraio 2001.

Ci siamo di nuovo. Ho interrotto per qualche mese questi pensieri, ma c’è stata una grossa novità: a gennaio sono stato a Crotone per girare un film.
Procediamo con ordine: prima di Natale mi ha telefonato la produzione e mi ha chiesto se volevo partecipare a un film con Bud Spencer. A casa, come prima impressione abbiamo creduto tutti che fosse uno scherzo, comunque sono andato a sentire. Il primo incontro è stato con il produttore e il regista. Abbiamo parlato delle mie esperienze di attore, poi mi hanno dato il copione e ho provato delle scene. Alla fine mi hanno detto di tornare dopo una settimana.
Quando ho realizzato che la cosa era seria, ho avuto un po’ paura :io sono attore, ma una cosa è il teatro o uno spot di pochi minuti e un’altra è un film e poi con Bud Spencer che fa l’attore da moltissimi anni e ha girato più di 100 film.
Quando sono andato a fare il provino, mi tremavano le gambe, mi sentivo il cuore in gola ed ero talmente emozionato che credevo di non riuscire neppure a parlare. È arrivato Bud Spencer, altissimo e grosso, ma con una faccia da buono e un tono di voce molto calmo e come per incanto mi è passata la paura e ho risposto con sicurezza a tutte le battute. È stato un successo, ci siamo piaciuti subito e sono stato scritturato.
Il film verrà trasmesso dalla Rai. Parla di un sacerdote ex poliziotto, che si occupa di ragazzi detenuti in un carcere minorile. È un film d’azione con conflitti a fuoco tra polizia e malavita, inseguimenti ecc... Io interpreto un sacrestano che parla poco, ma osserva molto e che alla fine aiuta il prete a salvare qualcuno di quei ragazzi.
Sono ancora frastornato da quello che è successo, forse fra un po’ di tempo mi sembrerà tutto normale, ma per ora vivo ancora come in sogno.
Devo riconoscere che mi sono capitate tante cose straordinarie, ma penso che in fondo la vita ci offre moltissime occasioni, basta saperle cogliere. Io per carattere non dico mai di no a niente. Se ho paura cerco di vincerla e mi comporto con naturalezza, senza montarmi troppo la testa. Qualcuno dirà che sono un incosciente, ma sono fatto così e penso che il segreto sta nell’impegnarsi in tutto quello che si fa. Volere è potere e io finora mi trovo bene così.

Su di me c’è anche da dire che parlo troppo, ma lo faccio soltanto perché mi viene spontaneo, infatti non ci faccio mai caso e questo è un grande difetto, cioè quando parlo io gli altri non riescono a farsi sentire, anche perché ho un volume di voce molto alto. Non è una buona cosa e cerco di correggermi, però lo confesso senza applicarmi molto, in fondo questo difetto mi permette di farmi sentire e considerando che noi down veniamo poco ascoltati, non è poi cosa da poco.
Ora vorrei fare un discorso serio. Io sono nato down, come i miei amici dell’associazione. Noi siamo fatti come tutti gli altri, però abbiamo 23 cromosomi e dobbiamo vivere in un mondo fatto per persone che di cromosomi ne hanno solo 22. E se fosse accaduto il contrario? Se il mondo fosse stato a nostra misura, come si sarebbero trovati gli altri?
Ho scritto della mia vita, perché penso che il nostro problema non è abbastanza conosciuto e che più se ne parla, meglio è. Sono stato uno dei primi ad andare in televisione dove di noi prima parlavano solo i medici e qualche genitore, ora altri ragazzi down vengono invitati nelle trasmissioni e fanno conoscere le loro opinioni. Mi sono anche accorto che la gente comincia a trattarci naturalmente come uno di loro; non tutti, ma la maggior parte.
L'Associazione Persone Down, che è stata fondata dai nostri genitori nel 1979 e che ha sedi in moltissime città italiane, aiuta noi e le nostre famiglie in questo inserimento. Oggi i bambini down frequentano le scuole normalmente. Grazie ai corsi di autonomia imparano a muoversi nelle città e a svolgere da soli i loro compiti quotidiani. Alcuni ragazzi hanno anche un lavoro. Ci sono poi delle case-famiglia dove chi vuole può imparare a vivere da solo.
Facciamo insieme gite e vacanze. Abbiamo anche una casa in montagna e ci andiamo a gruppi. Quando ci sono stato io gli Alpini sono venuti a prenderci alla stazione con un pulmino e lo stesso facevano ogni giorno per portarci sui campi da sci. Io non so sciare, ma molti dei miei amici lo fanno e sono anche molto bravi.
Siamo sempre più numerosi perché ogni tanto nasce un bebè con la nostra stessa sindrome e quando questo accade e la famiglia lo accoglie con affetto, sarà sempre ricambiata con tanto amore.
Per me non è facile dire certe cose che tengo dentro ed è un grande sforzo spiegare con parole adeguate, dando un significato e un senso, in modo che risultino chiare e riassuntive. Non lo avrei mai fatto, ma la scorsa estate è successo che ero al mare e sono stato chiamato da Uno Mattina per dire la mia su un fatto di cronaca. Una coppia di genitori, che aveva avuto due gemelli, aveva lasciato in ospedale quello down, portandosi a casa l’altro. Durante il viaggio fino a Saxa Rubra mi sono talmente caricato di rabbia, che in trasmissione ho fatto un vero e proprio comizio. Forse ho esagerato, ma come può una donna essere una buona madre per un figlio e non per l’altro? O una è mamma per tutti e due, o non lo è per nessuno.
Non so come è finita questa storia, sembra che dopo un primo rifiuto il bambino down è tornato in famiglia e se è così sono certo che con il suo sorriso e le sue carezze darà sempre a quella coppia che ha
riconosciuto il suo errore, la gioia di essere i suoi genitori.
Ho riletto tutto quello che ho scritto. Che confusione! Certo ho esagerato come quando parlo, però devo confessare che sono stato provocato.
Quando ho compiuto 25 anni (un quarto di secolo come dicevo io), il presidente dell'Associazione mi ha detto di scrivere un libro su tutto quello che era accaduto nella mia vita, perché sarebbe potuto servire ad altri ragazzi. Io non sono uno scrittore, ho partecipato qualche volta al giornalino che facciamo noi raccontando qualche aneddoto accaduto, ma tutto qui. Credevo fosse lo stesso, invece no.
Per prima cosa è un lavoro lungo. Io ci ho messo più di 2 anni e potrei continuare ancora perché certo gli argomenti non mancano, ma ho deciso di finire qui, anche perché facendo una vita normale e scrivendo nei ritagli di tempo, il lavoro maggiore è riordinare le idee e seguire un filo logico. Infatti ho visto che ho fatto molte ripetizioni e ci sono parecchie cose da tagliare. Chi mi può aiutare? In casa ci sono solo i miei genitori : papà è molto occupato con il suo orto e quando sta a casa riordina le foto di più di 40 anni di viaggi e ha anche comprato una libreria nuova per poterci mettere i raccoglitori. Mamma mi ha subito detto che lei a scuola nei temi non ha mai preso più di 4 e mezzo, però dopo lunghe trattative mi ha promesso che "quando avrà tempo" mi aiuterà a riordinare i racconti e a togliere le ripetizioni. Per l’ortografia ho il programma nel computer.
Dico questo un po’ per mettere le mani avanti, come si dice, però se riuscirò nel mio tentativo e se poi verrò letto e sarò utile a qualcuno, io non ho altro da chiedere: sono soddisfatto così.
Chiedo scusa se qualche volta ho peccato di presunzione, spero soltanto di non risultare noioso perché l’unico personaggio del quale parlo sono io.
Non so se altri down hanno scritto libri, ma se questa è una cosa nuova e provocherà un certo rumore, io ci sono abituato e infondo forse è proprio quello che voglio. In molte cose sono stato il primo, ma poi mi hanno seguito molti altri e alcuni più bravi di me.
In conclusione per tutti io sarò sempre quel ragazzo che ogni tanto si vede in televisione, che ha tante speranze nella vita, soprattutto di star bene in salute, di vivere con l’affetto della famiglia e degli amici e di avere un buon lavoro che gli permetta di mantenersi da solo, senza pesare sugli altri. Se poi qualcuno vorrà darmi qualche consiglio lo accetterò molto volentieri, perché anche se sono polemico, penso che sia importante dare retta a chi ne sa più di noi, anche se qualche volta non sono proprio d’accordo.

Perciò posso proprio dire che io.......sono come gli altri.