Home arrow Numero 1/2007 arrow Interroghiamo le esperienze - In trincea: emozioni di storia
Interroghiamo le esperienze - In trincea: emozioni di storia PDF Stampa

INTERROGHIAMO LE ESPERIENZE

In trincea: emozioni di storia

di Nara Ronchin

La guerra non è un videogame


La Collega Nara mi ha inviato un percorso emozionante realizzato in classi delle scuole di Mogliano e di Preganziol (TV).
Ho inserito tale percorso nella rivista in quanto penso che i lettori debbano usufruire del piacere di leggere l'esperienza come io ne ho usufruito.

Penso che l'esperienza realizzata in queste classi oggi che vi sono - come si suol dire - "venti di guerra" e reali rischi di estensione dei conflitti, dovrebbe sollecitare la scuola, gli insegnanti, gli esperti ad intervenire ricercando modalità adeguate per informare i bambini di cosa è la guerra.
I bambini vivono in una tempesta di notizie intorno a battaglie, combattimenti, attentati, morti, feriti, ... Le notizie trasmesse dagli stessi schermi che divulgano films, videogames, rischiano di confondere i bambini facendo pensare loro che la guerra non sia una tragedia ma una fiction.
Altro rischio che può disorientare i bambini, se non sono implicati in serie riflessioni sulla guerra, se i grandi ne parlano tra di loro senza coinvolgerli, lasciandoli fuori, è quello di lasciarli cadere in angosce, in paure più o meno profonde provocate dalla solitudine in cui sono costretti a pensare, a fantasticare, ad immaginare.
Il premio Nobel Rita Levi Montalcini nella Convention TOSINVEST del 12 dicembre 2001, rispondendo a delle domande sui fatti dell'11 settembre 2001, propone alcune riflessioni circa il terrorismo e la guerra:
"Io ritengo, a questo proposito, che noi possiamo imparare molto dai terroristi: come loro sanno, i terroristi hanno raggiunto quei terribili successi mettendo in attività i kamikaze, noi sappiamo quanto in una sola città del Pakistan (lo ha detto recentemente Gorbaciov) cinquecento ragazzi si sono reclutati per andare a morte e per portare la morte; io ritengo che noi dobbiamo imparare da loro, cioè anche noi reclutare dei giovani, reclutarli per mandarli nei paesi in disperato bisogno di aiuto, non per portare la morte ma per portare la vita. Quindi la terribile esperienza dell’11 settembre, il nostro primo contatto con i terroristi, ci ha dato qualcosa di buono: imparare a reclutare i giovani, loro (i terroristi) vanno a morte per portar la morte; i giovani che vorrei reclutare io per andare incontro al disperato bisogno del continente africano, sono i giovani dei paesi ad alto sviluppo tecnologico (il nostro è fra quelli). La banca mondiale ci dovrebbe dare un aiuto non per la super-bomba, non per il super-aereo, ma per aiutare i giovani ad andare a portare la vita là dove c'è la morte, in questo modo noi avremmo imparato qualche cosa anche dai terroristi.".
Successivamente, allargando le sue riflessioni circa i rischi dei conflitti nel mondo, la Montalcini, rivolgendosi in particolare alle donne, afferma:
"...la fine della mia vita (che ormai spero vicina) sarà totalmente dedicata all’Africa e particolarmente alle donne che hanno sofferto, come sappiamo, in modi inverosimili e hanno dimostrato inverosimili capacità dal punto di vista e scientifico e politico-sociale. Io sto dedicando tutta me stessa a dare aiuto con borse di studio e andando sul posto, perchè le donne salveranno il futuro. Gli uomini hanno inventato la guerra; alle discendenti di Eva il compito molto più arduo, ma molto più costruttivo, di inventare e costruire la pace.".
La scuola ha un’alta presenza di donne ed è specialmente a queste che riporto, attraverso l'esperienza che proponiamo ai lettori, l'appello della Montalcini che va a coincidere con i valori e gli orientamenti pedagogici dell'emozione di conoscere ed il desiderio di esistere.
Nicola Cuomo

IN TRINCEA
Finalità

Noi insegnanti sentivamo la necessità di offrire un momento di cultura museale diversa in cui il giovane non "subisse" ma "agisse" l’ambiente, gli oggetti, le immagini. Riteniamo, infatti, che sia vincente la scuola che si presenta come un luogo affascinante che suscita stupore e meraviglia, curiosità e piacere, rispettando le differenze culturali dei singoli, le loro originali identità.
A testimonianza che stiamo percorrendo il sentiero giusto per dare valore al "bosco" delle differenti ricchezze sono state le valutazioni dei ragazzi (che riportiamo in parte).
Il metodo di raccolta delle varie osservazioni/valutazioni è stato il seguente:
- offerta di una scheda con punti-guida per avere una traccia comune;
- organizzazione in modo discorsivo dei pensieri dei ragazzi;
- con il consenso degli allievi, segnare accanto a ciascuna osservazione il/i nome/i o la classe di chi aveva dato il suggerimento per la relativa considerazione.

Valutazioni dei docenti
Tali esperienze sono valide perché permettono di far emergere le conoscenze dei ragazzi, di tutti, nessuno escluso, di modo che gli insegnanti possono rendersi conto di quello che i loro allievi già sanno. I nostri alunni, infatti, non sono "tabula rasa"; possiedono abilità, ricchezze, competenze, padronanze e relative conoscenze sia a livello informativo che procedurale, ma soprattutto immaginativo. Nel paradigma lineare vengono perdute, dissipate o peggio considerate "disturbanti", costituiscono "rumore", l’apprendimento scolastico. Al contrario nella pedagogia sistemica, nel paradigma della complessità, esse costituiscono una grande ricchezza.
Mettono in luce anche i bisogni psico-relazionali dei nostri preadolescenti-adolescenti. E’ stato infatti rilevato come il bisogno della famiglia sia forte in loro e come tutto ciò che risulta ad esso legato susciti "tenerezza" ma anche malinconia o addirittura angoscia nella lontananza. Chiaro è come la solitudine sia avvertita quale fonte di grande disagio.
Ci ha colpito molto, poi, il fatto che risulta la discordanza tra il modo di apprendere che i ragazzi desiderano, andare alla scoperta, porre loro le domande, emozionarsi nella ricerca delle risposte e le pratiche pedagogiche quotidiane.
Ci siamo chiesti se la partecipazione così attenta, interessata, fortemente emozionante non sia stata perché l’esperienza "Trincea" ricordava che cinque ore in un’aula ad ascoltare altri che travasano il proprio sapere senza tenere conto del loro, possa essere vissuto come "essere in trincea" a subire!
E, a poco a poco…., si perde la voglia di "esistere". E’ stato interessante, infatti, rilevare come per le classi terze, che hanno vissuto la medesima esperienza, proprio i punti di forza sottolineati dai compagni di prima, fossero diventati punti di debolezza, per cui c’era la richiesta di ascoltare, di leggere didascalie e addirittura di avere la "traduzione" delle lettere da e per il fronte, perché non erano facilmente leggibili, come se fosse scomparsa la voglia o la capacità di porsi domande di scoprire le risposte di emozionarsi nella lettura di un documento originale, "di mangiare una mela che non fosse prima stata masticata da altri", insomma! O di dare un’interpretazione personale a un oggetto, ad un’immagine.

"In trincea: emozioni e scoperte": perché?
- per offrire ai ragazzi motivi di curiosità e di scoperta;
- per puntare sulle emozioni del lavoro storico;
- per aprire uno spazio ad una cultura museale diversa, più coinvolgente.
Come?
- Facendo una scelta, puntando sui vari momenti della vita in trincea da quelli oscuri delle prepotenze e delle morti a quelli teneri dei ricordi familiari a quelli dei gesti semplici della pulizia personale;
- permettendo di: toccare con mano oggetti veri relativi a momenti importanti di quella vicenda; vedere aprirsi per magia uno spazio delimitato da uno stretto corridoio verso "stanze" ricche di suggestioni visivo-uditive-cenestesiche; passare da una raccolta di fotografia all’altra, da un oggetto all’altro con un lume, affascinati come in un labirinto del pensiero; porre domande agli organizzatori e cercare con loro le risposte.
E per la verifica?
- Scheda-guida per osservazioni, suggerimenti, valutazione dell’esperienza;
- raccolta di quanto emerso;
- sua valutazione come autoverifica per gli insegnanti.

Classi coinvolte nel progetto: classi prime D, F e I della Scuola Media Statale di Mogliano; classi prime A e D della Scuola Media di Preganziol (I.C.).
Classi che hanno effettuato l’esperienza: classe prima C e tutte le classi terze dell’ I. C. di Preganziol.
Professori coinvolti: Lucia e Filippo per i momenti multimediali (proiezioni, video, computer,…); Giancarlo per la "colonna sonora"; Nara per i momenti di coinvolgimento emotivo, linguaggio verbale (lettura di brani scelti), guida nella scoperta.

Fase 1
Gli alunni entrano nel museo in gruppi di, massimo, 10 persone con la pila spenta. La luce è fioca perché è illuminata con faro solo la parte con gli audiovisivi dove si trovano Giancarlo che suona e Nara che legge.
Fase 2
Quando i ragazzi hanno attraversato il "corridoio", la luce si attenua ed essi vengono invitati ad accendere le loro torce. Nara li guida verso i "treppiedi" con le fotografie e verso le bacheche. Ogni alunno può "scoprire" qualcosa e sarà invitato a dire a voce alta quanto osservato per condividerlo con altri.


Fase 3
Nara guida i ragazzi verso l’angolo proiezioni e li invita a seguire la presentazione di Lucia e Filippo. Giancarlo, che ha continuato ad accompagnare la "scoperta" con il sottofondo sonoro, interrompe i suoni. Le luci illuminano la parte della stanza con gli audiovisivi, mentre l’altra rimane nell’ombra.


Fase 4
A conclusione delle proiezioni l’esperienza termina con la "ricostruzione" dell’atmosfera: le luci si attenuano, Nara invita i ragazzi a riaccendere le torce e li guida attraverso il "tunnel" all’uscita, mentre Giancarlo accompagna il momento con lo strumento.
Mentre il gruppo fa l’esperienza, l’altro immagina che cosa sta succedendo dentro alla "trincea".
Successivamente il gruppo che l’ha già vissuta, su una scheda-guida esprime liberamente i propri pensieri.

Analisi degli aspetti più rilevanti di emozione/scoperta emersi dalla discussione relativa all’esperienza "in trincea"
Di seguito vengono riportate, dopo essere state messe tra di loro in relazione, le osservazioni dei ragazzi.
Valutazione suoni-musica:
“Importanti poiché hanno fatto sì che mi sembrasse di vivere una scena di guerra come se stesse accadendo lì, ma non combattuta da noi, ma da soldati d’altri tempi, di essere anch’io dentro ma nello stesso tempo di osservare altri che combattevano”. “I suoni ricostruivano l’atmosfera con bombardamenti notturni e il pericolo per i soldati nella lotta sui confini dell’Italia, in trincea”; “Erano suoni fastidiosi...”; “Mi facevano pensare alla disperazione delle persone, delle mamme che avevano i figli in guerra, ai problemi di sopravvivenza.”; “La musica mi avvinceva e mi coinvolgeva tanto che mi sembrava di essere in trincea, di essere io stesso colpito dai proiettili o di sparare.”; “Mi trasmettevano sensazioni di freddo, di dolore, di sofferenza, di disperazione, di paura, di terrore, di tristezza, di disagio e malinconia.”; “Mi facevano immaginare a un luogo spaventoso di povertà, di pericolo e di azione.”; “Mi hanno trasmesso l’impressione che quando si comincia non si smette più.”; “Mi hanno permesso di immaginare di essere un soldato nascosto che li udiva, ma che non sapeva ciò che accadeva fuori dal nascondiglio.”; “Ho immaginato attacchi improvvisi poiché la musica, i suoni, variavano sia come ritmo che come intensità.”; “Mi sembrava di essere lungo una strada piena di soldati, che si uccidevano senza "rimpiangere" quello che facevano.” …
Le letture mi hanno coinvolto perché:
“Erano di azione, commoventi, emozionanti, avvincenti: sembrava che parlassero direttamente le persone che avevano vissuto la guerra.”; “Venivano lette con impeto e con un tono di voce che trasmetteva paura, con espressività, per cui mi facevano venire quasi i brividi, mi permettevano di immaginare le scene narrate, di esperimentare un senso di intrigo.”; “Mi facevano capire la sofferenza dei soldati, quanto fosse dura e difficile la vita in trincea.”; “Mi facevano "entrare" in trincea come se fossi io stessa un soldato.”; “Accompagnate dalla musica mi davano la sensazione di vivere – subire le azioni descritte.”; “Erano particolarmente significative e ricostruivano passo passo quel periodo di guerra trasmettendomi la sensazione di essere io stessa tra i cannoni, i proiettili, il filo spinato, gli assalti”; “Non distinguevo più se si parlava di austriaci o italiani, erano semplicemente uomini che soffrivano, che avevano lasciato le loro famiglie con il dubbio di non rivederle più”; “Nelle lettere anche se la scrittura era quasi illeggibile, si poteva capire, immaginare da soli, l’importanza di tenere in qualche modo vivo il legame con le famiglie e viceversa. In tutte c’era qualcosa di positivo, un augurio, quasi un voler tranquillizzare i propri cari, chè sarebbero ritornati presto … Sentivo compassione per quegli uomini.”; …
Nella ricostruzione dell’ambiente sono stato soprattutto colpito da:
“Il silenzio tombale che ci ha accolti come se passassimo da un ambiente di vivi a uno di morti”; “L’entrata con il "corridoio di lenzuola" dipinti con colori cupi, che trasmettevano ansia, in un mondo stretto, pauroso quasi fossero pareti vere, mi davano la sensazione di scendere in profondità, in gallerie veramente scavate sotto terra. Delimitavano lo spazio con il filo spinato aggrovigliato che secondo me stava a significare l’ "odio". Il buio, la musica legata all’oscurità, trasmetteva una sensazione di mistero.”; “Dagli oggetti, al pensiero che erano appartenuti a soldati, dalle armi e schegge di bomba”; “Dalle diapositive che rendevano ancora più reale la trincea”; “Dalle scenografia, dagli sfondi, che ricostruivano un ambiente di montagna, quasi proprio il vero ambiente di trincea ..”; “Dalla cartina con le postazioni italiane e austriache”; “Dalla ricostruzione in miniatura del ponte di Bassano”; “Dalla disposizione delle diverse fotografie che rappresentavano la vita in trincea”; “Dal fatto di andare alla ricerca dei documenti con una pila in mano proprio come gli uomini in trincea che si spostavano illuminando i percorsi con la luce fioca delle lanterne a carburo”; “Da una luce d’angolo viva, intensa e che proiettava intorno ombre lunghe, sinistre come quella del filo spinato sul soffitto che creava un’atmosfera cupa, di oppressione, ma nello stesso tempo di imponenza. Tutto era credibile tanto che sembrava quasi di respirare aria di morte”; …
L’oggetto che mi ha più interessato è stato:
“La bomba d’aereo perché era perfettamente conservata, la vedevo come strumento di morte, mentre esplodeva colpendo soldati e giovanissimi”; “il fucile con la baionetta: era molto lungo, così diverso da quelli d’oggi eppure tanto in ordine da sembrare funzionante anche se non pareva molto pratico perché penso che richiedesse parecchio tempo per ricaricarlo. Ne avevo visti alcuni ricostruiti o in immagini, ma mai uno di originale. Mi faceva rabbrividire l’idea che fosse servito per uccidere chissà quante persone.”; “Un elmetto che presentava dei fori a testimonianza delle atrocità della guerra. Poteva essere stato utilizzato anche in modo astuto, alzato su di un bastone per imbrogliare il nemico. Ho pensato a quanta tristezza, paura, timori sono passati per la testa di chi lo indossava”; “Una scheggia di bomba, grande, pesante: se quella era una scheggia chissà la bomba! E’ una cosa strana vedere un oggetto che ha ucciso”; “La gavetta perché mi ha permesso di capire non solo dove mangiavano i soldati ma anche la quantità di cibo delle loro razioni. Io non mi sentirei di mangiare in un contenitore così.”; “Il filo spinato: non ne avevo mai visti dal vivo”; “Gli oggetti che servivano per medicare: oggi ci sono tante attrezzature, allora bastava un "legnetto" per tenere ferma una gamba fratturata…”; …
L’immagine più emozionante è stata:
“Le fotografie in particolare quelle dei ritratti di giovani con i baffi per sembrare più adulti e quelle degli uomini nei momenti di riposo, mentre pensavano alle loro famiglie”; “La diapositiva di soldati con le maschere antigas”; “Una cartolina con la scritta "Odiate gli Austro-Ungarici" perché mi ha fatto capire la violenza che c’era nel cuore di tutti”; “La fotografia di una famiglia: mi suscitava un senso di malinconia”; “Un soldato che attraversava un campo; era allo scoperto e avevo la sensazione che stesse per essere colpito e dentro di me sentivo una vocina che gli diceva di scappare, di correre”; “Mi ha commosso l’immagine di un soldato che teneva in mano la fotografia della moglie e della figlia. La famiglia era il ricordo più importante e l’immagine dimostrava che c’era l’amore anche in quel periodo di odio”….”Un soldato che scriveva una lettera: esprimeva un senso di solitudine e di distanza tra lui e i famigliari. Mi ispirava tenerezza.”; “I soldati che baciavano i figli prima di partire per la guerra: sembrava sapessero di avere poche possibilità di sopravvivere e che quindi quello poteva essere l’ultimo bacio”; ...
Che cosa ho provato mentre ero in trincea:
“Ho pensato a come doveva essere la vita in trincea durante la prima guerra mondiale.”; “Ho provato paura, ansia, tristezza e dolore per i soldati; io stesso mi sentivo un soldato che combatteva tra tanti pericoli, lontano da tutti i miei cari: ero in trincea nel bel mezzo di un assalto anche se sapevo che non sarei rimasto né ucciso, né ferito! Era come se fossi un combattente che mentre viveva quei momenti , scriveva tutto ciò che stava accadendo, insomma sembrava tutto reale”; “Ho avvertito un sentimento di pena non solo per i morti ma anche per i loro famigliari, un'emozione forte, che mi riempiva di tristezza, di tanto dispiacere anche per quei corpi che non sono mai stati ritrovati”; “Ho provato pietà soprattutto leggendo le lettere che i soldati inviavano a casa”; “Non avevo proprio paura, ma un senso di insicurezza e di preoccupazione perché capivo a mano a mano che scoprivo immagini, documenti, oggetti che l'uomo non si sa trattenere dalla violenza anche se questa può causare tanta sofferenza”; “Avevo voglia di esplorare per conoscere, sentivo in me una forte curiosità che mi spingeva a sapere la verità al di là delle ombre che provenivano dalle pareti vicine”; “Mi sono sentita trasportare in un altro spazio, in un altro tempo, condizionata dalle scenografie, dalla lettrice, dai suoni e dalla musica”; …
Quello che ho visto era quello che immaginavo? Valutazione dell'esperienza:
“Avevo pensato di vedere le solite cose: fotografie e immagini appese al muro, oggetti in miniatura, delle spiegazioni scritte o fatte dall'insegnante e invece è stato bellissimo perché mi sono sentito protagonista delle mie scoperte e ero io che ponevo le domande agli esperti quando avevo un dubbio o una curiosità da soddisfare”; “Mi ha permesso di andare alla scoperta di quello che poteva aver provato, visto, di come poteva essere vissuto mio bisnonno in trincea”; “Mi ha stupito che fossero oggetti veri, li immaginavo di cartapesta, modellini,…”; “E' stato divertente e interessante più di quello che mi aspettavo”; “Mi immaginavo la solita visita a un museo, la solita sala con degli oggetti esposti; è stato molto più affascinante perché pauroso”; “Non pensavo che ci sarebbe stata una simulazione e che quindi mi sarei sentita proprio in trincea”; “Se potessi mi piacerebbe rivivere questa esperienza, perché tutto sembrava reale: mi sono molto emozionata, è stata una bella sorpresa”; “Non è stato il solito "giro turistico", è stato molto meglio poiché potevo scoprire io le cose che mi interessavano! E' stato coinvolgente”; “Ho un unico dispiacere: tutto è durato così poco!”; “Mi aspettavo che ci fosse qualcuno che spiegava e noi che prendevamo appunti, così è stato molto più divertente: non pensavo che i professori sarebbero riusciti ad allestire una cosa così interessante”; …