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INTERROGHIAMO LE ESPERIENZE

Io...sono come gli altri

di Mauro Ursella

Oggi compio 25 anni: un quarto di secolo! È il caso di fare il punto della situazione. Come sono passati questi anni ? Cosa mi ricordo? Sono più i ricordi buoni o quelli cattivi? Io per carattere sono allegro e ottimista, perciò penso di ricordare maggiormente le cose buone. Con questi presupposti il bilancio dovrebbe essere positivo.

Quando sono venuto al mondo ho trovato due sorelle e due fratelli parecchio più grandi di me, tanto che ho giocato di più con il figlio di mia sorella, che non con i miei fratelli.

La mia prima infanzia non mi è molto chiara, ricordo soltanto che ero il cocco di casa.
Purtroppo ho avuto molti problemi di salute.
Io sono un down: cioè, come mi è stato spiegato, nel mio sangue c’è un cromosoma in più. Questa anomalia provoca dei disturbi a qualsiasi livello che bisogna superare e non ci sono regole, perciò caso per caso bisogna trovare la soluzione adatta al momento e alla situazione. Ciò comporta un grande lavoro, anzi una grande fatica da parte dei down e di chi vive con loro, tanto è vero che, come dice mamma, tanti anni fa i ragazzi che nascevano così venivano lasciati vivere senza che nessuno li aiutasse a migliorare.
Ho sofferto anche di Perthes, cioè ho camminato fino a nove anni con l’aiuto di un tutore ortopedico, ma come ho detto in precedenza, ho un carattere allegro e ottimista e spero di farmi capire.
Mi spiego: quando mi viene da dire qualcosa, esprimo la mia opinione così come praticamente l’ho pensata, perciò voglio essere chiaro sul fatto che anche un ragazzo con sindrome down deve riflettere su certe cose che vive giorno per giorno e può anche provare a raccontare la sua vita, ricordare le sue esperienze, dire quello che pensa, dare un senso a quello che dice, come tutti fanno quando dicono la loro.

Dopo queste premesse provo a descrivere i miei ricordi e, se mi è permesso, anche le mie opinioni.
Sono andato a scuola all’età di 2 anni. Fino a 6 anni sono stato dalle suore: mi trovavo bene con i bambini, giocavo, festeggiavo i compleanni, facevamo anche delle recite.

Le elementari le ho fatte alla scuola all’aperto del Gianicolo. Di questo periodo i miei ricordi sono più chiari. Alcuni compagni di allora li ho incontrati anche dopo, mi dispiace però di non avere avuto più notizie della maestra Vera che era tanto buona e che ricordo ancora con grande affetto.

Dei 3 anni di medie ricordo parecchie cose. La scuola era dentro villa Pamphili, non avendo la palestra, usufruivamo della piscina dell’albergo di fronte per le ore di educazione fìsica. Ci divertivamo molto e alla fine dell’anno facevamo delle gare: in una ho preso anche una medaglia e un diploma. Ricordo con piacere il cuoco Vittorio molto amico mio, che quando c’era un piatto particolare, mi dava volentieri il bis e la professoressa di lettere, che mi ha seguito con pazienza in tutti i 3 anni. C’è poi una persona alla quale devo molto, Francesca, l'insegnante di sostegno, dalla quale ho imparato a scrivere in italiano e se oggi riesco a esprimermi in maniera spero chiara e corretta, lo devo principalmente a lei. Con la professoressa di matematica e con la sua materia, non ci siamo mai capiti molto: vivevamo proprio in due mondi diversi, infatti ancora adesso ho delle difficoltà a fare i conti. Pazienza, nessuno è perfetto.

Dopo le medie, ho frequentato dei corsi professionali e dei tirocini presso la Circoscrizione della mia zona. A venti anni ho cominciato a lavorare.

Qui farei un punto, altrimenti mi si crea confusione. Praticamente fino a venti anni sono stato un ragazzo senza tante responsabilità. Più piccolo di cinque figli, in famiglia ho avuto un ruolo privilegiato. Sono sempre stato circondato da grande affetto e tutti hanno fatto il possibile e l’impossibile per aiutarmi.

Papà, che ha lavorato all’Alitalia, ci porta ogni anno a fare un bel viaggio all'estero. Quando io ho iniziato, andavo con i miei genitori e con i due fratelli maschi, mentre le due sorelle, che sono più grandi, andavano già per conto loro. Viaggiare è come andare a scuola, si conoscono paesi e popoli molto diversi, ognuno con le sue usanze, anche se il progresso ormai è arrivato nei posti più lontani. In Sud Africa, per esempio, al Kruger parck, ho dormito in un tugul e cenato intorno ai fuochi accesi per allontanare gli ammali feroci, mentre gli africani facevano le loro danze. A Johannesburg invece ho dormito in un grandissimo albergo con tutti i conforts, che non aveva niente da invidiare a quelli di New York. In Cina e in Russia poi, anche se sono molto progrediti nel modo di vivere, conservano tutte le loro tradizioni, forse perché per tanti anni non hanno avuto contatti con il mondo occidentale. Nella foresta amazzonica vivono ancora come centinaia di anni fa: costruiscono le loro case su palafitte e vanno a caccia con la cerbottana. Dalla foresta prendono tutto ciò che serve per vivere. Io posso proprio dirlo perché essendo stato colpito da un disturbo tropicale causatomi da qualche cosa che per golosità avevo mangiato, sono stato curato da una tisana di "erba Luisa" che un indio ha colto nella foresta e ha fatto bollire per me. A parte queste impressioni posso dire di aver visto con i miei occhi: le Piramidi, il Partenone, la muraglia cinese, l’esercito di terracotta della tomba dell'imperatore Quin shi huang, le cascate del Niagara, il Gran Canyon, Machupuchu, il Pan di Zucchero, il sole di mezzanotte a Capo Nord, il lago di Loochnes (ma il mostro non c’era), il deserto del Sahara e ho partecipato a una via crucis nelle strade di Gerusalemme. Ho una videocamera che mi permette anche dopo tanto tempo di rivisitare quei paesi: è come stare lì un’altra volta. Io veramente riprendo soltanto, mentre mamma o papà fanno il commento, però siccome i fìlmini piacciono a tutti, penso di essere molto bravo.

I miei hobby più grandi sono il computer e il teatro. Non riesco a dare a uno dei due la precedenza.

Ho molti giochi elettronici, ma quello che mi prende di più è FIFA- il campionato di calcio. Ogni anno bisogna comprarlo nuovo perché i giocatori cambiano squadra, ma è veramente molto appassionante.

Per il teatro è un altro discorso. A parte il fatto che quando partecipo a qualche trasmissione televisiva sulla mia immagine appare la dicitura " Mauro Ursella - Attore" perché sono stato protagonista di due spots della Presidenza del Consiglio dei Ministri, io sono principalmente un attore di teatro. Da 4 anni seguo un laboratorio teatrale con altri ragazzi dell'Associazione Down. Alla fine di ogni anno rappresentiamo con grande successo un lavoro. Devo dire che il nostro pubblico è formato in maggior parte da genitori e parenti, ma quest’anno abbiamo fatto un grosso salto di qualità: ci siamo integrati con una compagnia di disabili e con un laboratorio teatrale di un liceo romano, è stata una meravigliosa esperienza. Il lavoro era sul viaggio di "Ulisse" con episodi tratti dall’"Odissea". Le Ferrovie ci hanno
messo a disposizione una sala della Stazione Ostiense. Abbiamo fatto 5 recite. Tutto esaurito, anche i posti in piedi, e non c’erano solo i genitori ad applaudire, sono venuti attori, politici, professori e la televisione, infatti siamo stati ripresi anche da Telesogni di RAI 3, che ha trasmesso il servizio con una critica entusiasta e commossa. Anche alcuni giornali hanno parlato molto bene di questo spettacolo



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Fermiamo qui il racconto di Mauro, lo riprenderemo nei prossimi numeri. Mauro ci racconterà ancora della sua vita, delle sorprese e degli insegnamenti che questa gli ha dato, e riflettendo sui percorsi vissuti, saggiamente ci dirà: “ … ho imparato che le persone burbere spesso nascondono un cuore buono, mentre bisogna stare attenti a quelli che sembrano tanto gentili, perché sotto c’è quasi sempre la fregatura…”.