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Le Scienze dell'Educazione - Nuovi handicap? PDF Stampa

LE SCIENZE DELL'EDUCAZIONE

Nuovi handicap?

 

di Linus Cornelissen

“Che stupidi!” esclamò Montijn. Durante una visita alla casa dei suoi bisnonni, il mio nipote di cinque anni rimase stupito dal fatto che loro non avevano un computer collegato ad Internet.
“I tempi stanno cambiando”, la canzone famosa di Bob Dylan degli anni sessanta è ancora attuale.
Per me, questa rivista “L’Emozione di Conoscere” offre un modo per scambiare le idee e le esperienze promovendo l’integrazione scolastica.
La farfalla è la metafora che illustra un viaggio pieno di colore e scoperta. Di tutti gli insetti, la farfalla è l’unico che attira e incoraggia un approccio pacifico, in contrasto ad una vespa, per esempio. In più, la farfalla svolazza in un modo amichevole nel nostro “villaggio globale”, cercando il suo percorso fra i fiori. Il mosaico delle sue ali rappresenta la nostra società colorita.
Lo sviluppo della nostra società non è un percorso lineare. Le scoperte fatte per caso lo rendono imprevedibile. La nostra società del presente è la trasformazione da una società agraria ad una società industriale. Ed ora stiamo entrando in una società dell’informazione.


Percorso della Società

E’ importante avere informazioni per prendere decisioni, per educare, e per sostenere. Shakespeare ci ha detto, “Essere o non essere, questo è il problema!”. Ma il nostro problema attuale sarebbe: “Essere informati o non essere informati?!”.
Essendo connessi tramite internet, siamo diventati “gli abitanti di un villaggio globale”. Con un click del mouse possiamo essere informati, possiamo imparare, riusciamo a prendere contatti con altre persone- i nostri rapporti sono cambiati. La nostra società sta creando “handicappati” nuovi.
La nuova tecnologia ha rivoltato il mondo. Gli insegnanti imparano ad usare internet dai loro studenti e i genitori, se non capiscono qualcosa con il computer, chiedono ai loro figli.
Un gap generazionale?
Don Tapscott, nel suo libro “Growing up digital”, ci spiega quattro possibili ‘vie di uscita’ per questo gap generazionale. Una è una coesistenza pacifica le generazioni si tollerano. Poi c’è la guerra fredda- un punto morto generazionale. La terza è proprio un’esplosione di battaglie fra le generazioni. E la quarta è una società in rete in cui le più vecchie generazioni abbracciano le idee del “N-Gen” (“Net-Generation” o la generazione di internet).
La rivista “L’Emozione di Conoscere”, col sottotitolo “Il Desiderio di Esistere” pretende che tutti gli educatori professionali prendano le loro responsabilità.

Come sostenere lo sviluppo dei bambini?

Come educatori professionali dobbiamo analizzare e riflettere costantemente sul nostro modo di insegnare ai nostri studenti. Inoltre dovremmo considerare quello che ci ha detto tanti secoli fa il filosofo greco Eraclito, “Panta rhei”- tutto scorre.

Questo mondo in cui viviamo sta cambiando: politicamente, eticamente, moralmente, ecc. Le nostre risposte sono legate ad un processo di cambiamento. Lo possiamo vedere in molte cose: non puoi dare ad un bambino di 4 anni la stessa risposta che davi ad uno di 12 anni ed oggi non possiamo dare la stessa risposta che davamo vent’anni fa.
Gli studenti universitari di oggi hanno bisogno di un'altra dimensione per insegnare ai nostri bambini. Devono avere diverse conoscenze ed abilità per costruire il loro futuro. Di fronte a questo cambiamento dinamico, dobbiamo modificare i metodi tradizionali di insegnamento. L’alunno deve continuamente costruire la sua conoscenza: pedagogia costruttivista. O, in altre parole: l’apprendimento avviene più facilmente se auto-diretto. Questa idea è in contrasto con l’insegnamento tradizionale in cui l’informazione è trasmessa dall’insegnante allo studente.
Invece di fornire una conoscenza confezionata, il ruolo dell’insegnante dovrebbe essere quello di creare le condizioni per poter inventare.

“Ora capisco perché abbiamo i nomi ed i verbi.”
Un gruppo di studenti mediocri del settimo livello stavano lavorando in qualcosa che loro chiamavano “poesia del computer” facendo creare da dei programmi di computer frasi come queste:

DIVENTA MATTO RITARDATO PERCHE’ UN DOLCE SNOOPY URLA
IL SEXY LUPO AMA, ECCO PERCHE’ LA DONNA SEXY ODIA
L’UOMO BRUTTO AMA PERCHE’ IL CANE BRUTTO ODIA
IL LUPO ARRABBIATO ODIA PERCHE IL LUPO MATTO SALTA
IL SEXY RITARDATO URLA, ECCO PERCHE’ IL SEXY RITARDATO ODIA
LO SNOOPY MAGRO CORRE PERCHE’ IL LUPO GRASSO SALTA
FOGINY DOLCE SALTA UNA DONNA GRASSA CORRE

“La poesia concreta” di Jenny

Una studentessa di 13 anni di nome Jenny colpì profondamente lo staff del progetto quando, il primo giorno del suo lavoro al computer, chiese: “Perché siamo stati scelti per fare questo? Non siamo i cervelloni.” Un altro giorno arrivò molto emozionata per una scoperta: “Ora ho capito perché abbiamo i nomi ed i verbi!”, disse.
Per molti anni Jenny si era esercitata a scuola con le categorie della grammatica. Non aveva mai capito le differenze fra i nomi, i verbi ed gli avverbi. Ma ora era evidente che la sua difficoltà con la grammatica non era dovuta ad una sua incapacità a lavorare con le categorie logiche. Era qualcos’altro. Semplicemente, Jenny non aveva visto alcun senso nell’attività. Non era riuscita a capire quale significato avesse la grammatica o a che cosa servisse. Quando chiedeva a che cosa servisse, le spiegazioni che le sue insegnanti le davano sembravano in modo evidente false. Raccontò che si sentì rispondere: “La grammatica ti aiuta a parlare meglio”. (p 22-23)


Tratto da Seymour Papert, The Connected Family, pp. 22,23


Quello che Jenny aveva imparato tramite la sua esperienza con una macchina non era per niente meccanico. Lei non solo “aveva capito” la grammatica, era cambiato anche il suo rapporto con essa. La grammatica era diventata “sua” e durante l’anno col computer, incidenti come questo la aiutarono a cambiare l’immagine che aveva di se stessa. Cambiò anche il suo andamento a scuola; i suoi voti sotto la media divennero tutti “A” (eccellente). Capì che sarebbe potuta essere anche lei “un cervellone”.

La storia di Jenny nel libro di Papert ci fa ricordare lo storico greco Senofonte: “Chi ha il perché per vivere può sopportare quasi qualunque come!”.

La Sfida Pedagogica
Ogni individuo è una persona che ha voglia, si sente, ha desideri, prova a capire se stesso/a, e vuole scoprire e sfruttare le opportunità. Puoi capire la tua identità quando incontri altre persone.
Quindi le basi per descrivere lo scopo della pedagogia in termini di conoscenza e abilità, sono troppo limitate. La situazione pedagogica offre opportunità per fare esperienze, grazie alla possibilità del dialogo. Ciò richiede un atteggiamento di empatia da parte degli insegnanti ed una volontà di stare vicino ai propri alunni. Questo punto di partenza pedagogico porta con sé l’idea secondo cui la riflessione degli insegnanti non debba essere soltanto centrata sul loro comportamento didattico, ma anche sulla loro stessa identità e su quella dei loro alunni nell’osservazione e nell’esperienza di ogni giorno, e sul suo significato sia per l’insegnante che per lo studente.
Ci rendiamo conto che lo sviluppo dell’identità è molto importante. La scuola e l’università dovrebbero prestare maggiore attenzione a questo fatto. Gli insegnanti della scuola e i docenti delle università non devono dare solo un supporto personale, ma incoraggiare gli studenti a ricercare una interpretazione personale e responsabile dell’uomo stesso. Cercare le risposte in tal modo sarà un viaggio nell’incertezza, ma sarà anche un viaggio molto interessante e dinamico.


Bibliografia:
Berlinguer, L. ‘Il diritto ad una scuola di qualità’ In : RECHILD, nr. 3 1999, pp. 1-3
Bruner, J. ‘Ogni luogo ha il proprio spirito e le proprie aspirazioni’. In: RECHILD, nr. 3 1999, pp. 4-7
Bruner, J. The Culture of Education. Harvard University Press, Cambridge, MA 1996
Katz, L.G. & Cesarone, B. Refelctions on the Reggio Emilia Approach. Edizioni Junior, Bergamo, 1995
Korthagen, F.A.J. & Russell, T. ‘Teachers who teach teachers: some final considerations’ In T.Russell and
F.Korthagen (eds) Teachers who teach teachers, 1995; pp. 187 – 192
Papert, Seymour The connected Family – Longstreet Press Atlanta 1996
Resnick, L. ‘Shared cognition: Thinking as a social practice’In: L.B. Resnick, J.H. Levine & S.D. Teasley (eds.), Perspectives on socially shared cognition, American Psychological Association, Washington, 1991; pp. 1 – 12
RTD info Accelerating into a new age European Commission 2000
RTD info Europeans, science and technology European Commission 2002
Tapscott, Don Growing up digital, McGraw-Hill – New York 1997
Voogt, J.M. & Odental, L.E. Met het oog op de toekomst. Een studie naar innovatief gebruik van ICT in het onderwijs, Universiteit Twente, Enschede 1999