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Le Scienze dell'Educazione - La conoscenza delle Emozioni PDF Stampa

LE SCIENZE DELL'EDUCAZIONE

La conoscenza delle emozioni

 

di Andrea Canevaro

In uno scritto del 1938 Henri Wallon arrivava ad alcune conclusioni circa il rapporto fra la realtà esteriore, la realtà organica, e le emozioni.
Gli autori - diceva - che si sono occupati delle emozioni hanno dei forti contrasti fra loro: vivono delle posizioni di opposizione e questo corrisponde alla realtà.
Vi sono nella realtà degli elementi che fanno pensare alla vita psichica come una vita di contrapposizioni, di contrasti, e la ricerca di un’unità nelle nostre teorie potrebbe essere l’elemento inutile, se non dannoso, per rappresentare la stessa realtà psichica che è fatta di elementi di contrasto.
Questa posizione di Wallon è molto saggia e dice qualcosa che lui stesso afferma con molta chiarezza: i conflitti nella vita psichica sono presenti per raggiungere degli equilibri, diventano necessari perché questi equilibri consentono l’arricchimento e non l’impoverimento.
E questo è l’elemento importante.
Una logica meccanica, deduttiva in termini unilaterali, non può rendere conto dell’arricchimento processuale ma rende conto unicamente del punto raggiunto, che è sempre qualcosa di meno rispetto alle posizioni in conflitto.
Per questo, è sempre un risultato riduttivo.
La logica meccanica sacrifica e cancella ogni traccia dell’arricchimento del confronto fra la posizione A e la posizione B, per evidenziare unica mente che una delle due ha più ragione rispetto all’altra.
La logica meccanica urta contro la diversità e le opposizioni della realtà, e cerca di volgere lo sguardo altrove dichiarando anormali le cose che vede e che non rientrano nel quadro di unità che si è fatto.
iI caso delle emozioni è un esempio che colpisce, dice Wallon.
Una spiegazione che si modella sul reale si avvia attraverso l’accettazione delle opposizioni che il reale stesso presenta e cerca di scoprire, sotto i conflitti delle fasi e dei pro cessi di arricchimento nell’attuale dinamismo.
E questo, Wallon conclude – siamo nel 1938 -, può portare ad una concezione dialettica delle realtà “delle cose”, come dice lo studioso.
Questa posizione di Wallon può essere affermata ancora oggi sul piano che chiamiamo teorico.
E’ sicuramente un proposito importante.
Ma ha bisogno di fare i conti con una realtà quanto mai complicata perché le emozioni sono diventate l’assedio quotidiano di ogni nostro istante di vita, ed è questo che rende fortunato, ma anche impegnativo, un titolo che è anche un titolo programmatico: l’emozione di conoscere vuol dire anche cercare di trovare uno spazio in un assedio, in una folla di emozioni, e cercare di connotare quell’emozione del conoscere come importante, per diventare in qualche modo prevalente su altre che sono quanto mai effimere.
Una delle questioni più interessanti che sollevano gli scritti dell’epoca di Wallon è il rapporto fra realtà ed emozioni.
La concezione di Wallon è legata allo sviluppo infantile e alla possibilità che vi sia una continua interrelazione tra le due dimensioni, per cui diventa difficile, se non per una interpunzione arbitraria e necessaria per poter descrivere, stabilire l’avvio di un processo.
Il tono muscolare di un bambino risente dell’emozione che ha nel confronto del piacere del mangiare o il piacere del mangiare si riflette nel tono muscolare? E questo è l’elemento su cui è difficile stabilire quale sia l’avvio; probabilmente c’è un’interrelazione talmente istantanea che non è neanche poi tanto interessante e importante stabilire quale sia l’elemento che ha il primato.
E’ certo, però, che nelle riflessioni che possiamo fare a proposito di bambini con delle deficienze vi sono aspetti importanti che ci inducono a stabilire la necessità di una interpunzione.
Diventa necessaria per capi re come e cosa noi possiamo capi re.
Perché il tono muscolare non è lo stesso che viviamo nel rapporto di reciprocità, ed ha una manifestazione diversa.
Quel soggetto che chiamiamo con più quotidianità ‘spastico’ ha delle contrazioni che, per l’altro, confondono quelle connesse a un piacere emozionale e quelle dovute a un meccanismo non controllabile.
Lo studio del rapporto fra realtà ed emozioni ha dunque ragioni teoriche e necessità pratiche, presenti entrambe nella prospettiva di Henri Wallon.
Ma questa situazione oggi è più complicata dal fatto che l’economia dei consumi – termine comprensivo di molti elementi – è basata proprio sul consumo delle emozioni, che devono essere istantanee e devono essere di corta durata per stabilirne una rotazione continua, con una rapida dinamica un ‘usa e getta’ continuo.
Farsi strada in questa selva è complicato, cosa bisogna usare? Il macete per disboscare le emozioni, oppure una lettura attenta che permetta di distinguere tra emozioni ed emozioni, e quindi di stabilire anche una scala di valori? Credo che sia difficile fare delle scelte assolute: ci vorrà qualche volta il macete ma ridotto di pro porzioni, perché il rischio grande è distruggere anche degli elementi vitali.
Quindi poco macete, il minimo indispensabile per la sopravvivenza, e più attenta lettura.
Su questo il ragionamento va fatto prendendo proprio lo spunto dalle situazioni in cui la necessità di capire il tono muscolare – usiamo lo come parte per il tutto – dell’al tro che si trova in una situazione diversa, con una difficoltà proprio nella dinamica della reciprocità è l’elemento che mi rende necessa ria una più attenta conoscenza delle emozioni e in particolare delle emozioni di conoscere.
E’ un compito complicato che può esse re anche risolto con molta dema gogia: affidandosi a una certa seduzione che certamente accom pagna sempre e inevitabilmente – è il grande rischio – ogni riflessio ne sulle emozioni.
Proprio perché le emozioni sono un elemento che attraversa la vita di tutti è possibi le sedurre con una riflessione sulle emozioni che sia talmente pene trante nella vita di tutti da risultare quasi un collante perfetto per tutte le situazioni che viviamo.
Non è così.
Non tutte le emozioni sono conoscenza, e probabilmente il consumismo emozionale moltipli ca emozioni che non solo non sono conoscenza ma costituiscono ostacolo al conoscere.
L’elemento conflittuale sottolinea to da Wallon è alla base della let tura della realtà reale, se si può dire così, ed è questo che induce a pensare che l’impresa di una rivista sia segnata dalla necessità di capi re e non dalla fortuna di una espressione o dalla facilità di inter pretarla.
Al contrario è un’espres sione difficile: una sfida, un pro gramma ambizioso, e proprio per questo va vissuto con rigore e con grande interesse.


RIFERIMENTO BIBLIOGRAFICO H. WALLON, La vie mentale, Editions Sociales, Paris, 1982 (1938).