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INIZIATIVE, PROPOSTE E NOTIZIE

 

A colpi di bit

Poesia e computer - Poesia e visioni
di Adriana Zaniboni
Attrice, Laboratorio Teatro Settimo - Torino
 

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=WK_WtgVY1NU

 

In relazione all’SOS che Adriana Zamboni lancia attraverso la rete, per riproporre l’energia che i progetti teatrali infondono, pubblichiamo il suo intervento ad uno dei convegni dell’emozione di consocere.

http://www.youtube.com/watch?v=vyW5jTWmtSE

 

…esplorando tra i linguaggi alla ricerca di una sintesi poetica…

  • il linguaggio “caldo” della presenza di chi racconta usato insieme alle tecniche offerte da un computer che viene utilizzato in diretta, collegato ad un monitor o un videoproiettore;
  • la presenza e l’azione “dal vivo” che si coniuga con tutti i possibili linguaggi visivi utilizzati in diretta quali, oltre quello sopra citato, la videoproiezione di video realizzati in precedenza, oppure connessa ad una telecamera a circuito chiuso, o l’uso della lavagna luminosa per proiettare ambienti, la proiezione di diapositive, l’uso della pittura…

Il laboratorio è stato realizzato il 7 – 8 settembre ‘99 a Bologna, nell’ambito del convegno “l’Emozione di Conoscere e il Desiderio di Esistere”; per la parte operativa ho collaborato con il Prof. Calchera che ringrazio per la disponibilità e la fantasia, senza il quale non si sarebbe potuto approfondire l’aspetto legato al computer: ha inoltre collaborato alla realizzazione del “video–ricettario”, Lucio Diana che oltre ad aver realizzato alcuni spettacoli con la Compagnia Giallo Mare Minimal Teatro, che utilizza le tecniche proposte, si affianca costantemente nell’elaborazione dei progetti.

Riflessioni:

“Dall’alto di una collina guardo il panorama oltre: alberi, boschi, pianure, un fiume che scorre, pascoli e bestie che brucano, case coloniche sparse, colture, una fornace che fuma, l’autostrada con un viadotto che sovrasta una gola ed entra in una montagna, una cortina di montagne azzurre sfaldate dalla luce della distanza, poi sposto lo sguardo verso sinistra, un’area industriale accattivante di ipermercato con tutto colorato, anche un dirigibile appeso con una grossa scritta, autoarticolati che vanno e vengono, un piazzale pieno di ruspe arancioni, capannoni di fremente brulichio alacre e titoli quotati in borsa, gente piccolissima che appena si nota, quelli più in là sono ormai confusi tra l’indistinto autoporto, lo sguardo sale più in alto tra il profilo delle colline di fronte il profilo di una croce a monito, protezione ed elevazione verso Dio, seguono foreste sempreverdi, latifoglie nude ad attendere la primavera, una cava di pietra spaccata, grattata negli anni da un grosso artiglio, ancora qualche albero, il profilo di un traliccio che sostiene il corso dell’energia elettrica di cavi che vanno e tornano, un prato, una stazione di ripetitori radio, telefono, tivù, parabole…”

Domanda:Cos’è?
Possibili risposte:

1.mi hanno assegnato un compito presso la scuola di scrittura a cui mi sono iscritta per cui sono andata effettivamente in cima ad una particolare collina e ho cercato di tradurre in parole ciò che stavo vedendo…

Oppure:

2.ho ricevuto una cartolina da un mio conoscente che è andato in quel luogo, ha pensato a me e ha voluto rendermi partecipe della sua esperienza: “un paesaggio così particolare, suggestivo, un po’ inquietante, guarda un po’ com’è!”.

Oppure:

3.ad una mostra di quadri di un determinato artista ho acquistato il paesaggio ad olio che adesso è appeso nel mio salotto proprio sopra il divano, mi sento vicina a Leopardi che rimirava dall’ermo colle il paesaggio sottostante, perché anch’io quand’ero giovane salivo fin su questa collina che il pittore ha dipinto a cercare i miei pensieri tra le volte delle nuvole.

Oppure:

4.sto giocando con un video gioco interattivo dotato di casco e data glove e mi sto muovendo in questo paesaggio virtuale alla ricerca di Super Mario.

Oppure:

5.Sono seduta davanti al mio computer di casa e mentre ascolto una musica mi appare questo paesaggio mentale, una mia associazione, tutto “finto”…

Bene, se siete arrivati a leggere fino a questo punto significa che probabilmente la curiosità ha preso il sopravvento sulla logica: trattandosi di una proposta di laboratorio, la parte in corsivo spiega molto poco, di solito nelle schede relative a proposte di attività simili vengono messi in evidenza “obiettivi”, “metodologia”, “età di riferimento”, “esigenze tecniche” e requisiti vari, qui non c’è niente di tutto ciò! Verrebbe da lasciar perdere, perché non abbiamo tempo da perdere…

Allora nel momento in cui vogliamo solleticare la curiosità, poiché vogliamo proporre di usare il nostro tempo in maniera proficua, cerchiamo di sponsorizzare ciò che proponiamo attraverso testimonials, gadgets, sconti e varie forme pubblicitarie: noi, i consumatori della cultura!

Un po’ di strategia commerciale in realtà l’ho messa anch’io in campo, anche perché non voglio camuffarmi da Ammish, con tutto il rispetto per la coerenza che riguarda lo stile di vita scelto, austero e inscalfibile; la parola, anzi il binomio di parole usate come sponsor al laboratorio è “poesia e computer”.

Un binomio che parrebbe stare da parti opposte, in due ambienti separati:

l’una, la Poesia, abita nell’aria, nella capacità evocativa, nella metafora della parola che prima è solo pensata poi tracciata in forma di vocaboli scritti ed infine come aria è soffiata nelle orecchie di chi ci sta ascoltando: verbo, aria che vibra e che fa vibrare corde di animi, di sentimenti, della stessa sostanza del suono, della musica;

il Computer (inteso come personal computer), è prima di tutto un oggetto che ricorda una televisione ma non lo è, composto da Hardware (la memoria) che contiene un numero variabile di Software (i programmi), monitor (quello che credevamo essere simile ad una televisione), tastiera, mouse, stampante che combinati con assortimenti consoni (lettore cd, masterizzatore, casse acustiche, modem, microfono, scanner, tastiere midi, mixer…) possono “rivoltare il mondo”; un elettrodomestico con un sacco di funzioni che si rivela essere assai comodo per riuscire a fare molte cose in un tempo assai minore, oppure per poter scrivere, contare, disegnare, mettersi in relazione video telefonica con zone del mondo lontanissime dalla nostra poltrona di casa; è una protesi, a cui associamo le più svariate funzioni fino a considerarlo come una dama di compagnia, un amico con cui confidarti, ma intendiamoci, senza grandi contatti se si escludono tastiera, mouse…

Allora io posso scrivere una poesia al computer, certo, posso divertirmi a giocare sulla grafica, sui caratteri che posso cambiare rapidamente, posso provare a vedere cosa succede se io scrivo la mia poesia invece che nel solito Times New Roman con un Neon Caps, se la scrivo cambiando carattere ad ogni vocabolo e tutte le infinite variazioni compositive che riesco ad inventare; certo così composta la mia poesia assumerà visivamente significati diversi per chi la sta leggendo, chi la dovrà interpretare dovrà assegnare toni e volumi differenti in relazione all’estetica compositiva, così come accadeva per la Poesia Futurista; chi sta poetando utilizzando come strumento di scrittura un computer ha la facoltà di utilizzare anche questo aspetto (ma non è così anche per chi annota frasi poetiche con il lapis al bordo di un quotidiano? Con un pennello sul proprio corredo di nozze? Con un bastoncino sull’arenile?).

La conoscenza di una tecnica non porta ad essere “artisti”.
La conoscenza di una tecnica porta ad essere “esperti” in quel determinato settore.

Ma è molto probabile che l’attività di artista porti ad indagare determinate tecniche sulle quali confrontarsi, sperimentare, per esprimere attraverso queste la propria interiorità.

Io credo che non si debba far confusione tra competenza tecnica ed espressività: se si hanno le idee chiare, semplicemente si tratta di attrezzarsi sul campo tecnico per avere più possibilità, altrimenti è possibile perdersi nelle spire della raffinatezza tecnologica.

Parliamo di scuola; parliamo di bambini, magari anche piccoli che non sanno ancora leggere; quanto sin ora detto potrebbe sembrare inadeguato, un argomento che per ora non li vede coinvolti, ma possiamo sospettare che non sia così, il tono con cui abbiamo portato avanti la nostra breve dissertazione c’induce a pensare che un’educazione all’uso e al peso di tecnologie varie vada collegato al senso, alla necessità di esprimere.

Per questo posso pensare di usare supporti visivi diversi, semplici o complessi, per raccontare, per c o m u n i c a r e

Educare all’uso dei vari “ambienti” cioè gli ambiti che riguardano le tecniche e alla loro interazione, realizzare una composizione utilizzando ciò che in pittura viene definita “tecnica mista” può significare porsi domande complesse che riguardano senso, pertinenza, contesto, valore, etica, peso.

Parole che nell’arco della nostra esistenza dovrebbero interrogarci spesso soprattutto se ci occupiamo di educazione.

Educare noi stessi per educare i piccoli o lasciarci educare dalle loro richieste profonde, richieste che in sostanza si esprimono attraverso il contatto la presenza, il calore, l’odore, l’esserci.

E non sarà la nostra capacità in campo informatico che ci avvicinerà nelle relazioni con i nostri simili, piuttosto ci aiuterà a costruirci alcune corazze, armi da difesa o d’attacco che (in)coscientemente possiamo decidere di usare:

  • Quali strategie mettiamo in campo per attuarlo?
  • Qual è il nostro progetto?
  • Usiamo parametri per “misurare” la creatività dei nostri discepoli?

Tutto ciò che connota di aura negativa il sopra citato elettroaddomesticato (o elettrodomatore?) sta nel suo potenziale isolante: è opinione diffusa che il computer isoli, anche se attraverso Internet ci sono tutte le possibilità di incontro su schermo cui già accennavamo.

Il valore assoluto dell’inevitabile isolamento non è però, condivisibile: può essere una tentazione, forte, manteniamo delle relazioni, parliamo, guardiamoci, ma non incontriamoci mai, ma potrei dire che ciò accadeva anche quando ci si poteva solo scrivere lunghe lettere con il pennino intinto nell’inchiostro.

Qual è la nostra disponibilità al coinvolgimento?

Torniamo alla nostra proposta di Laboratorio: mettere insieme gli elementi che stanno nel sottotitolo presuppone una disponibilità al coinvolgimento, e solo alla luce di questa curiosità “alchemica” riusciamo a trovare momenti di verità, di semplice poesia.

A cosa è servito il gioco sui significati in prima pagina?

Non si trattava di trovare una risposta esatta o sbagliata bensì di valutare alcune delle numerose spiegazioni che stanno dietro ad un’immagine e da queste considerare le possibili traiettorie che uno stimolo simile apre.

E poiché anch’io non posso prescindere dalla determinazione di alcune condizioni che permettano il lavoro vado ad elencare la …
Scheda tecnica
  • Scopo del laboratorio è mettere a confronto alcuni fra i linguaggi visivi citati privilegiando la lavagna luminosa e il computer video proiettato o collegato ad uno schermo, in relazione all’azione in diretta, alla lettura di un breve testo.
  • L’attività del laboratorio viene articolata in due settori, ciascuno coordinato da un esperto, quindi un esperto per il computer ed uno per la lavagna luminosa.
  • Ad una prima parte di informazione sulle esperienze teatrali svolte in questo campo succederà un momento più operativo.
  • I partecipanti divisi in gruppi elaboreranno un percorso per l’allestimento di una piccola azione a partire dallo stesso testo, dovranno possibilmente potersi alternare nelle due tecniche scelte.
Attrezzature
  • Un monitor con videoregistratore Vhs
  • 2 lavagne luminose con portarullo per acetato.
  • due rulli di acetato, o pellicola trasparente per rivestire i libri, fogli di acetato per lavagna luminosa, nylon da ritagliare, pennarelli vetrografici di vari colori, colori a pennello vetrografici in base acquosa, pennelli, alcool per cancellare, bicchieri di plastica, rotolo di scottex
  • 2 computer (Pentium II – 350 – Ram 128 – Window NT) con un programma di grafica, Photoshop 4 o nella versione 5 o anche Tool book con scanner e cd rom,
  • un videoproiettore collegabile ad un computer
  • un monitor collegabile ad un computer
  • nei vari gruppi dovrà essere a disposizione un riproduttore musicale cd - cassetta
  • prolunghe adeguate allo spazio e multiprese
Spazio
  • aula molto ampia dotata di tavoli e sedie che si possano spostare per creare un numero adeguato di isole di lavoro ( 3 o 4)
  • pareti bianche oppure 2 schermi da proiezione o la possibilità di appendere grandi fogli di carta bianca o teli bianchi
  • un numero adeguato di prese di corrente
Partecipanti

Potranno partecipare massimo 40 insegnanti che abbiano già un minimo di esperienza con il computer, in ogni caso, in base alla disponibilità di reperimento delle attrezzature e dei materiali il numero dei partecipanti può variare, tenendo conto che per ogni postazione di lavoro non possono lavorare più di 8 - 10 persone.